Processi 152. Tra ricerca, spazio e comunità

Con " Processi 152" torna la mostra dei borsisti della Real Academia de España en Roma. Venti gli artisti in esposizione

Pochi giorni dopo l’inizio dell’estate, tra i tetti del Gianicolo baciati dal sole del tramonto e un panorama mozzafiato da cui si può ammirare Roma, ha inaugurato Processi 152, la mostra raccoglie i progetti dei venti borsisti che hanno abitato la Real Academia de España en Roma per l’anno accademico 2024/2025.

Curata da Caterina Borelli e Anna Cestelli Guidi, l’esposizione non è semplicemente la conclusione di un percorso, ma l’occasione per restituire un’esperienza comune e aprire nuove possibilità di riflessioni e ricerche future. Vengono messe in luce le tracce che uniscono le diverse espressioni di una sperimentazione artistica in progress, spesso maturata e condivisa tra i borsisti durante i mesi di residenza. «Nonostante l’età, l’istituzione è molto viva – afferma la nuova direttrice Maite Méndez Baiges – Quando è stata inaugurata nel 1873, è stata concepita come un campo di studio, un luogo di raccoglimento e di esercizio in questa metropoli eterna dell’arte, anche in questo mondo contemporaneo, da cui Roma sembra essere lontano. Invece non è così e il loro lavoro ce lo dimostra».

152 come gli anni di storia dell’istituzione che continua ad accogliere artisti e ricercatori eterogenei, con background, interessi e modalità espressive differenti. L’esposizione accoglie infatti anche cittadini dell’Unione Europea (italiani compresi) e ibero americani, ponendosi come strumento di diplomazia culturale della Spagna nella promozione delle relazioni tra il Vecchio Continente e l’America Latina.

Con questa varietà linguistica e concettuale, la mostra è pensata come un percorso che mette in evidenza le connessioni tra i lavori presentati, che a loro volta si contaminano tra loro, invadendo gli spazi dell’accademia – sia pubblici che no -, proiettandosi verso l’esterno, a cercare il dialogo e il confronto con le stratificazioni culturali, storiche e urbane della città.

«Quello che fanno le Accademie straniere a Roma – continua la direttrice – è dare qualcosa che non si può comprare: tempo, sopratutto quello per pensare e lavorare, libertà e gli strumenti; ma non solo. Consentono di vivere in comune. Una vita in comune in questo tempo, nel tempo contemporaneo, in cui siamo sempre collegati grazie alle nuove tecnologie, ma dove non sappiamo fare delle comunità. Abbiamo perso le comunità che avevamo. Loro hanno condiviso questa responsabilità culturale».

Come sottolineano le curatrici, le ricerche che animano le opere esposte spaziano su diversi fronti: dai dispositivi di visione al gioco, dall’immaginario fantastico a quello futuribile. Questi temi si intrecciano con saggi visivi di natura teorica e con approfondimenti socio-politici, abbracciando allo stesso tempo interventi nello spazio urbano e pratiche più formaliste legate ai materiali e all’architettura della città. In particolare, l’immaginario cinematografico caratterizza molte delle opere, che si manifestano attraverso lavori di moving images in cui narrazione e sperimentazione si fondono, dando vita a un dialogo dinamico tra forma e contenuto.

Ogni progetto riflette uno sguardo unico e un linguaggio singolare, ma sono tutti attraversati da una specifica attenzione allo spazio: visivo, sociale, architettonico, culturale e temporale. Le opere in mostra sono proiezioni (video, super8 e 16 mm), installazioni, opere sonore e performative che si sottraggono alla bidimensionalità tradizionale per invadere lo spazio articolandosi spesso in ambienti immersivi. «In 152 anni e 1.091 residenti dopo – conclude la direttrice – abbiamo scoperto che la migliore maniera di celebrare il passato è creare il futuro».

I venti borsisti e borsiste sono: Sara Barquinero, Joel Blanco, Inés Cámara Leret, Adrián Salvador Candela, Massimiliano Casu, Bruno Delgado, Juan de Salas, El Primo de Saint Tropez, FOD (Francisco Olivares Díaz), VicenteFunes, Iñigo García Odiaga, Blanca Gracia, Ester Guntín, Antoni Hervàs, Javier Moreno, Fabián Ramos, Pilar Recio Bazal, Regina Rivas, María Ruido, Minou Schraven.

La mostra sarà aperta al pubblico fino al 15 novembre 2025.