Liberando “l’intensità luminosa dell’assoluto” dalla nera fuliggine di un tempo “diviso e disarmonico” a partire dall’imprescindibile apporto della memoria, perché “è proprio la memoria a dare mordente e costruttività al dissenso e alla contestazione del presente”. Tra le pagine della Profezia di una società estetica di Filiberto Menna il passato riemerge come una linfa che scorre inevitabilmente tra le striature del presente, in grado di nutrire tanto le utopie, quanto aberrazioni e ritorni bui, ma da cui non si può prescindere per agire, oggi, sul futuro. Privandosi della brama di cancellare l’indesiderato, si può allora considerare una prospettiva che si alimenti a partire dal desiderio di “riscattare la società”, le immagini e i luoghi. Così, la lezione di Filiberto Menna risuona ancora e intensamente nell’ultima tappa del ciclo News From Nowhere – Installazioni luminose per la Fondazione Filiberto e Bianca Menna, a cura di Gianpaolo Cacciottolo e Massimo Maiorino, che ha visto la presentazione dell’installazione site-specific Eléktron, di Giulio Delvé (Napoli 1984).

L’opera dell’artista napoletano completa il percorso avviato il 13 febbraio 2025 con la presentazione di ABITO MARI di Fabrizio Bellomo sulla facciata della Fondazione Menna rivolta verso il Lungomare salernitano, seguita, il 10 aprile, da Flame of Desire di Arianna Pace, collocata negli spazi interni dell’edificio. Gli appuntamenti dedicati alle presentazioni delle installazioni luminose sono stati preceduti e seguiti dal ciclo di incontri e proiezioni Arte di Sera – Nowhere Edition a cura di Gianpaolo Cacciottolo e Massimo Maiorino, riprendendo un format consolidato che rinnova l’impegno della Fondazione nella valorizzazione delle espressioni artistiche contemporanee e nell’ampliamento del dibattito critico.
Con Elèktron, Giulio Delvé lavora a partire da una lastra d’ambra — a cui si deve il titolo dell’opera, che indica il termine utilizzato nell’antica Grecia per riferirsi a questo materiale — realizzata attraverso il calco di una foglia di palma, come quelle che vestono il Lungomare salernitano, e una particolare commistione di resine e cere. Le striature della Copernicia prunifera restituiscono un motivo a raggiera, solcato dalle nervature della resina che sottraggono i simboli dell’Aquila e del Sole dalla prigionia dei modelli di un’ideologia fascista. L’ideazione di Eléktron nasce proprio dall’osservazione di quei simboli che abitano la lunetta sommitale della Casa del Combattente e che l’artista ha voluto liberare attraverso un dichiarato gesto di «dissidenza e resistenza», restituendo all’aquila la possibilità di librarsi e al sole il tempo di compenetrare e fuggire quello spazio ambrato che ne reca una simile impronta.

L’installazione, così, diviene la soglia di uno spazio permeabile e in continuo scambio tra interno ed esterno. La luce solare, durante il giorno, si riversa negli spazi interni della Fondazione, mentre l’accensione di un faro interno permette di invertire questa dinamica, offrendo la luce alla città e trasformando l’opera in «un indicatore di utopia sulla mappa cittadina». Questa continua oscillazione tra luce naturale e artificiale, tra trasparenza e rifrazione, dissolve i confini tra spazio espositivo e spazio pubblico, attraverso un dispositivo luminoso che invita alla partecipazione e all’incontro. L’atteggiamento di resistenza, nell’opera di Giulio Delvé e in vari momenti del progetto, rievoca ancora una volta la lezione di Filiberto Menna, illuminando la strada dell’«utopia come metodo», come si è detto, parlando dell’opera di Fabrizio Bellomo, di una simile indicazione pronunciata anche da Stefana Zuliani, Direttrice artistica della Fondazione.
Un atteggiamento, dunque, che rivitalizza continuamente la prospettiva utopica, come nell’interazione con l’opera di Arianna Pace, e non attende che questa sia un «prodotto» compiuto, comprendendo «che quello spazio perfetto non sia poi tanto lontano» e avendo cura che questo «non si perda del tutto nel futuro». Resistere, quindi, è un monito che permette di non solo di allontanare le ombre che incombono sul presente, impedendo alle distopie di avanzare ma, soprattutto — riprendendo, in parte, alcune parole di William Morris, che ha ispirato e animato il progetto News From Nowhere —, di trattenere quel sogno e riappropriarsene per restituirlo alla visione.



News From Nowhere. Installazioni luminose per la Fondazione Filiberto e Bianca Menna
Fino al 30 giugno 2025
Fondazione Filiberto e Bianca Menna – Salerno
info: fondazionemenna.it


