“CAMBIO ARTI”, “MI TOCCA”, “PORTAMI BACI”: sono alcuni degli anagrammi che si potrebbero ottenere riorganizzando le lettere di un’insegna che recita “TABACCHI PROFUMI”. ABITO MARI è stata l’evocativa configurazione scelta da Fabrizio Bellomo e presentata a Salerno come prima installazione del progetto News from Nowhere. Installazioni luminose per la Fondazione Filiberto e Bianca Menna, a cura di Gianpaolo Cacciottolo e Massimo Maiorino.
Una combinazione di parole tutt’altro che inedita, così presentata proprio dall’inserzionista che ha messo in vendita, su una nota piattaforma online, l’insegna pubblicitaria derivata da un esercizio commerciale, proponendo diverse disposizioni ironiche e poetiche per incentivare l’acquisto. Il multiforme artista, curatore e regista pugliese Fabrizio Bellomo (Bari, 1982) — attraverso l’eco di una irriverente pratica duchampiana — preleva, risemantizza e ricontestualizza un oggetto ordinario, che si presenta fortuitamente con una frase che non potrebbe essere più adatta alla grammatica dello spazio pubblico a cui è stata destinata.

Questo felice enigma, apparentemente risoltosi da solo, è in realtà privato di ogni soluzione definitiva non appena riversa la propria luce in città. Questa autotelica ricerca di soluzioni, peraltro, alimenta anche l’energica utopia al centro del progetto News from Nowhere, che deve il proprio titolo all’omonimo romanzo utopico del 1891 di William Morris, autore che ha ispirato lo stesso Filiberto Menna, il quale scriverà, su questa falsariga, Profezia di una società estetica (1968).
Dimorare rappresenta un assunto intimo e personale, ma è la pluralità di questi spazi che codifica una circostanza straordinariamente collettiva. Molti mari, molti luoghi. Quali luoghi? Un’apertura verso l’altro che rende ogni riva la casa di chiunque il mare lo respira quotidianamente, un “Mare Omnium” che recede dall’idea di possedere avidamente un Mare Nostrum. Una luce che parla all’orizzonte delle alterità e, più direttamente, a quelli che — osservando l’insegna — sostano sulle coste del lungomare salernitano: sguardi nomadi che abitano, in quel preciso istante, il Tirreno alle proprie spalle e, al contempo, tutti i mari possibili che non si lasciano solo abitare, ma si abitano a vicenda; si mescolano attraverso lo sguardo incrociato di coloro che saranno ambasciatori del proprio luogo.

Un appello ad attraversare gli oceani dell’arte, del contemporaneo, così come la Fondazione Filiberto e Bianca Menna, dove ogni arrivo è guidato dai fari che oggi la illuminano (si ricorda l’opera: Hey there you, looking for a brighter season (moth) di Davide Sgambaro, installazione luminosa realizzata a maggio 2024 nell’ambito di SPLEEN. Tre opere per la Fondazione Filiberto e Bianca Menna).
ABITO MARI di Fabrizio Bellomo esorta a navigare nei fondali di molteplicità rizomatiche e incontrollate — per citare parzialmente Gilles Deleuze e Félix Guattari —, a immergersi nella complessità di uno spazio condiviso, prolifico e sconfinato, fatto di strutture mobili, fluide e inevitabilmente vincolate tra loro come molecole d’acqua. Un invito ad abitare e co-abitare, a «[…] fare dell’utopia una traccia…» — come racconta, in un intervista, la direttrice artistica Stefania Zuliani — in cui (ri)percorrere il sogno di un’arte capillare che infrange tutti gli argini della società contemporanea, tutti i suoi luoghi, senza temere l’ampiezza dei confini più profondi e apparentemente inabitati.


