A Roma riapre il Museo dell’Arte Salvata, luogo unico nel suo genere

Il patrimonio trafugato torna visibile e protetto. Alla cerimonia di riapertura del museo anche il Ministro della Cultura Alessandro Giuli

Rinasce nella capitale il Museo dell’Arte Salvata, uno spazio unico dedicato alle opere d’arte recuperate in Italia e all’estero, grazie al contributo del Comando Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale, non un museo tradizionale ma un vero è proprio scrigno di memoria. L’istituzione, unica nel suo genere, è ospitata nell’Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano e riapre al pubblico il 26 giugno, con la mostra Nuovi recuperi con oltre 100 reperti – urne etruschemaschere teatrali e lastre dipinte ceretane – recuperati grazie alle preziose indagini dell’ultimo anno.

Tra i protagonisti della cerimonia di apertura, il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli; il Comandante dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, Generale di Divisione Francesco Gargaro; il Capo Dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale (DIVA), Alfonsina Russo; il Capo Dipartimento per la Tutela del patrimonio culturale e del Paesaggio (DIT), Luigi La Rocca; la Direttrice del ViVe, con delega alla Direzione del Museo Nazionale Romano, Edith Gabrielli.

Il Museo dell’Arte Salvata è nato nel 2022 da un’intuizione del Ministero della Cultura e dalla collaborazione con i Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale (TPC), con il supporto della Direzione Generale Musei e del Museo Nazionale Romano. L’obiettivo è chiaro: dare visibilità alle opere trafugate, riportate in Italia grazie a indagini complesse e accordi diplomatici internazionali. L’incessante recupero di opere d’arte permetterà la rotazione dell’esposizione: al termine di ogni mostra, nuove opere recuperate saranno presentate al pubblico tenendo viva l’attenzione sul magistrale lavoro di recupero costantemente in corso.

Anche la Puglia nel Museo dell’Arte Salvata

Nella nuova esposizione romana, si distinguono tra i reperti alcune statuette femminili danzanti, attribuibili con certezza alla produzione tarantina di epoca magnogreca. Altri reperti, attualmente in fase di studio e verifica, potrebbero anch’essi provenire dall’area ionica, confermando il ruolo cruciale della Puglia nel panorama archeologico e nel mercato illecito dell’arte antica.

Quella che si rinnova è una relazione culturale virtuosa tra Roma e la Puglia, dove l’esposizione temporanea nella Capitale rappresenta un momento di visibilità e consapevolezza, prima che i reperti ritrovino la loro casa definitiva nelle sedi museali del Sud. Il Museo dell’Arte Salvata, ancora una volta, si conferma crocevia della legalità e custode delle memorie perdute, con la Puglia protagonista indiscussa del suo racconto.