Dopo aver accolto nel suo atrio le opere dell’artista canadese trans e indigeno Kent Monkman, il Met di New York ha scelto un altro importante artista nativo, Jeffrey Gibson, per la prossima commissione dedicata alle quattro nicchie della facciata su Fifth Avenue.
Quattro sculture figurative al Met di New York
Gibson – che ha rappresentato gli Stati Uniti alla Biennale di Venezia 2024 con un padiglione acclamato per la sua capacità di unire estetiche indigene e queer a rimandi alla storia americana – realizzerà per il Met il progetto The Animal That Therefore I Am. Il titolo è tratto da un noto saggio del filosofo Jacques Derrida e l’installazione consisterà in quattro sculture figurative esposte dal 12 settembre fino al 9 giugno 2026. Al centro del suo lavoro, come sempre, ci sarà l’idea dell’interconnessione tra esseri viventi e ambiente.

Si tratta della sesta commissione del genere per la facciata del museo. La prima, nel 2019, fu affidata all’artista americana di origine keniana Wangechi Mutu, con le sue celebri “cariatidi africane”. Gibson è anche il secondo artista indigeno scelto dal Met per una commissione di così alto profilo. Nel 2019 Kent Monkman, canadese di origine Cree, aveva infatti reinterpretato la storia della colonizzazione nelle due grandi tele esposte nell’atrio dei visitatori, sostenendo che “i musei non possono restare neutrali”. Su questa linea arrivano al museo newyorkese anche le ricerche di Jeffrey Gibson, pronto a portare al Met temi di grande attualità nel clima politico statunitense attuale, in cui la seconda presidenza di Trump punta a rilanciare un’estetica dell’arte americana fortemente nazionalista.
Jeffrey Gibson: dalla Biennale di Venezia al Met
Membro ufficiale della Mississippi Band of Choctaw Indians e di origini anche Cherokee, Jeffrey Gibson è un artista Bipoc (Black, Indigenous and People of Color), noto per la sua vibrante sintesi di astrazione, pattern decorativi, simboli e testi. Nato nel 1972 a Colorado Springs e cresciuto tra Stati Uniti, Germania e Corea, ha sviluppato una pratica interdisciplinare, portando avanti una visione indigena del mondo in cui le relazioni tra umano, animale e natura sono profondamente intrecciate. «È uno degli artisti più straordinari della sua generazione, una figura pionieristica nel campo dell’arte nativa e indigena», ha commentato Max Hollein, direttore del Met. Primo artista nativo a rappresentare gli USA nel 2024, Gibson continua a proporre una visione aperta e inclusiva del panorama culturale del Paese.




