Il MANN lancia un concorso per giovani fotografi: polemica sul lavoro gratuito

L’iniziativa coinvolge creativi tra i 18 e i 30 anni, ma non prevede alcun pagamento. Critiche dal mondo della cultura

Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN), rinomato per le sue collezioni provenienti da Pompei ed Ercolano, ha lanciato un concorso fotografico rivolto ai giovani tra i 18 e i 30 anni suscitando una forte polemica. L’iniziativa, che prevedeva la possibilità di vedere le immagini vincitrici esposte e utilizzate sui canali ufficiali del museo, non presupponeva alcun compenso per i partecipanti. L’assenza di una retribuzione ha acceso il dibattito tra professionisti e associazioni del settore culturale che denunciano la pratica ormai diffusa di richiedere lavoro gratuito in ambito culturale.

Il concorso fotografico del MANN

Nel marzo scorso, il MANN ha pubblicato un bando aperto a giovani fotografi invitandoli a realizzare scatti di massimo tre opere selezionate tra quattordici collezioni del museo. I soggetti spaziavano dai mosaici agli affreschi, fino agli oggetti dell’antico Egitto, includendo reperti emblematici come la più antica raffigurazione conosciuta di Atlante, rotoli carbonizzati da Ercolano e busti di imperatori romani provenienti dalle Terme di Caracalla. La scadenza per l’invio delle immagini era fissata al 16 maggio 2025.

Il museo aveva indicato che le foto selezionate sarebbero potute essere diffuse attraverso i propri canali social e impiegate per la realizzazione di striscioni esposti sulla facciata principale. L’obiettivo dichiarato era quello di coinvolgere attivamente il pubblico nelle campagne di comunicazione e valorizzare il lavoro di artisti e creativi emergenti.

Tuttavia, il regolamento specificava chiaramente che la partecipazione non comportava alcun diritto o compenso. Inoltre, qualora i vincitori volessero utilizzare i propri scatti in altri contesti, compresi quelli commerciali, sarebbero tenuti a richiedere un’autorizzazione al museo e, in alcuni casi, a corrispondere tariffe per i diritti di riproduzione.

Le critiche delle associazioni

L’iniziativa è stata fortemente criticata da operatori e associazioni del settore culturale. Il collettivo “Mi Riconosci”, che rappresenta lavoratori e studenti del comparto, ha pubblicato un post su Facebook dichiarando: “Sì, avete letto bene. Il MANN non offre alcun compenso, pur ricevendo un numero elevato di foto di alta qualità da utilizzare anche a fini economici”.

Rosanna Carrieri, presidente di “Mi Riconosci”, ha dichiarato a The Art Newspaper che il museo “sottovaluta cosa significhi essere fotografo” e che la visibilità non può sostituire una retribuzione. A suo avviso, l’iniziativa riflette una tendenza più ampia in cui istituzioni culturali si aspettano di ottenere lavoro gratuito. “Musei, biblioteche e archivi sono tutti colpevoli dello stesso atteggiamento”, ha affermato. “Nel caso del MANN, si tratta di una realtà di primaria importanza”.

La questione del lavoro non retribuito nel mondo culturale non è nuova. Nel settembre 2024, il Museo Civico del Castello Normanno di Aci, vicino Catania, ha pubblicato un bando per un nuovo direttore senza previsione di stipendio. Due anni fa, il Galata Museo del Mare di Genova cercava un volontario con competenze in storia delle migrazioni e social media per organizzare eventi, sempre senza compenso.

La replica del museo

A difendere l’iniziativa è intervenuta Raffaella Bosso, dirigente del MANN e ideatrice del concorso, spiegando che lo scopo non è mai stato quello di ottenere un profitto, ma piuttosto di creare un’occasione di dialogo con i giovani. Bosso, che cura l’aggiornamento dei materiali promozionali del museo, ha scelto di promuovere il concorso nonostante la disponibilità interna di fotografie professionali già esistenti.

“Un fotografo deve essere pagato per il proprio lavoro—nessuno dovrebbe lavorare gratis”, ha precisato. “Ma in questo caso, non riteniamo che si configuri un rapporto di lavoro. Non avremmo lanciato il concorso se non con l’intento di accogliere i giovani e mettere a loro disposizione il museo e le nostre competenze”. Bosso ha inoltre dichiarato di aver proposto un incontro con alcuni dei soggetti coinvolti per discutere le criticità sollevate, ma di non aver ricevuto riscontro. Dall’altra parte, Carrieri ha affermato che Mi Riconosci non ha avuto contatti diretti con il museo.

Nonostante le proteste, il bando non è stato ritirato né modificato. “Il testo resta com’è”, ha ribadito Bosso. Carrieri ha concluso sottolineando che il problema principale non è la mancanza di risorse, ma le scelte su come vengono spese. “La società italiana considera il lavoro culturale un passatempo”, ha affermato, “offrendo contratti pessimi e molte ore non retribuite”. Tuttavia, ha aggiunto che cresce il desiderio di reagire: nel febbraio scorso Mi Riconosci ha promosso un appello per uno sciopero nazionale dei lavoratori della cultura, che potrebbe tenersi a settembre. “C’è una voglia diffusa di partecipare, di chiedere riconoscimento”, ha concluso. “I lavoratori culturali sono sempre più consapevoli della loro condizione”.