«Distruggere il patrimonio è un crimine di guerra». Così l’ONU fa una nuova pressione su Israele

Un rapporto delle Nazioni Unite accusa Israele di crimini di guerra e contro l’umanità per la distruzione di siti culturali a Gaza e in Cisgiordania

Un rapporto della Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite ha stabilito che le forze israeliane hanno commesso crimini di guerra e crimini contro l’umanità in seguito agli attacchi contro siti culturali, religiosi ed educativi nei territori palestinesi occupati, in particolare nella Striscia di Gaza. Secondo l’indagine, nella maggior parte dei casi documentati, Israele ha preso di mira luoghi di rilevanza storica e culturale ben noti, causando danni irreparabili al patrimonio culturale palestinese. La distruzione sistematica, secondo il rapporto, fa parte di una campagna più ampia volta alla devastazione di infrastrutture civili.

Gaza: oltre duecento siti distrutti

Il documento si sofferma su dieci siti simbolici di Gaza, tra cui la chiesa di San Porfirio, una delle più antiche al mondo, il Palazzo del Pascià del XIV secolo, la Grande Moschea di Omari e il Museo Al Mat’haf, che ospitava una delle collezioni archeologiche più importanti della regione. L’ONU ha rilevato che Israele era pienamente consapevole dell’importanza di questi siti, che in molti casi sono stati deliberatamente colpiti, demoliti o saccheggiati. Le accuse includono attacchi intenzionali a edifici religiosi e monumenti storici, distruzione estesa di proprietà non giustificata da necessità militari e atti che avrebbero provocato danni eccessivi rispetto ai vantaggi militari.

Particolare attenzione è stata rivolta alla distruzione del sistema educativo di Gaza, considerato “di fatto annientato”. Il rapporto riconosce atti compatibili con il crimine contro l’umanità di sterminio, secondo quanto previsto dallo Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale. Questo crimine comprende l’imposizione intenzionale di condizioni di vita – come la privazione di cibo, acqua e medicinali – finalizzate alla distruzione di parte della popolazione. Gli attacchi contro scuole e siti religiosi utilizzati come rifugi per civili rientrerebbero in questa definizione.

Secondo Jehad Yasin, direttore generale del Ministero palestinese del Turismo e delle Antichità, sono stati colpiti 226 dei 316 siti culturali censiti a Gaza. La situazione sta peggiorando anche in Cisgiordania, dove Israele ostacola l’accesso degli archeologi palestinesi a molti siti. In questa regione, il rapporto denuncia la confisca culturale: insediamenti costruiti su aree storiche palestinesi, scavi condotti senza autorizzazione e la trasformazione di luoghi storici in attrazioni turistiche sotto il controllo dell’Autorità israeliana per le Antichità. Azioni definite illegali dalla commissione.

La reazione di Israele

Israele ha respinto con forza le accuse, definendo il rapporto “falso e politicizzato”. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha negato la legittimità della sentenza della Corte Internazionale, dichiarando che il popolo ebraico “non è un occupante nella propria terra” e che la presenza israeliana a Gerusalemme, in Giudea e Samaria non può essere messa in discussione. Israele si è ufficialmente ritirato dal Consiglio per i diritti umani dell’ONU nel febbraio 2025, accusandolo di pregiudizio.

Il rapporto ha preso in esame anche due episodi avvenuti in Israele nell’ottobre 2023, quando gruppi armati palestinesi hanno colpito una galleria d’arte nel kibbutz Be’eri e un museo a Yad Mordechai. La commissione ha condannato questi attacchi, insieme ai lanci indiscriminati di razzi contro civili da parte di Hamas, invitando le “autorità de facto” di Gaza a rispettare il diritto internazionale e separare le strutture militari da quelle civili. In precedenti rapporti, la commissione aveva già riconosciuto che i gruppi armati palestinesi avevano commesso crimini di guerra, incluso il rapimento e il maltrattamento di bambini israeliani. Tuttavia, Israele continua a respingere il rapporto accusandolo di parzialità.

La denuncia dell’ONU

Le raccomandazioni delle Nazioni Unite sono chiare: interrompere immediatamente l’occupazione illegale dei territori palestinesi, fermare ogni attività di insediamento e rimuovere coloni e insediamenti esistenti, in linea con il parere della Corte Internazionale di Giustizia del 2024. Si chiede inoltre di cessare gli attacchi contro siti culturali, religiosi ed educativi, restituire i reperti confiscati e smettere di utilizzare tali luoghi per scopi militari. Anche gli Stati membri dell’ONU vengono chiamati in causa: devono astenersi dal sostenere violazioni del diritto internazionale e prendere provvedimenti concreti per garantire responsabilità per i crimini commessi. Questo rapporto, presentato ufficialmente al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, potrebbe aprire un nuovo capitolo nella pressione diplomatica internazionale su Israele.