Colonialismo e tecnologia. Alessandra Ferrini smaschera l’immaginario di potere

Alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, un’intensa videoinstallazione e un percorso di ricerca storica riportano alla luce le connessioni tra colonialismo, propaganda e culto del progresso

Alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino prende forma I Saw a Dark Cloud Rise, la mostra personale di Alessandra Ferrini, artista e ricercatrice visiva che indaga le connessioni tra immaginazione, tecnologia e ideologia. L’esposizione, costruita attorno a una videoinstallazione a tre canali commissionata dalla Fondazione, affronta un capitolo oscuro e spesso rimosso della storia italiana: la violenza coloniale esercitata durante l’occupazione della Libia, in particolare nel contesto della Guerra Italo-Turca del 1911-1912.

Alessandra Ferrini, visioni e memoria: il percorso critico della mostra

Il progetto in Fondazione si articola in due ambienti complementari. Il primo è una sala di lettura, ideata dall’artista come spazio di “decompressione”, dove il pubblico può esplorare mappe, testi e diagrammi che espandono i riferimenti storici, teorici e iconografici del lavoro.

La seconda sala ospita la videoinstallazione I Saw a Dark Cloud Rise, che analizza l’uso della tecnologia e della propaganda nella costruzione di un immaginario imperialista, mostrando come la visione – intesa sia in senso ottico che simbolico – sia stata manipolata per legittimare dominio e violenza. Al centro, la riflessione sull’eredità della guerra in Libia, una fase cruciale per comprendere la genesi dell’ideologia fascista. Fu infatti proprio in quel conflitto che vennero utilizzati per la prima volta bombardamenti aerei e tecnologie di comunicazione senza fili in contesto bellico.

L’opera di Ferrini evidenzia come le fantasie tecnologiche sviluppate in quell’epoca non solo abbiano accompagnato l’aggressione coloniale, ma abbiano contribuito a consolidare un’estetica della modernità strettamente intrecciata con la distruzione. In questo senso, la mostra offre una lettura critica del Futurismo e delle sue contaminazioni con l’ideologia fascista, mettendo in discussione la mitologia del progresso come valore assoluto.

Un episodio simbolico, all’origine della ricerca dell’artista, è la visita al Santuario di Oropa, in provincia di Biella. Qui, una targa dedicata a Guglielmo Marconi – installata dal regime fascista – attribuisce a un’esperienza mistica, vissuta davanti alla valle, l’origine dell’invenzione del wireless.

Accanto a questa, una tavola votiva raffigura il massacro di Shar al-Shatt, compiuto dalle forze italiane contro i libici nel 1911, segnando l’inizio dei bombardamenti aerei nella storia militare: le due immagini, apparentemente lontane, diventano per Ferrini un punto di partenza per riflettere su cosa significhi “guardare dall’alto” e su come lo sguardo imperialista continui a operare nelle narrazioni contemporanee.