È Spazio Manifesta a ospitare Oltre la pelle, una collettiva a cura di Alessandro Piangiamore che riunisce i lavori di quattro giovani artisti emergenti – Davide Mingolla, Michela Rosa, Michela Fabriani e Nicolò Tacmeanu – in un percorso espositivo che riflette sul corpo come spazio di tensione tra identità, memoria e materia. Con sede nel cuore del Rione Monti, la mostra è aperta al pubblico dal 6 al 19 giugno 2025 e consiste in «un esperimento di coabitazione tra forme che non si somigliano, ma che si cercano». La spiega così Piangiamore, qui curatore ma anche artista attivo a livello internazionale e docente di Scultura alla Nuova Accademia di Belle Arti di Roma (NABA) che ha scelto di valorizzare i percorsi autonomi di quattro ex studenti, innescando un dialogo tra poetiche diverse accomunate da un’attenzione profonda per la dimensione corporea e sensoriale dell’esperienza.

L’esposizione da Spazio Manifesta
La mostra si articola come una costellazione fluida di opere in cui il corpo smette di essere semplice oggetto di rappresentazione, per farsi soglia viva tra individuo e mondo, tra natura e artificio, tra passato e desiderio. Tra i lavori in mostra, spicca Tidal Embrace di Davide Mingolla, scultura cinetica composta da legni levigati dal mare e attivata da servomotori: il movimento dell’opera è legato alla distanza fisica dell’artista dalla spiaggia della sua infanzia, rendendo tangibile il legame affettivo con il paesaggio originario.
Con una pittura carnale e perturbante, Michela Rosa mette in discussione le immagini idealizzate del corpo nell’era digitale: figure gonfie, lisce, iperreali, che sembrano esondare dalla tela, riflettendo sugli effetti della tecnologia e dei media sull’identità contemporanea. Michela Fabriani presenta Harvest Awakening, una serie di sculture realizzate con elementi vegetali trasformati in oggetti totemici, tatuati con segni astratti. Il cibo diventa corpo simbolico, attraversato da una dimensione rituale che mette in crisi la distinzione tra umano e non umano. Chiude il percorso Nicolò Tacmeanu, il cui lavoro si muove tra memoria personale, stratificazione identitaria e trasformazione. In L’intestino di Möbius, il corpo si fa nastro continuo, in un circuito visivo dove dentro e fuori, luce e ombra, si rincorrono senza soluzione di continuità.
Con Oltre la pelle, Piangiamore firma una curatela di respiro intimo, evitando l’approccio frontale per assumere una postura laterale, di ascolto. «Non interpreto, ma abito il margine – spiega il curatore – creo le condizioni perché queste ricerche possano parlarsi, toccarsi senza confondersi». La mostra si inserisce in una stagione di rinnovata attenzione per le pratiche artistiche emergenti e per le dinamiche di trasmissione intergenerazionale, sottolineando quanto il corpo resti oggi uno dei luoghi più fertili per interrogare il nostro tempo.



