Artemisia Gentileschi: un capolavoro risorto dal disastro di Beirut in mostra al Getty Museum

“Ercole e Onfale” debutta in California dopo tre anni di restauro. L’opera barocca riemerge dalle macerie del Palazzo Sursock a Beirut distrutto dopo un’esplosione

Dopo essere rimasta per decenni appesa in una dimora privata senza attribuzione e poi gravemente danneggiata da una devastante esplosione, un’opera straordinaria è tornata alla luce. Si tratta di “Ercole e Onfale”, un dipinto recentemente attribuito alla mano di Artemisia Gentileschi. Dopo un intervento di restauro complesso e meticoloso, condotto nei laboratori del Getty Museum di Los Angeles, il quadro sarà presentato al pubblico per la prima volta. L’opera diventa così il fulcro di una mostra dedicata all’artista romana in programma dal 10 giugno al 14 settembre 2025.

Il dipinto ritrovato: tra storia e attribuzione

“Ercole e Onfale” è un dipinto a grandezza naturale e recentemente attribuito ad Artemisia Gentileschi, una delle protagoniste della pittura barocca del Seicento. L’opera, mai esposta in precedenza, era custodita presso il Palazzo Sursock a Beirut, dimora della storica famiglia omonima. Fino all’esplosione del 4 agosto 2020, il quadro si trovava appeso in una delle stanze del palazzo privo di indicazione autoriale. Una deflagrazione, causata dalla detonazione di oltre 2.700 tonnellate di nitrato d’ammonio, provocò ingenti danni alla struttura e alle collezioni d’arte conservate al suo interno: anche il dipinto in questione fu seriamente compromesso da frammenti di vetro, detriti e urti strutturali.

Già prima di osservarlo dal vivo, la storica dell’arte Sheila Barker aveva suggerito una possibile attribuzione a Gentileschi. La scoperta di una ricevuta risalente a circa un secolo fa ha poi offerto ulteriori elementi sulla provenienza: il dipinto sarebbe stato acquistato da un antenato della famiglia Sursock da un mercante d’arte di Napoli (dove Artemisia visse a partire dal 1630). Secondo Davide Gasparotto, curatore senior del Getty, è probabile che l’opera sia stata commissionata da un ramo della famiglia Spinelli rimanendo sempre in ambito privato.

Il soggetto mitologico ritrae Ercole, ridotto in schiavitù e sottomesso alla regina Onfale, che indossa i suoi attributi eroici — la pelle del leone e la clava — mentre lui, seminudo e seduto, tiene un fuso da filatura. Al suo fianco, Cupido sorride con leggerezza. L’immagine incarna il rovesciamento simbolico dei ruoli di genere, uno dei temi ricorrenti nella produzione della Gentileschi. Secondo Barker, la complessità compositiva e l’eleganza formale suggeriscono una realizzazione nella piena maturità artistica della pittrice che risale intorno alla metà degli anni Trenta del Seicento.

Il restauro dell’opera di Artemisia Gentileschi

Dopo l’esplosione, l’opera è stata trasferita nel 2022 al Getty Museum di Los Angeles dove ha avuto inizio un delicato processo di restauro nei laboratori dell’istituzione californiana. Il dipinto si presentava in condizioni estremamente critiche: numerosi fori causati dai vetri esplosi, perdite cromatiche, strappi sulla tela – inclusa una lacerazione evidente al ginocchio destro di Ercole – oltre a uno spesso strato di sporco che ne oscurava la leggibilità.

Il lavoro, diretto da Ulrich Birkmaier, capo conservatore del Getty, è durato più di due anni e ha coinvolto anche il restauratore romano Matteo Rossi Doria nelle fasi iniziali. Tra i punti più complessi, la ricostruzione del naso di Ercole, resa possibile grazie alla radiografia della tela che ha rivelato una versione precedente del volto dipinta da Gentileschi. La guida fornita dai “pentimenti” dell’artista ha orientato il lavoro del restauratore, che ha seguito lo stesso approccio anche per il piede di una figura femminile raffigurata in basso a sinistra.

Per alcuni dettagli, come l’alluce quasi illeggibile, Birkmaier si è confrontato con il pittore realista e collezionista Federico Castelluccio, che ha fornito una proposta di ricostruzione pittorica sulla base di una fotografia inviata. “Non vogliamo spingerci troppo oltre con il restauro fino a creare qualcosa di nuovo. Alcune cicatrici e piccole perdite non distraggono dall’esperienza complessiva”, ha dichiarato Birkmaier, sottolineando la volontà di rispettare la storia materiale dell’opera.

Il restauro ha restituito coerenza formale e leggibilità al dipinto lasciando visibili le tracce del trauma subito in linea con le più attuali linee guida internazionali. “È stato uno dei progetti più impegnativi, ma anche più gratificanti a cui abbia lavorato”, ha affermato il restauratore. “È stato come ricomporre un puzzle immenso”.

La mostra e il futuro del dipinto

Il dipinto è ora al centro della mostra “Artemisia’s Strong Women: Rescuing a Masterpiece”, organizzata dal Getty Museum sulle colline di Santa Monica. Oltre a “Ercole e Onfale”, sono esposte altre quattro tele della pittrice romana: “Lucrezia” (ca. 1627), di proprietà del Getty; “Betsabea” (1636-1637 ca) dal Columbus Museum of Art; una versione di “Susanna e i vecchioni” (1635 ca) della collezione di Dick Wolf; e un autoritratto proveniente da una collezione privata.

“Siamo grati al Palazzo Sursock per averci affidato il compito di riportare questo capolavoro al suo antico splendore”, ha dichiarato il direttore del Getty Museum, Timothy Potts. La mostra sarà visibile fino al 14 settembre 2025, dopodiché il dipinto si trasferirà al Columbus Museum of Art, in Ohio, dove resterà in esposizione fino alla primavera del 2026. Successivamente, l’opera tornerà al Getty in prestito a lungo termine in attesa del completamento dei lavori di ricostruzione del Palazzo Sursock.

Il percorso del dipinto rappresenta non solo una vicenda emblematica di resilienza culturale, ma anche un’occasione per conoscere più a fondo la produzione artistica di Artemisia Gentileschi, il suo linguaggio iconografico e il suo straordinario talento narrativo.