Al di là dell’uomo: le nature morte di Thomas Braida a Roma

La Galleria Monitor ospita la mostra personale dell’artista a tre anni dall’ultima collaborazione

E se fosse la natura a essere indifferente a noi, continuando a nascere e morire secondo un equilibrio interno che non registra la presenza umana? Le nature morte di Thomas Braida sembrano domandare proprio questo. O, forse, neanche lo domandano: gli oggetti semplicemente stanno, e non si relazionano, neanche per opposizione, all’umano. Tacciono i fiori è la mostra dell’artista veneziano attualmente allestita alla Galleria Monitor di Roma.

A tre anni di distanza dalla precedente collaborazione con lo spazio romano, Braida costruisce, un ambiente dopo l’altro, una nuova fase della sua pratica nei grandi spazi della galleria. Dalle tele al limite tra surrealismo e grottesco, fatte di mondi inventati, le opere della mostra romana sembrano ospitare quasi un ritorno alla realtà sensibile. Ciò che rimane è l’ironia, il dubbio, il perturbante di qualcosa che viene sì posto in un contesto antropocenico, ma che non sembra esserne intrappolato. Un’autonomia delle forme di vita altre dall’uomo è ciò che l’artista evoca con il titolo della mostra: al celebre passaggio di Torquato Tasso “Tacciono i boschi e i fiumi”, Braida aggiunge anche i fiori.

Spettatore di uno scorrere che non lo riguarda – o addirittura non gli interessa – il mondo naturale emerge da tutto e, allo stesso modo, muore costantemente, indisturbato. Dal volatile privo di vita in Contemplazione allo sbocciare di un fiore da un cranio umano in Silenziosamente fioriscono, tutto nelle opere dell’artista sembra vivere in maniera autonoma. Il mondo di Braida si compone di pitture su tela, su carta, sculture in ceramica e installazioni, strettamente intersecate con i riferimenti visivi, letterari e filosofici che danno forma ai titoli e alle riflessioni dietro le opere. Da Gramsci (Odio gli indifferenti) a Moravia (Gli indifferenti), passando per Wittgenstein (Su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere), il tema dell’indifferenza da umano diventa naturale: lo scarto concettuale e paradossale sta nel fatto che essa è comunque una parola e un concetto coniato dall’uomo, di cui la natura non si cura.

La sua “indifferenza” è non verbale, proprio perché anche la parola è artificiale. Nella mostra, Braida utilizza la presenza per affermarsi come tale: gli oggetti e le forme di vita sono, e non si curano del resto. La volontà di creare un ecosistema di tali presenze è confermata dagli elementi tridimensionali e dalle strutture che riguardano anche le tele: alcune si ergono come vere e proprie installazioni, come nel caso di Noren con camelie e passerotto; in altri casi, le cornici che circondano tele e carte, anch’esse realizzate da Braida, aggiungono alla superficie bidimensionale un elemento scultoreo, come in Fame o ingordigia.

La grande varietà di formati e dimensioni crea, nello spazio della galleria, un gioco di incastri da esplorare, come piccoli oblò che si affacciano su un altro mondo. La permanenza e l’indifferenza della vita rispetto a quella umana si incarnano nella natura morta come genere pittorico, creandone una versione contemporanea, aggiornata anche dalle teorie filosofiche critiche dell’antropocentrismo.

Nanna o L’anima delle piante di Gustav Theodor Fechner costituisce un riferimento cardine nella ricerca di Braida in questa mostra: il fisico, nel volume, contesta la gerarchia discendente che pone in ordine — dal superiore all’inferiore — umani, animali e piante. Sulla scia della filosofia romantica della natura, tale riflessione dialoga con il presente in modo urgente e necessario. La “casa dell’indifferenza” di Braida ci forza ad accettare l’indifferenza naturale, interrogandoci infine sull’effettivo ruolo dell’umano.

Tacciono i Fiori
Fino al 25 luglio 2025
Galleria Monitor – Roma
info: monitoronline.org