Sparatoria al Capital Jewish Museum: muoiono due giovani diplomatici israeliani

Due diplomatici dell’ambasciata israeliana sono stati uccisi a Washington all’uscita di un evento organizzato dall’American Jewish Committee

Un grave episodio ha scosso la comunità diplomatica israeliana negli Stati Uniti. Due giovani diplomatici, dipendenti dell’ambasciata di Israele,d sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco all’esterno del Capital Jewish Museum, nel cuore di Washington. Il fatto è avvenuto al termine di un evento organizzato dall’American Jewish Committee, realtà attiva nella promozione dei diritti del popolo ebraico. L’episodio ha sollevato forte allarme e una pronta reazione da parte delle autorità locali, federali e internazionali.

La dinamica dell’attacco: colpiti all’uscita da un evento diplomatico

Yaron Lischinsky e Sarah Milgrim, dipendenti dell’ambasciata israeliana a Washington e fidanzati, sono stati uccisi da Elias Rodriguez, trentenne originario di Chicago, mentre lasciavano il Capital Jewish Museum, dove si era appena concluso il ricevimento annuale dell’American Jewish Committee per i Giovani Diplomatici. Rodriguez si aggirava davanti all’edificio prima di aprire il fuoco su un gruppo di quattro persone, colpendo mortalmente i due funzionari. Secondo quanto riferito dalla capo della polizia metropolitana Pamela Smith, ha agito da solo e con premeditazione.

Dopo gli spari, l’aggressore è entrato nel museo, dove è stato bloccato dalla sicurezza dell’evento e l’arma è stata sequestrata sul posto. Il procuratore generale Pam Bondi ha confermato che l’uomo non era sotto osservazione da parte dei servizi di sicurezza.

Le vittime: due giovani diplomatici

Yaron Lischinsky lavorava nel dipartimento politico dell’ambasciata israeliana a Washington. Era laureato in Relazioni Internazionali all’Università Ebraica e aveva conseguito un master in Governo e Strategia alla Reichman University. Sarah Milgrim era un’impiegata del settore diplomazia pubblica dell’ambasciata. Cittadina americana di origine ebraica, aveva completato un master in Studi Internazionali all’American University e un secondo titolo in Risorse Naturali e Sviluppo Sostenibile presso la United Nations University of Peace.

Il personale diplomatico israeliano ha espresso profondo cordoglio: «Yaron e Sarah erano amici e colleghi, nel pieno della loro vita. Un terrorista li ha assassinati mentre lasciavano l’evento. Tutto lo staff è devastato e addolorato. Le parole non bastano per descrivere il dolore che proviamo».

Reazioni internazionali e misure di sicurezza rafforzate

Le parole di condanna non sono mancate da parte di figure istituzionali sia israeliane che statunitensi. Il presidente Donald Trump ha dichiarato: «Questi orribili omicidi, chiaramente motivati da antisemitismo, devono finire. L’odio e il radicalismo non hanno posto negli Stati Uniti». Il presidente israeliano Isaac Herzog ha parlato di «un atto spregevole di odio che ha colpito due giovani funzionari dell’ambasciata», mentre l’ambasciatore israeliano presso le Nazioni Unite, Danny Danon, ha definito l’attacco come «terrorismo antisemita» e una chiara «linea rossa oltrepassata».

Pam Bondi, procuratore generale degli Stati Uniti, ha contattato il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu per aggiornarlo sulle indagini e assicurare il massimo impegno da parte dell’amministrazione americana. Le indagini, in cui è coinvolta anche l’FBI secondo quanto confermato dal direttore Kash Patel, sono ancora in corso e proveranno a comprendere la matrice dell’attacco e verificare se si tratti effettivamente di antisemitismo o antisionismo.

A seguito dell’attacco, il ministro dell’Interno italiano Matteo Piantedosi ha dichiarato che l’attenzione sulle sedi ebraiche in Italia è già massima e sarà ulteriormente intensificata attraverso un rafforzamento progressivo delle misure di vigilanza. Il sindaco di Washington, Muriel Bowser, ha promesso una risposta unitaria da parte della città: «Non tollereremo questa violenza né l’odio. L’episodio ha scosso profondamente la nostra comunità». Il museo, che conserva testimonianze della vita ebraica nella regione dal 1850 a oggi, era stato recentemente incluso in un programma di finanziamenti per la sicurezza destinato a istituzioni culturali locali.