Il National Museum of Asian Art di Washington, tra le principali istituzioni culturali degli Stati Uniti, ha stretto un accordo strategico con la Royal Commission for AlUla, organo saudita responsabile dello sviluppo culturale dell’area nord-occidentale del Paese. La partnership, firmata il 14 maggio da Chase Robinson, direttore dell’istituzione statunitense, e da Abeer AlAkel, amministratrice delegata della RCU, consolida una collaborazione avviata due anni fa e ora ufficializzata. È così che l’intesa siglata tra Stati Uniti e Arabia Saudita segna l’inizio di una collaborazione ufficiale. Questa nuova fase della cooperazione mira a valorizzare il patrimonio saudita, promuovendo allo stesso tempo la ricerca scientifica, la conservazione e lo scambio culturale tra le due nazioni.

Dadan e la Via dell’Incenso: una nuova centralità archeologica
Il fulcro del progetto è Dadan, antica capitale delle civiltà lihyanita e dadanita, situata lungo un’importante rete di traffici che collegava il Mediterraneo con il subcontinente indiano. La città, divenuta simbolo della Via dell’Incenso, ospita testimonianze di grande valore storico e artistico, tra cui tombe scavate nella roccia e decorate con rilievi scultorei raffiguranti leoni, tracce di un articolato sistema di credenze religiose e scritture proprie della popolazione dadanita.
Chase Robinson ha così dichiarato: “Negli ultimi due anni i nostri team di curatori e conservatori hanno collaborato con i loro omologhi di AlUla a un piano di ricerca e studio delle statue recentemente scoperte nel sito di Dadan ad AlUla. Siamo ansiosi di passare alla fase successiva della nostra partnership con la RCU, che nei prossimi quattro anni ci consentirà di contribuire alla ricerca in corso nella regione, costruire reti professionali e creare opportunità di impegno culturale”.
L’iniziativa prevede tre aree principali di attività: progetti congiunti di conservazione e ricerca che coinvolgeranno l’archeologia, l’arte e le scienze storiche; collaborazioni per esposizioni e prestiti di reperti; programmi di formazione e scambio professionale in ambiti quali la gestione museale, la curatela e l’organizzazione di mostre. L’obiettivo dichiarato è il rafforzamento delle competenze tecniche e scientifiche nel settore culturale.

Cultura e geopolitica: un’alleanza strategica tra Stati Uniti e Arabia Saudita
L’accordo tra il museo americano e la Royal Commission for AlUla si inserisce in un quadro più ampio di relazioni bilaterali tra Washington e Riad, che includono rilevanti interessi economici e strategici. La firma è avvenuta a pochi giorni dalla visita del presidente Donald Trump a Riad, durante la quale la Casa Bianca ha evidenziato l’impegno saudita a investire 600 miliardi di dollari negli Stati Uniti, inclusi 142 miliardi in contratti per la fornitura di armi da parte di aziende americane.
Al di là dell’aspetto commerciale, la cultura si conferma un asset prioritario per il governo saudita nell’ambito del piano Vision 2030, finalizzato a ridurre la dipendenza economica dai combustibili fossili. Il sito di Dadan, in particolare, rappresenta un pilastro del progetto di rilancio del patrimonio culturale nazionale e del turismo internazionale. “AlUla è sede di oltre 200mila anni di storia umana”, ha ricordato Abeer AlAkel, sottolineando il valore universale del patrimonio e l’importanza della sua conservazione e diffusione.
L’intesa con la Smithsonian Institution si aggiunge a una rete crescente di collaborazioni promosse dal governo saudita con istituzioni culturali di rilievo mondiale: tra queste figurano l’Unesco, il Centre Pompidou, l’Andy Warhol Museum, la biennale Desert X in California, nonché realtà italiane come il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il Parco Archeologico di Pompei e la Direzione Generale Musei, in una serie di progetti che spaziano dalle esposizioni ai gemellaggi culturali. Tuttavia, queste iniziative sono state anche oggetto di critiche da parte di osservatori internazionali, che le hanno interpretate come operazioni di artwashing, ovvero strategie di comunicazione basate sulla cultura per migliorare l’immagine del Paese, in particolare alla luce di controversie internazionali.



