“Cinema Auder”: a Roma il cinema erotico incontra Michel Auder

Con la cura di Luca Lo Pinto e con la partecipazione diretta dell’artista, otto ore di proiezioni in una delle ultime sale a luci rosse d’Italia

Una sala cinematografica d’altri tempi torna al centro della scena culturale romana per ospitare una maratona filmica che attraversa mezzo secolo di produzione artistica. Il 21 maggio 2025, il Cinema Ambasciatori Sexy Movie di Roma – tra le ultime sale a luci rosse ancora attive in Italia – apre le sue porte a Cinema Auder, evento gratuito che rende omaggio al regista e fotografo francese Michel Auder. Dalle 18:00 fino alle 2:00 del mattino, il pubblico potrà immergersi in un flusso visivo intimo e sperimentale, tra proiezioni e incontri.

Cinema Auder al Cinema Ambasciatori Sexy Movie

Il Cinema Ambasciatori, storico spazio romano situato in via Montebello 101, si prepara a ospitare una retrospettiva dedicata all’intera carriera di Michel Auder. Cinema Auder, curato da Luca Lo Pinto con il coordinamento di Lorena Stamo, si propone come un ritratto dell’artista articolato in una lunga proiezione notturna di otto ore. L’iniziativa è promossa dall’Associazione 910 e da ALG, con il supporto dell’American Academy in Rome e della Società delle Api.

La scelta del luogo non è casuale: il Cinema Ambasciatori, attivo dagli anni Ottanta e rimasto pressoché intatto nella sua architettura originale, rappresenta uno scenario denso di memoria e perfettamente in linea con i temi affrontati da Auder. Con l’intento di superare l’idea di una semplice rassegna video, la scelta di un cinema noto per le sue proiezioni erotiche fa sì che l’evento assuma il valore di una metafora visiva e simbolica dello sguardo auderiano, capace di attraversare desiderio, corpo e intimità. Inoltre, sarà pssobile approfondire queste tematiche durante l’incontro pubblico tra Michel Auder e Luca Lo Pinto previsto per le 21:30.

Lo sguardo intimo di un “voyeurista”

Nato a Soissons, in Francia, nel 1945, e trasferitosi a New York negli anni Settanta, Michel Auder rappresenta una figura chiave del cinema sperimentale internazionale. Legato alla Nouvelle Vague e profondamente radicato nella scena artistica newyorkese, l’autore inizia a filmare con una delle prime videocamere portatili disponibili in commercio acquistata dopo l’incontro con Viva, attrice e musa della Factory di Andy Warhol, nonché sua prima moglie. Da quel momento, Auder documenta ininterrottamente la realtà che lo circonda registrando frammenti di vita, amicizie e collaborazioni con diverse personalità del mondo dell’arte.

La poetica dell’autore si basa su uno sguardo ravvicinato e diaristico, in cui ogni dettaglio apparentemente insignificante acquisisce valore: un guardare che, senza cadere nella morbosità, illumina l’ordinario e rende monumentale ciò che altrove sarebbe marginale.

Parallelamente alla celebre frase del film The Dreamers di Bernardo Bertolucci, in cui il personaggio di Matthew nella vasca racconta: “Ho letto ne Les Cahiers du Cinéma che un regista è come, come un guardone, un voyeur. È come se la macchina da presa fosse… il buco della serratura della porta dei tuoi genitori. E tu li spii, e sei disgustato… e ti senti in colpa… ma non puoi fare a meno di guardare. Fare i film è come un reato”, Auder spiega che “Non può esistere un artista del cinema o del video senza voyeurismo. Vedo gli sguardi, le persone, ecc. attraverso le finestre, le tende, le porte, gli schermi televisivi… Mi piace essere vicino, molto vicino. […] Questa ‘malattia’, questo voyeurismo mi permette di vedere tutto, di cogliere piccoli dettagli invisibili ma essenziali”.

Cinquant’anni di immagini in movimento con Cinema Auder

Le proiezioni in programma coprono un arco temporale di oltre cinque decenni, dai primi lavori in 16 mm agli ultimi esperimenti girati con dispositivi digitali. I film proposti includono titoli storici come Keeping Busy (1969) e Cleopatra (1970), affiancati da opere di breve durata e rare testimonianze visive come David Hammons/Cindy Sherman – Rome (1989), My Last Bag of Heroin (for real) (1986) e Trumped (2018).

Il programma prevede anche lavori più recenti, come My Head is a Haunted House (2019) e la première mondiale di State of Grace (2025), realizzato in collaborazione con la curatrice Natalia Sielewicz. La selezione dei film è pensata per offrire uno sguardo trasversale sul linguaggio dell’autore: un flusso visivo non lineare, composto da appunti, scorci e osservazioni sul quotidiano, sempre filtrati da una sensibilità poetica e personale.

Tra i titoli proiettati figurano inoltre La Plage – Do You Know Who Is Donald Cammell? (1967), Confession (1971), Made for Denise (1977), Blind Sex (1983), Chelsea, Manhattan–NYC (1989), Mixing up the medicine (2015), Caravage (2017) e Holly Woodlawn & The Cockettes – Chelsea Hotel Edited (2009). Un mosaico frammentario, ma coeso, che racconta l’identità artistica sperimentale dell’autore.