A Vienna una mostra riscrive la storia dell’arte digitale da una prospettiva femminista

La mostra alla Kunsthalle di Vienna mette in luce il ruolo delle donne che hanno aperto nuove strade all'arte digitale prima dell'era di internet

Nell’ombra della storia dell’arte e della tecnologia, le donne hanno creato universi digitali silenziosi e rivoluzionari. Radical Software: Women, Art & Computing 1960-1991, in mostra alla Kunsthalle di Vienna, porta finalmente alla luce quelle visioni, quei gesti creativi e quei codici che per troppo tempo sono rimasti ai margini della narrazione ufficiale. Non si tratta semplicemente di una rassegna di opere storiche, ma di un atto di recupero e di riscatto: un viaggio nella storia di quelle donne che, ben prima dell’avvento di Internet, hanno utilizzato il computer come mezzo per esprimere visioni artistiche, politiche e culturali radicali.

L’esposizione, realizzata in collaborazione con il Mudam Luxembourg, riunisce oltre cento opere di cinquanta artiste provenienti da Europa e Stati Uniti, illuminando il ruolo pioneristico delle donne nell’affermare un nuova dimensione dell’arte, ancora oggi poco riconosciuta. Il titolo della mostra, Radical Software, evoca la rivista fondata nel 1970 da Beryl Korot (1945), Phyllis Gershuny e Ira Schneider che proponeva un modello di comunicazione e accesso all’informazione decentralizzato, bel lontano dalle strutture di potere.

Questa visione, che anticipava la nascita di Internet di almeno due decenni, non era solo una riflessione sulla tecnologia, ma anche una sfida sulle convezioni sociali ed estetiche. Allo stesso modo, la mostra raccoglie il testimone di questo pensiero radicale, concentrandosi su quelle artiste che, utilizzando il computer come linguaggio e strumento, hanno rivoluzionato la percezione di tecnologia e identità.

Il percorso espositivo si snoda tra pittura, scultura, installazioni, film sperimentali e performance, ma soprattutto attraverso una serie di disegni, scritti, lavori generati al computer, che testimoniano le modalità con cui arte e tecnologia siano intrecciate in maniera profonda. Queste opere non sono solo prodotti tecnologici, ma riflessioni filosofiche e politiche sul ruolo della tecnologia nel modellare le nostre vite e la nostra identità.

Alcune di queste artiste, come la pioniera Lynn Hershman Leeson (1941), hanno contribuito a plasmare le prime esplorazioni artistiche nella relazione tra corpo e macchina, dando vita ad opere che riflettevano sulle trasformazioni indotte dell’introduzione delle nuove tecnologie nella vita quotidiana. La sua famosa X-Ray Woman (1966), per esempio esplora le implicazioni del corpo femminile sempre più dominato dalla tecnologia, dove la carne e la macchina di confondono.

La mostra si articola in cinque sezioni tematiche, ognuna della quali esplora un aspetto diverso del rapporto tra arte, tecnologia e gender. La sezione Zeros ad Ones, ad esempio riflette sul potere del linguaggio binario e su come le artiste abbiano utilizzato il codice per esprimere concetti astratti e forme visive innovative. Software e Hardware esplorano invece i materiali stessi della tecnologia, mettendo in evidenza come le artiste abbiano interagito con le infrastrutture tecniche del loro tempo, facendo della macchina non solo un mezzo ma anche un soggetto.

Importante è anche la sezione I would rather be a cyborg than a goddess, un riferimento al celebre manifesto Manifesto Cybord di Donna Haraway (1944). La sezione celebra una visione radicale del corpo e dell’identità, in cui il confine tra umano e non umano si dissolve, creando nuove possibilità per la creatività e l’autodeterminazione.

Radical Software restituisce spazio e voce a una costellazione di artiste che hanno abitato – e spesso anticipato – le trasformazioni dell’era digitale. Le loro opere non chiedono solo di essere ricordate, ma di essere riconosciute in una sfera dell’arte più ampia, complessa e inclusiva.

Fino al 20 maggio 2025
Kunsthalle Wien – Vienna
info: kunstallewien.at