Segno artistico e di potere. Le lettere di Lorenzo Marini in Parlamento

Emblema della complessità del dibattito democratico, l'iconico alfabeto dell'artista arriva al cuore del potere legislativo italiano

Il potere del linguaggio nel luogo di potere per eccellenza, Montecitorio. Lettere al Parlamento è l’ultimo progetto artistico di Lorenzo Marini, promosso dal vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli e visibile sino al 23 maggio presso il Corridoio dei Busti dello storico edificio.

Reduce dal successo della mostra romana Il Tempo del Futurismo alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, con l’installazione Pioggia di lettere, questa volta sono quindici le opere esposte e reinterpretate dal fondatore della Typeart – tra cui Le parole non sono pietre – in un alfabeto di forme vive, fluide, risignificate. Le lettere, fondamento della comunicazione scritta e verbale, unità e scrittura e linguaggio, diventano attraverso il lavoro dell’artista forme autonome di pensiero, espressioni di parole immaginifiche che accendono e fanno riflettere, appello artistico alla bellezza del linguaggio come strumento di costruzione sociale.

Svuotate da loro potere interpretativo, l’iconico alfabeto è riportato alla sua originaria funzione, dispositivo di libertà d’espressione e segno artistico in potenza. E, la scelta di ospitare questa tipologia di arte in Parlamento, non è di certo casuale: nel tempio di confronto, contrasto e sintesi, i segni grafici diventano fini a sé stessi, esistenze purificate e decontaminate da ogni improprio utilizzo, portatori di innata bellezza e complessità nel dibattito politico.

Lorenzo Marini gioca con le lettere, veicolandone il significato e denudandole dalla concezione di meri oggetti contestuali. E così, da dittatura semantica, le parole diventano voce di una sconfinata espressione di verità e, dotate di vita propria, trascendono il religioso, il mito, il magico. Un’estetica silenziosa e priva di troppi eccessi, che ci ricorda di figure verbali perdute e riacquistate, di sensi solo apparentemente illogici e di un lessico che seppur silenzioso rimbomba nel luogo simbolo di potere, rendendo gli innumerevoli aspetti del linguaggio strumenti imprescindibile per ogni modello umano di democrazia.

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