L’AI continua a essere protagonista della scena artistica e tra gli spazi che si interrogano sulle sue potenzialità creative ci sono quelli parigini del Jeu de Paume. Con Le monde selon l’AI, una mostra progettata appositamente per i suoi ambienti, il centro francese presenta infatti una selezione di opere create tra il 2016 e oggi, molte delle quali inedite, che sollevano la questione dell’esperienza del mondo “secondo l’AI” o “attraverso il prisma dell’AI”.

L’AI al Jeu de Paume tra denuncia e ricerca creativa
In corso fino al 21 settembre 2025, la collettiva riflette la distinzione fondamentale tra “IA analitica” (che comprende i sistemi di visione artificiale e di riconoscimento facciale) e “IA generativa” con le opere di circa quaranta artisti come Nora Al-Badri, Samuel Bianchini, Julian Charrière, Joan Fontcuberta, Andrea Khôra, Trevor Paglen, Kate Crowford & Vladan Joler, Harun Farocki, Hito Steyelr o Gwenola Wagon. La mostra prevede quattro grandi sezioni tematiche: Cartografie dell’IA (materie e spazio/tempo), IA analitica (riconoscimento facciale e «click-worker»), IA generativa (spazi latenti e immagini possibili), e Scritture generative, mentre la seconda parte presenta alcune «capsule temporali», concepite come armadi delle curiosità, che collegano il presente al passato, collocando le trasformazioni in corso in una prospettiva storica.


Attraverso i lavori di artisti che fanno dell’AI parte integrante della propria ricerca, la mostra si interroga sull’impatto dell’intelligenza artificiale sulle pratiche creative contemporanee e sulla cultura visiva in generale. In questo senso, l’esposizione curata da Antonio Somaini – docente all’Università Sorbonne Nouvelle ed esperto di culture visive – presenta 120 opere che ampliano la concezione tradizionale di arte, ma invitano anche a riflessioni di carattere sociale e politico, oltre che ambientale. Essendo l’AI uno strumento che attraversa ogni aspetto della realtà contemporanea, dall’economia alle operazioni militari, e il cui utilizzo implica una serie di questioni etiche ed epistemologiche, la mostra al Jeu de Paume intende allora chiedersi quale sia il suo impatto anche sulle immagini e sulla loro creazione.
Diversi gli aspetti dell’AI esplorati nella mostra, come la denuncia dei danni ambientali legati allo sfruttamento delle risorse naturali e l’estrazione mineraria necessari ai media digitali condotta dall’opera di Agnieszka Kurant, o l’indagine sugli «spazi latenti» per visualizzare immagini possibili portata avanti dai lavori di diversi artisti, come Julien Prévieux e Inès Sieulle, mentre l’installazione di Kurant denuncia lo sfruttamento nell’economia digitale.



info: jeudepaume.org


