Nuove dimensioni artistiche alla Fondazione Bonollo con Nino Kapanadze e Paul Chan

La stagione espositiva primaverile della Fondazione Bonollo propone due mostre personali di grande intensità visiva e concettuale

Rendezvous è la prima mostra personale in Italia dell’artista georgiana Nino Kapanadze (Tbilisi, 1990). Ospitata dalla Fondazione Sandra e Giancarlo Bonollo e a cura di Marta Papini, la mostra ha origine da un incontro. Quello tra l’artista georgiana e la città di Padova, tra uno sguardo contemporaneo e un capolavoro del Trecento: lo straordinario ciclo pittorico realizzato da Giotto nella Cappella degli Scrovegni. È lì, difronte alla scena del bacio tra Gioacchino e Anna, gesto d’affetto tra i più antichi e simbolici della storia dell’arte, che prende forma la scintilla creativa dell’artista.

Ispirandosi a quello che viene riconosciuto come il primo bacio della storia dell’arte, Kapanadze crea un’opera site-specific per l’ex Chiesa delle Dimesse, riflettendo sui temi dell’amore e dell’incontro. Si tratta di due grandi teli di chiffon, colorati a mano con pigmenti naturali Rosso di Marte e Ocra Dorato, i quali ricordano i colori dei matalli che i due protagonisti indossano nella scena dipinta da Giotto. Affetto e dolcezza si trasformano in presenza leggere, avvolgendo con grazia l’altare dell’ex Chiesa delle Dimesse. Al posto della pala d’altare, l’artista inserisce un grande tondo dalle tonalità profonde del blu, omaggio alla leggendaria capacità di Giotto di disegnare una circonferenza perfetta a mano libera.

Negli spazi adiacenti alla chiesa, ventisei fogli di cotone accompagnano lo spettatore dentro la tavola di colori rarefatta e luminosa dell’artista georgiana. Gli azzurri intensi e la delicatezza del tratto che emergono dai fogli di cotone si espandono poi nelle grandi tele, dove il cielo si apre in distese serene, creature leggere attraversano l’aria e fiori luminosi sbocciano come visioni sospese. Lo opere si fanno così soglie sottili, dove il visibile si confonde con l’immaginato.

Dalla sospensione eterea e armoniosa di Nino Kapanadze, il percorso espositivo si addentra in un’altra forma di metamorfosi: quella drammatica e inquieta di Paul Chan (Hong Kong, 1973). La mostra 3rd Light, a cura di Chiara Nuzzi, è dedicata all’opera omonima dell’artista. L’opera esposta, che sancisce il terzo appuntamento espositivo della Fondazione dedicato alle opere della Collezione Bonollo, è entrata a farne parte nel 2006 e appartiene al più ampio ciclo in capitoli The 7 Light (2005-2007). Si tratta di un ciclo di videoproiezioni di disegni digitali di grandi dimensioni, i quali evocano una visione allucinata del racconto biblico sull’origine del mondo e della sua creazione in sette giorni.

 3rd Light è l’unica opera della serie in cui l’artista incorpora un oggetto esterno, un lungo tavolo di legno, riferimento che Chan adotta a partire dal celebre dipinto Il Cenacolo di Leonardo da Vinci. L’opera di sviluppa attraverso la proiezione di immagini deformate e tremolanti, che sembrano emergere da un mondo post-apocalittico. Le sagome fluttuano sul pavimento, libere dalla forza di gravità, trascinando lo spettatore in un’esperienza di spaesamento e precarietà.

In questa installazione, Chan sovverte le modalità tradizionali della visione: rifiuta la frontalità dello schermo per abbracciare la superficie orizzontale del pavimento, moltiplicando le prospettive frammentando ogni punto di riferimento. Le figure sembrano precipitare e dissolversi sotto i nostri occhi, come immagini residue di un mondo al limite del collasso, suggerendo l’impossibilità di una narrazione lineare e rassicurante.

Due visioni distanti, eppure accomunate da una riflessione profonda sul tempo e sulla presenza. Kapanadze ci accoglie in uno spazio dove tutto sembra poter nascere, con la leggerezza di un cielo che si apre; Chan, invece, ci conduce dove tutto sembra finire, tra immagini che si dissolvono e ombre che affiorano dal buio. Entrambi gli artisti ci guidano verso quella soglia incerta dove l’immagine non è più pura presenza, ma eco, traccia, passaggio. È lì in quello spazio instabile tra visione e sparizione, che si apre la possibilità di uno sguardo nuovo.

Fino al 24 maggio 2025
Fondazione Sandra e Giancarlo Bonollo per l’Arte Contemporanea – Thiene
info: fondazionebonollo.com