Accrescere la consapevolezza del valore del design per la competitività del sistema produttivo nazionale. Questo l’intento del “Design Economy 2025”, il rapporto sullo stato di salute del settore in Italia tracciato da Fondazione Symbola, Deloitte Private, POLI.design, ADI Associazione per il Disegno Industriale in collaborazione con Comieco, AlmaLaurea e CUID. Con il patrocinio del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e del ministero delle Imprese e del Made in Italy, il “Design Economy 2025” fotografa un primato assoluto dell’Italia in Europa per fatturato, oltre a sottolineare la forte connessione tra design e made in Italy, in particolare nei settori dell’arredo, della moda e della meccanica.
A presentare i risultati del rapporto all’ADI Design Museum di Milano sono stati Domenico Sturabotti, direttore della Fondazione Symbola, e Cabirio Cautela, CEO POLI.design. Nell’incontro, moderato dalla giornalista del Sole 24 Ore Giovanna Mancini, hanno discusso Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola, Ernesto Lanzillo, Deloitte Private Leader Italia, Luciano Galimberti, presidente ADI, Maria Porro, presidente Salone del Mobile, Francesco Zurlo, preside Scuola del design Politecnico di Milano, Carlo Montalbetti, direttore generale Comieco, Maurizio Di Robilant, presidente Robilant Spa, Paolo Fantoni, presidente Gruppo Fantoni, e Francesca Tosi, responsabile scientifico Laboratorio Ergonomia Design – Università degli Studi di Firenze.

«L’Italia fulcro del design europeo»
«La leadership italiana nel design – dichiara Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola – conferma il suo ruolo importante come infrastruttura immateriale del made in Italy, come dimostra il Salone del mobile di Milano, e protagonista nella sfida della sostenibilità. Nel pieno di una transizione verde e digitale il design è chiamato nuovamente a dare forma, senso e bellezza al futuro. Il design è strategico anche per sviluppare una nuova generazione di prodotti che nel segno della bellezza rispondano ai dettami dell’economia circolare: efficienza, minore impiego di materia ed energia, riciclabilità, riutilizzabilità».
«L’Italia si conferma il fulcro del design europeo mantenendosi al primo posto del podio in UE, in termini di fatturato e addetti del comparto», commenta invece Ernesto Lanzillo, partner e leader di Deloitte Private in Italia. Il design italiano fattura infatti 6,3 miliardi di euro, il 19,8% del totale UE, ed è al primo posto per numero di addetti (ancora al 19,8%), ponendosi davanti a Germania (18,9% del fatturato a 6 miliardi e 15,1% degli addetti) e Francia (12,8% del fatturato a 4,1 miliardi e 15,6% degli addetti), pur trattandosi di una crescita più lenta rispetto agli anni precedenti (+4,6% in termini di fatturato e del +5,2% in occupazione). Nonostante il primato in valore assoluto, l’Italia è superata per efficienza dalla Spagna, che registra il più alto fatturato medio per addetto in Europa (148.645 euro), ben superiore alla media UE (90.355 euro) e a quella italiana (90.658 euro). Inoltre, le aziende italiane sono mediamente più piccole (1,5 addetti per impresa).

Design Economy 2025: spazio all’healthcare
Secondo il rapporto del 2025, sembra crescere la domanda di design nel settore sanitario, in cui estetica e funzionalità si integrano con esigenze mediche, ergonomia e benessere del paziente. Circa il 9,4% dei servizi di progettazione oggi richiesti al settore proviene proprio dall’healthcare, con la previsione di salire al 9,7% nei prossimi tre anni.
«Oltre all’aspetto dimensionale micro/piccolo degli operatori – spiega ancora Lanzillo – il nostro paese si distingue per la creatività e la capacità di innovazione del design made in Italy, che emergono quali fattori essenziali per la competitività attuale e futura di tutti i settori industriali. Specialmente in un’epoca di trasformazioni radicali come questa, il design può fungere da ponte fra la tecnologia, i prodotti e i servizi, ma anche fra la sostenibilità, la salute e il benessere delle persone». «Nell’edizione di quest’anno del rapporto – aggiunge – abbiamo dunque voluto dedicare un’attenzione particolare all’importanza del design nel settore healthcare che, per quanto ancora frenato da barriere normative e culturali, presenta notevoli potenzialità e opportunità di sviluppo».
Nuove frontiere con l’IA
L’integrazione dell’intelligenza artificiale nel settore è in forte espansione in tutta Europa: in Italia l’80% delle aziende di design la utilizza, con un picco dell’88,9% tra le imprese, ma la Germania e la Francia stanno investendo a ritmi superiori. Per mantenere il primato, l’Italia dovrà puntare su innovazione e crescita dimensionale delle imprese. «Mentre la formazione sul design cambia e un pezzo di questa s’innesta su tradizioni produttive locale – dichiara infatti Cabirio Cautela, presidente POLI.Design – il mercato del lavoro inizia a chiedere figure di designer iperspecializzate su ambiti dove il design manipola tecnologie e/o mette al centro dell’azione progettuale grandi sfide collettive come quella ambientale».
In Italia 8 su 10 utilizzano l’IA per aumentare produttività, ridurre gli errori e supportare la creatività. Design e innovazione sono infatti profondamente connessi: mentre l’innovazione fa proprie le metodologie del design per prendere forma, il design fa riferimento continuo all’innovazione per aumentare la competitività delle proprie soluzioni. Tra le leve che consentono di stimolare l’innovazione, l’introduzione di nuove tecnologie, a partire dall’intelligenza artificiale, si afferma come un potente acceleratore. L’80% degli operatori intervistati di design utilizza strumenti di intelligenza artificiale: il 35,9% in maniera ampia e trasversale e il 43% limitatamente ad alcuni processi produttivi. La quota di utilizzatori è considerevolmente più elevata nel caso delle imprese che non dei progettisti (88,9% contro 53,5%).

Per il Design Economy 2025 Milano è la capitale del settore
«Il rapporto fotografa con chiarezza il ruolo crescente del nostro settore nell’economia italiana – dichiara Luciano Galimberti, presidente ADI – e la centralità del progetto come motore di innovazione. Milano si conferma capitale internazionale del design, ma è l’intero sistema Paese a mostrare una vitalità diffusa, con nuove competenze, nuovi modelli formativi e un uso sempre più avanzato delle tecnologie come l’intelligenza artificiale. Per ADI, questa è la prova che il design italiano è pronto ad assumere un ruolo guida anche nel contesto globale. I dati confermano non solo il peso economico del settore, ma anche la sua funzione al servizio delle grandi trasformazioni: ambientale, digitale, sociale».
Se il rapporto inquadra l’Italia in Europa, è pur vero che fotografa il settore anche nello stesso ambito nazionale. Diverse le valutazioni portate a termine, in particolare le stime condotte a livello territoriale fanno emergere – ancora una volta – una forte concentrazione delle attività del design in Lombardia e, più nello specifico, nella provincia di Milano. Nel territorio lombardo, infatti, si trovano ad operare circa 14mila imprese afferenti all’industria del design (circa un terzo del totale) da cui proviene il 32,8% del valore aggiunto e il 27,5% dell’occupazione complessiva del settore. Le imprese lombarde del design registrano più di 17 mila e cinquecento occupati (il 27,5% del totale nazionale). Seguono, ben distanziate, l’Emilia-Romagna e il Veneto, con un numero di posti di lavoro del settore rispettivamente pari a 8.418 e 7.458.
Milano, insomma, si conferma la principale capitale del design italiano, anche sede del Salone del Mobile e del Fuorisalone, la più grande manifestazione al mondo dedicata al design. Questa tendenza fa il paio con quella generale, visto che le imprese e i professionisti del design svolgono le loro attività prevalentemente nei centri metropolitani, dove hanno la possibilità di godere di una maggiore visibilità nazionale e internazionale.
Qui i dati completi del Design Economy 2025.


