Il “Porto Rifugio” di Azzurra Galatolo approda a Roma

Da galleria Operativa a Roma l'artista toscana costruisce uno spazio onirico tra pittura, scultura e gesto artigianale

Dal 28 marzo 2025 la galleria Operativa Arte Contemporanea a Roma ospita Porto Rifugio, la prima personale nella capitale di Azzurra Galatolo. Nello scenario di un intimo spazio espositivo l’artista toscana dà vita a un universo sospeso tra pittura e scultura, memoria e immaginazione, in un percorso accompagnato dal testo critico di Margherita Musi.

Originaria di Orbetello e attiva in Maremma, Azzurra Galatolo trae ispirazione dal paesaggio naturale e marino che la circonda. Il suo è un processo che passa attraverso il fare, tramite il contatto diretto con i materiali: cuce, disegna, dipinge, assembla. Le sue opere nascono da un’intensa relazione con la materia, che l’artista piega, stratifica e lavora con pazienza artigianale. In questa mostra il gesto creativo è il soggetto: ogni opera svela una minuziosa cura e un profondo rispetto per i materiali e le loro potenzialità narrative. Come scrive Margherita Musi, nelle creazioni di Galatolo “ogni opera è un guscio che accoglie il suo segreto, una narrazione sospesa”. 

La cifra estetica dell’artista, caratterizzata da un grande equilibrio cromatico e dalla rappresentazione di figure evanescenti, coinvolge lo spettatore, dialoga con l’intimità di ciascuno. In Porto Rifugio, i tessuti dipinti a mano scivolano dalle pareti, le sculture morbide diventano corpi sospesi tra realtà e sogno, i disegni dai volti sfumati si dissolvono in opere ibride e coinvolgenti. La manualità dell’artista è evidente in ogni dettaglio, nel ritmo delle cuciture, nelle tracce di grafite, nelle superfici dipinte che propagano un’energia tattile. La ricerca artistica di Azzurra Galatolo si nutre di esperienze personali e della sua infanzia trascorsa fuori dalla città. «Il mio percorso artistico è stato sempre parallelo a quello personale», racconta. I primi segni e forme nascono dall’osservazione e dall’emulazione di chi le era vicino: il padre che disegnava pesci e barche, la madre che cuciva abiti a mano, la nonna che scriveva lettere con una calligrafia impeccabile. «Quel tipo di bellezza mi è parsa di un valore inestimabile, pieno di cura e di senso», aggiunge.

Questa tensione tra gesto e memoria si riflette nel suo lavoro, che non si limita a una singola tecnica: dopo studi di illustrazione e fumetto, Galatolo ha sentito la necessità di esplorare più materiali, di dare corpo e tridimensionalità alla sua visione. Il risultato è un rifugio immaginario, un porto di visioni intime e collettive, in cui la materia si racconta attraverso le mani dell’artista. Margherita Musi coglie questa tensione nella sua lettura critica, sottolineando come le opere di Galatolo abbiano una qualità metamorfica, in cui “il gesto a volte diventa riflesso, ed il dipinto è specchio delle ossessioni dell’artista, e a volte anche di altri, se la materia, come in questo caso, tiene e riporta storie appartenuti ad altri”.

È una ricerca in continua evoluzione, che riflette il desiderio dell’artista di mantenere vivo il legame con la forza creativa, come lei stessa afferma: «Il mio desiderio più grande è tenere vivo e attivo il legame con la forza creativa». Con Porto Rifugio, Azzurra Galatolo porta a Roma una riflessione delicata e potente sul rapporto tra corpo e paesaggio, tra gesto e forma. Un invito a perdersi in un mondo fatto di trame cucite e segni dipinti, dove il confine tra sogno e realtà si assottiglia.