Una figura autonoma, intellettuale, ma strettamente legata alla vita della città: così Modesta (Titina) Maselli (1924 – 2005) costruisce con le sue opere e le sue parole l’immagine di sé stessa, spesso interpretata, modellata e messa da parte dalla storia dell’arte del Novecento. Per il centenario della nascita, Roma celebra la sua figura con un progetto scientifico, di ricerca ed espositivo, che vuole essere punto di arrivo ma anche di partenza nella ridefinizione del panorama artistico italiano del secolo scorso. Le due sedi espositive della mostra Titina Maselli, il MLAC – Museo Laboratorio d’Arte Contemporanea dell’Università Sapienza di Roma e il Casino dei Principi di Villa Torlonia, restituiscono al pubblico un lavoro di ricerca attivo, un accurato progetto in cui la figura dell’artista viene celebrata integralmente.


Curata da Claudio Crescentini, Federica Pirani, Ilaria Schiaffini, Claudia Terenzi e Giulia Tulino, la mostra ha aperto il 12 dicembre scorso e ha costruito un percorso diacronico fra opere, materiali d’archivio e fotografie che raccontano la figura di Maselli come artista – ma anche come donna – dando ampia centralità alle sue parole. Le due sedi raccontano la sua lunga ricerca, con la presentazione di novanta opere: il Casino dei Principi riporta i primi anni di attività, dall’esordio alla Galleria L’Obelisco nel 1948 fino agli anni Sessanta (con alcune incursioni trasversali fino al Duemila); il MLAC continua tale percorso storico estendendosi fino alla morte dell’artista, focalizzandosi su opere di grande formato e sul rapporto con il teatro e la scenografia.
La mostra include anche prestiti istituzionali, provenienti ad esempio dal Museo del Novecento di Firenze, dal Museo Galleria del Premio Suzzara, e dalla Fondazione Toti Scialoja, insieme ad alcuni video documentari proiettati per l’occasione. Titina Maselli “partecipa” all’esposizione delle sue opere grazie a documenti inediti, appunti e bozzetti, che approfondiscono la sua pratica e ne aiutano la comprensione. «Dipingo l’indipingibile insito nella realtà» affermava Maselli: una realtà che non ha voluto rappresentare, in modo descrittivo, ma “caricare”, come lei stessa spiega nel 1996 in una conversazione con Enrico Crispolti, Alberto Olivetti e gli studenti della Scuola di Specializzazione in Storia dell’Arte dell’Università di Siena.
“Sì, come dire…cercare un appiglio nella realtà, un pretesto nella realtà, che si possa caricare – dicevo ieri, no? –, che possa diventare rappresentativo insomma, se vuoi, catalizzatore di una qualità di sentire”.

Le tele di Maselli non fanno cronaca, non riportano soggetti “statisticamente” frequenti nel mondo reale, ma sono una «designazione emblematica della figura» (Crispolti, 2021) che l’artista opera a stretto contatto con il reale. La formazione di Maselli infatti non include lo studio degli strumenti pittorici, le opere non si basano su disegni preparatori: «mi pareva che altrove, nel cinema, ad esempio, vi fosse un insegnamento plastico che potesse arricchire il mio discorso, che volevo evidentissimo e freddo». Una visione “termica” dell’atto pittorico, riportata anche dai colori acidi e freddi, appunto, con cui le sue figure si muovono nella città. Il ragionamento sul colore, sulla materia utilizzata, è mosso dalla volontà di rompere la superfice pittorica. Molti sono infatti i dettagli tecnici che arricchiscono la storia di alcune tele: dal fondo per i notturni preparato da un carrozziere con nitrocellulosa, alla volontà di raggiungere un “colore inventato” non naturalistico, come spiega la Professoressa Giulia Tulino. Il colore e l’immagine vogliono essere simbolici, vogliono comunicare il «tono psicologico-collettivo», come nelle grandi tele a tema sportivo. Le figure nelle sue opere vengono private dei tratti fisiognomici: i ciclisti, calciatori e boxeurs incarnano la loro potenza e il loro movimento senza caratterizzarsi, come simbolo della sportività tutta. Fondamentale è il rapporto con i media, in particolare i giornali e le riviste come Calcio illustrato, di cui Maselli si serve per lavorare sulle immagini fotografiche: le opere della sezione Carte segrete, sono, ad esempio, realizzate sulle pagine di giornale, come il Corriere dello Sport o la Gazzetta dello sport.
“La carta di giornale è tutta stampata tranne i bordi, o qualche angolo residuo intorno alla pubblicità, poco spazio per la mia matita. Devo quindi scrivere per esteso sopra la massa già stampata e, perpendicolare una lunghissima scritta traverserà ogni quarto di pagina”.

Il rapporto tra Maselli e le correnti artistiche che la circondavano è stato ampiamento problematizzato nell’ambito della mostra. Consapevole del distacco dell’artista da ogni etichetta Pop o Futurista, il team curatoriale e scientifico ha analizzato le influenze e le relazioni dell’artista con gli ambienti artistici, come, ad esempio, la lontananza dall’Espressionismo astratto americano durante il periodo di permanenza di Maselli a New York (1952-1955). Come ha sottolineato la Professoressa Ilaria Schiaffini, la coerenza pittorica dell’artista si è sviluppata autonomamente, avvicinandola raramente a gruppi o tendenze. Per questo è stato possibile operare uno studio tanto approfondito e specializzato sulle sue opere: la mostra infatti è stata un catalizzatore di eventi e restituzioni. In primis il catalogo Titina Maselli, edito da Electa, presenta i contributi dei curatori e di Martina Rossi. Il volume rappresenta un importante aggiornamento nella letteratura scientifica su Titina Maselli: è infatti corredato da una biografia e bibliografia, oltre che da una antologia critica che riunisce i principali articoli e scritti sull’artista.
La centralità data da molti contributi alle parole dell’artista è un elemento che caratterizza il progetto tutto, e che ne costituisce il punto di forza. Le citazioni, in gran parte inedite, provengono dai diari e dall’autobiografia dell’artista e testimoniano il grande lavoro di ricerca alla base della mostra. La sezione del catalogo dedicata alle opere è divisa per macrocategorie, in cui appaiono le nature morte, i notturni, le tele a tema sportivo, la fusione di questi temi nelle opere prodotte dagli anni Settanta in poi, i ritratti e gli autoritratti. In una sezione della mostra, al Casino dei Principi, sono infatti presenti opere di altri artisti, amici di Maselli, come Gilles Aillaud, Renzo Vespignani, Piero Guccione e Toti Scialoja, suo marito da 1945.



Oltre al catalogo, la mostra ha ospitato anche una Giornata di Studi a gennaio 2025 a cura di Ilaria Schiaffini e Giuli Tulino, che ha permesso di inquadrare ancora di più l’artista nel suo contesto, con interventi di studiosi e ricercatori oltre che di amici e colleghi dell’artista. Sono anche previste delle visite guidate alla sede del MLAC, in occasione della giornata “Porte aperte alla Sapienza”, per il prossimo 26 marzo. Le restituzioni del progetto, attraverso produzioni intermediali, manifestano la necessaria riscoperta di una delle principali artiste italiane del Novecento e compongono un lavoro che supera la mostra convenzionale. Visitabile fino al 21 aprile, Titina Maselli incarna la volontà dell’artista di dipingere – in questo caso esporre – «le cose note, ma non guardate abbastanza».
Titina Maselli
Musei di Villa Torlonia – Casino dei Principi
Museo Laboratorio d’Arte Contemporanea Sapienza
fino al 21 aprile


