Nuovi contrasti tra Parigi e Washington a seguito delle affermazioni dell’eurodeputato francese Raphaël Glucksmann che ha chiesto agli Stati Uniti di restituire la Statua della Libertà. Si tratta di una richiesta simbolica e, soprattutto, provocatoria quella fatta dal segretario del partito di centrosinistra francese Place Publique arrivata durante una convention del suo movimento.
La Statua della Libertà, progettata dallo scultore francese Auguste Bartholdi con il contributo dell’ingegnere Gustave Eiffel, celebre per la torre che porta il suo nome, è simbolo universale di emancipazione e democrazia. La Francia offrì il monumento agli Stati Uniti per celebrare il centenario dell’indipendenza americana dal Regno Unito e suggellare l’amicizia tra le due nazioni. Da allora, la statua domina Liberty Island, di fronte a New York, accogliendo milioni di visitatori. Tuttavia, non è l’unica: in Francia esistono diverse riproduzioni, tra cui cinque solo a Parigi. Una delle più imponenti, alta 11,6 metri, si trova nei pressi del ponte di Grenelle, sul fiume Senna.

“Ridateci la Statua della Libertà”
Glucksmann motiva la sua istanza in quanto, secondo lui, gli Stati Uniti non incarnano più quei principi di libertà e democrazia che ispirarono la Francia a donare il celebre monumento nel 1886. Questo suggerisce una riflessione critica sull’evoluzione politica e sociale del paese, mettendo in discussione se esso sia ancora fedele agli ideali su cui fu fondato.
Durante la convention il socialista ha denunciato la deriva autoritaria degli Stati Uniti sotto la presidenza di Donald Trump, accusando il paese di aver tradito i valori di libertà e democrazia sostenendo regimi oppressivi e limitando la libertà scientifica attraverso il licenziamento di ricercatori dichiarando “«ridateci la Statua della Libertà. Ve l’abbiamo regalata, ma apparentemente la disprezzate. Quindi starà meglio da noi».
Nel suo intervento, Glucksmann ha puntato il dito contro le politiche dell’amministrazione Trump, accusandola di aver colpito duramente il mondo della ricerca scientifica. Ha denunciato il licenziamento di numerosi scienziati e la revoca dei finanziamenti a progetti considerati in contrasto con l’agenda politica del presidente. Molti di questi licenziamenti sono stati giustificati con il pretesto di una presunta bassa produttività, mentre interi programmi di ricerca hanno perso il sostegno governativo solo perché includevano termini come “diversità”, “equità” e “inclusione”. Anche studi che non avevano alcuna connessione diretta con politiche di inclusione sono stati privati dei fondi, segno, secondo Glucksmann, di un attacco sistematico alla libertà accademica e alla ricerca indipendente.

Le critiche e la reazione della Casa Bianca
Le dichiarazioni di Glucksmann sono state accolte con entusiasmo dal pubblico, soprattutto quando ha attaccato duramente la politica statunitense sotto l’amministrazione Trump, criticandone sia il disimpegno nella guerra in Ucraina sia i tagli alla ricerca scientifica. «Se volete licenziare i vostri migliori ricercatori per ragioni politiche, la Francia li accoglierà», ha affermato, invitando il suo paese a dare un’opportunità agli scienziati colpiti da queste misure. Ha poi esortato i membri del suo partito a contrastare in Francia l’influenza di figure come Donald Trump ed Elon Musk, il quale dirige un’agenzia informale del governo statunitense responsabile dei licenziamenti e del taglio dei fondi alla ricerca.
Le sue parole non sono passate inosservate oltreoceano. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha risposto con toni sprezzanti, liquidando la proposta di Glucksmann e dichiarando: «È solo grazie agli Stati Uniti se oggi i francesi non parlano tedesco, quindi dovrebbero essere molto grati al nostro grande Paese». Un chiaro riferimento al ruolo decisivo degli Stati Uniti nella liberazione della Francia durante la Seconda guerra mondiale. Ha poi minimizzato l’impatto politico dell’eurodeputato, definendolo un «piccolo e sconosciuto politico francese», provando a ridimensionare così il suo intervento a una semplice provocazione priva di reale importanza.



