Biglietteria dei musei di Firenze: ricorsi, proteste e timori per i lavoratori

Tensioni dopo l'affidamento della biglietteria a CoopCulture. Dopo 21 anni Opera Laboratori perde la gara d’appalto: sindacati in allarme

Confermata la decisione di affidare la biglietteria di alcuni dei musei più visitati di Firenze, tra cui le Gallerie degli Uffizi e la Galleria dell’Accademia, a un nuovo fornitore. Inizio di scioperi e proteste politiche per la decisione arrivata un tribunale italiano: si aprono così le contestazioni per i servizi di biglietteria dei musei della città che hanno scatenato sfide legali dove i sindacati accusano il ministero della Cultura italiano di privilegiare i profitti rispetto ai posti di lavoro.

I cambiamenti proposti hanno scatenato disordini tanto che a novembre decine di lavoratori dei musei hanno protestato davanti a Palazzo Vecchio a Firenze. “È necessario garantire la continuità della piena occupazione, dei salari e dei contratti per tutti i dipendenti” hanno dichiarato i sindacalisti in un comunicato stampa.

Il cambio di gestione

Opera Laboratori Fiorentini, un’importante società di servizi museali con 1.000 dipendenti ha gestito per 21 anni la biglietteria, la distribuzione e i bookshop degli Uffizi, di Palazzo Pitti, dell’Opificio delle Pietre Dure e del Polo Museale Regione Toscana (che comprende il Museo dell’Opera del Duomo di Firenze). L’azienda, però, nel maggio 2023 ha perso una gara d’appalto pubblica a favore di Coop-Culture, una società di servizi che già gestisce la biglietteria del Museo Archeologico Nazionale di Napoli e della Valle dei Templi di Agrigento, in Sicilia.

CoopCulture avrebbe così dovuto firmare un contratto quinquennale all’inizio di marzo del valore di 121.000 euro all’anno, ma gennaio il Tribunale amministrativo regionale della Toscana ha respinto i ricorsi contro la decisione di Ati Giunti Editore (casa editrice proprietaria di Opera Laboratori) e di Primo Nomine, una società di servizi spagnola che si era classificata seconda nella gara. Una terza società (Vivaticket) ha fatta un ulteriore ricorso che è ancora pendente, mentre Opera Laboratori e Primo Nomine starebbero valutando la possibilità di adire il Consiglio di Stato (il più alto tribunale amministrativo italiano).

Le problematiche arrivano anche dalle intenzioni che CoopCulture ha annunciato dopo aver vinto la gara d’appalto: riassorbirà, infatti, solo una parte dei dipendenti di Opera Laboratori di Firenze che lavorano nei quattro musei (alle stesse condizioni contrattuali). Per quanto riguarda gli altri lavoratori, verrebbero riassunti da un fornitore separato con stipendi identici. Un’altra questione che ha fatto storcere il naso consiste nella volontà di CoopCulture di eliminare il costo di 4 euro per la prenotazione dei biglietti. Il ricavato che ne derivava, però, era utilizzato per finanziare il personale aggiuntivo necessario per tenere aperte alcune sale dei musei (una problematica che affligge molte strutture museali).

Incertezza per la biglietteria e accuse al governo

La Galleria dell’Accademia e il Museo Nazionale del Bargello, che sono stati riuniti in un’unica gestione lo scorso anno, navigano nell’incertezza: il Ministero della Cultura ha revocato l’estato scorsa il contratto di biglietteria di Opera Laboratori per queste istituzioni, sollevando preoccupazioni sul futuro di altri 90 lavoratori ed è stato scelta Ales per rilevare le operazioni di biglietteria (un fornitore di servizi interni al ministero della Cultura).

Da qui, il 9 ottobre il tribunale regionale ha accolto un ricorso separato di AtiGiunti Editore contro la selezione di Ales. Questo perché ha stabilito che Opera Laboratori debba continuare a supervisionare la biglietteria fino all’udienza pubblica prevista per il 5 marzo. L’Ati Giunti Editore ha poi sostenuto che la nomina di una società separata per la sola biglietteria avrebbe portato a un calo della qualità complessiva del servizio.

Laura Rimi e Cristina Giachi, consigliere regionali del Partito Democratico, in occasione di una manifestazione di novembre, hanno ha accusato il governo di usare il patrimonio culturale come una fonte di mero profitto dichiarando: “Abbiamo presentato numerose richieste di chiarimento al Ministro Giuli, senza ricevere risposte adeguate. Siamo sempre più preoccupati per l’inadeguatezza della gestione del patrimonio culturale da parte del governo”.