Inequalities: la Triennale Milano 2025 affronta le disuguaglianze

Per la 24ma Esposizione Internazionale della Triennale Milano tra i curatori figurano Foster, Colomina, Wigley e Obrist in una riflessione sulle disparità globali con arte, design e scienza

La Triennale Milano ospiterà la sua 24ma Esposizione Internazionale dal 13 maggio al 9 novembre 2025. Il titolo dell’esposizione di questa edizione è Inequalities e affronta il tema delle disuguaglianze. È così che per sei mesi, negli spazi del Palazzo dell’Arte, la Triennale Milano si trasforma in una piattaforma che intende interfacciarsi con un tema tanto attuale quanto critico.

Il presidente della Triennale di Milano, Stefano Boeri, ha così dichiarato: “Le esposizioni internazionali affrontano da sempre temi che riguardano la contemporaneità trattando, prima che diventassero argomenti dibattuti, di ricostruzione, ambiente, scuola, differenze e identità, il tutto attraverso lo sguardo delle discipline del progetto. Nei prossimi mesi ospiteremo gli sguardi di studiosi, progettisti, artisti, scienziati, che da tutto il mondo affronteranno il tema delle disuguaglianze con un atteggiamento propositivo”.

La Triennale intende così portare l’attenzione sulla geopolitica delle disuguaglianze inserendo anche due importanti novità. Verranno, infatti, inaugurate otto grandi mostre che accompagneranno il visitatore tra i diversi punti di vista fin dall’esterno; inoltre, quest’anno saranno coinvolti i principali atenei milanesi (Bicocca, Bocconi, Cattolica, Politecnico e Università degli Studi di Milano) con la partecipazione della Fondazione Ca’ Granda che, secondo Boeri, rappresentano “cinque straordinarie risorse di ossigeno di questa città”.

Il piano terra

Accanto alle 19 partecipazioni internazionali, sui due piani della Triennale, tutti i lavori sviluppati da curatele internazionali racconteranno il valore del diverso affrontando il tema senza pregiudizi. Il piano terra sarà dedicato alla geopolitica e si aprirà con la mostra curata da Nina Bassoli ed allestita da Abnormal dal titolo “Cities”. In una riflessione su ricchezza e povertà, società e comunità, ecologia e centri urbani, 42 città vengono raccontate da 35 autori tra architetti, artisti e pensatori in una riflessione verso nuovi modelli di comunità dal punto di vista progettuale e speculativo.

Sir Norman Foster, Premio Pritzker 1999, curando “Towards an Equal Future”, sposta l’attenzione sulla crisi abitativa nei contesti emergenziali, mostrando attraverso esempi concreti come l’architettura possa diventare un motore di cambiamento per le comunità, partendo dalle tecniche costruttive. Propone così i progetti di Foster + Partners sugli slums indiani e sugli insediamenti temporanei per gli sfollati attraverso video, immagini e due prototipi di rifugio in scala 1:1. 
Seble Woldeghiorghis, insieme a Damiano Gullì, Jermay Michael Gabriel e al Social Inclusion Lab della Bocconi, offrirà uno sguardo critico su Milano con  “Milano: paradossi e opportunità” raccontando una città dinamica e attrattiva, ma al tempo stesso attraversata da disuguaglianze crescenti. Hans Ulrich Obrist e la Serpentine Gallery riproporranno in una nuova edizione i celebri radiodrammi della BBC (1957-1964), dando voce a storie di emarginazione, salute mentale e disparità sociali.

Il primo piano

Beatriz Colomina e Mark Wigley, con la mostra “We the Bacteria: Notes Toward Biotic Architecture” sviluppato al primo piano, intendono raccontare la stretta relazione tra microbi ed esseri umani: difatti, le comunità batteriche ispirino nuovi modelli urbani, architettonici e sociali. Con Telmo Piovani, il percorso si sviluppa tra scienza ed emozione, interrogando il rapporto tra biodiversità, cambiamento climatico e salute ambientale attraverso installazioni immersive realizzate da Gisto con materiali organici.

L’invecchiamento, non solo come questione sanitaria ma come fenomeno sociale, è al centro di “Republic of Longevity”, il progetto di Nic Palmarini con Marco Sammicheli. L’intervento di Theaster Gates, invece, trasforma Casa Lana di Ettore Sottsass in un archivio dedicato alla ceramica giapponese di Tokoname, riflettendo sulla perdita e la riscoperta dei saperi artigianali. Attraverso la collezione Koide, l’artista indaga il valore dell’artigianato e del design come strumenti per superare le disuguaglianze.

Il Politecnico di Milano presenta un progetto che fonde ricerca e innovazione: in un lavoro congiunto tra i dipartimenti di design, ingegneria e architettura, l’esposizione analizza l’impatto dell’intelligenza artificiale sulle disuguaglianze di genere, offrendo un’esperienza personalizzata per ogni visitatore.

Nell’impluvium, Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa riportano alla luce una storia dimenticata di Milano, esponendo 40 ritratti dalla collezione della Fondazione Ca’ Granda. Un omaggio alla quadreria che, fin dal Quattrocento, celebrava i benefattori dell’ospedale in segno di riconoscenza per le loro donazioni.

I progetti speciali della Triennale Milano

Una serie di progetti speciali amplia il dibattito sulle disuguaglianze trasformando l’Esposizione in un laboratorio diffuso. Il programma Performing Arts – Inequalities affronta il tema attraverso il linguaggio del corpo e della scena, coinvolgendo artisti e compagnie di fama internazionale. I belgi Peeping Tom, maestri del teatro-danza onirico, presentano Chroniques, un’indagine sulla fluidità dell’identità. Muna Mussie, con Cinema Impero, rielabora la memoria storica, mentre Nelson Makengo restituisce la precarietà urbana di Kinshasa attraverso un documentario poetico.

Virgilio Sieni esplora il senso del tatto nella danza, mentre Chiara Bersani sfida i codici della danza classica con corpi non conformi, ridefinendo i canoni della presenza scenica. I Bee Awards celebreranno i progetti più significativi, mentre due pubblicazioni – il catalogo Electa e un’edizione speciale di Lotus – offriranno un approfondimento critico sulla mostra.

La città di Milano diventa un’estensione visiva e concettuale dell’Esposizione: la città si trasforma in una mappa dinamica in cui pattern grafici e dati emergono nello spazio urbano, intrecciandosi con l’architettura e la vita quotidiana. L’identità visiva, curata da Pentagram, si avvale del Fact Stencil di Giorgia Lupi per rendere tangibili le disuguaglianze attraverso visualizzazioni che prendono forma nelle strade, nelle piazze e alle fermate dei tram. Con Triennale on Tour, il tema si espande oltre il Palazzo dell’Arte: un veicolo itinerante attraversa gli otto municipi della città, portando laboratori, incontri e performance direttamente nei quartieri. Così, l’Esposizione supera i confini delle sue sale, trasformando Milano in un laboratorio aperto di osservazione e dialogo.

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