Prosciolti gli attivisti di Ultima Generazione che imbrattarono Cattelan

Erano finiti a processo dopo l'azione di protesta a gennaio 2023, ora la decisione del Tribunale di Milano di non presentare querela

I giudici hanno graziato gli ecoattivisti di Ultima Generazione che durante un’azione di protesta il 15 gennaio 2023 avevano imbrattato L.O.V.E., la scultura di Maurizio Cattelan anche nota come Il Dito. L’opera era collocata di fronte al Palazzo della Borsa in piazza Affari di Milano. Scegliere Maurizio Cattelan come bersaglio non è ovviamente stato un caso: l’artista ha fatto della provocazione la sua cifra stilistica, così come Ultima Generazione nelle sue protesta contro il cambiamento climatico.

Gli ambientalisti avevano lanciato vernice arancione lavabile contro la statua erano finiti a processo al tribunale meneghino. Ora, la giudice Maria Teresa Guadagnino ha deciso di non procedere per deturpamento di beni mobili per difetto di querela. «Ho timore per la reazione delle forze dell’ordine, ma quello che affronterò dal punto di vista legale è minuscolo rispetto a quello che affronteremo se non mitighiamo gli effetti della crisi climatica», aveva dichiarato uno degli attivisti protagonisti del gesto. 

Il Comune di Milano, che si era costituito parte civile chiedendo il risarcimento delle spese di pulizia, non aveva mai presentato una denuncia e da qui la decisione del giudice: la derubricazione del reato era stata proposta anche dall’avvocato difensore dei giovani Gilberto Pagani che ha ricordato la dichiarazione rilasciata dallo stesso Cattelan in merito all’accaduto. «Non esiste il reato contestato – ha detto il difensore -, nel senso che non c’è stato un imbrattamento dell’opera. È inusuale che l’artista possa dire ‘la mia opera non è stata rovinata, non mi sento offeso».

La storia di L.O.V.E.

Inaugurata temporaneamente il 24 settembre 2010 da Letizia Moratti in occasione di una mostra di Cattelan a Palazzo Reale, fu lo stesso artista a rendersi disponibile per la donazione dell’opera alla città. L’opera raffigura una mano con il dito medio alzato, mentre le restanti dita sono mozzate: l’irriverente gesti che ne scaturisce contrasta con lo stile classico e monumentale dell’opera che sembra così rivolgersi sia all’architettura razionalista di Palazzo Mezzanotte – tipica del ventennio fascista – sia al mondo della finanza. In questo senso, la scultura è stata spesso associata a temi d’inizio XXI secolo come la grande recessione e la protesta contro l’alta finanza, collegamento che l’artista non ha mai esplicitamente respinto.