Risvolti sul furto dell’opera America di Cattelan, la toilette d’oro mai ritrovata

Il furto durò meno di cinque minuti: il video mostra come i ladri abbiano eseguito il colpo con un piano studiato nei minimi dettagli

Il furto della toilette d’oro da 6,1 milioni di dollari dell’artista Maurizio Cattelan intitolata America dal Blenheim Palace, in Inghilterra, è stato ripreso in un video appena rivelato alla corte nel corso dell’atteso processo penale. Al momento del furto, avvenuto nel settembre 2019, l’installazione in oro massiccio a 18 carati faceva parte di una mostra ed era completamente collegata all’impianto idraulico del palazzo. La sua rimozione ha causato, infatti, gravi allagamenti e danni alla struttura. Ad oggi, gli esperti ritengono che i responsabili abbiano fatto a pezzi l’opera e l’abbiano venduta.

L’opera, valutata circa 4,8 milioni di sterline, aveva in precedenza fatto parte di un’esposizione al Guggenheim Museum di New York, dove era stata messa a disposizione del pubblico. Simbolica e provocatoria, America rappresentava una critica alle disuguaglianze sociali e al lusso sfrenato. Dopo il furto Maurizio Cattelan aveva così dichiarato al New York Times: “America era l’1 per cento per il 99 per cento, e spero che lo sia ancora. Voglio essere positivo e pensare che il furto sia una sorta di azione ispirata a Robin Hood. Vorrei che fosse uno scherzo, ma temo che non lo sia”.

Il furto dell’opera di Cattelan

Un gruppo di uomini ha rubato la toilette in meno di cinque minuti, introducendosi nel palazzo dopo aver sfondato i cancelli a bordo di due veicoli rubati, un camion Isuzu e una Volkswagen Golf. Il filmato diffuso riprende alcuni uomini vestiti di nero mentre trasportano parti della toilette verso un’auto blu parcheggiata. Una volta caricata la refurtiva nel bagagliaio, la vettura fugge a tutta velocità.

Il processo per tre delle cinque persone accusate della rapina è iniziato presso la Oxford Crown Court. Michael Jones, 39 anni, è accusato di furto con scasso e si è dichiarato non colpevole, mentre Fred Doe, 36 anni, e Bora Guccuk, 40 anni, sono imputati per associazione a delinquere finalizzata al trasferimento di oro di provenienza illecita (accusa che entrambi respingono). Un quarto uomo, James Sheen, 40 anni, si è già dichiarato colpevole di furto con scasso, associazione a delinquere e trasferimento di proprietà criminale. Le autorità non hanno reso pubblica l’identità del quinto sospettato.

Le indagini

Il procuratore della Corona, Julian Christopher, ha definito il furto un “raid audace”, eseguito con precisione e pianificazione dettagliata. Secondo l’accusa, Jones aveva visitato il palazzo due volte nelle settimane precedenti: una volta prima dell’installazione dell’opera e una seconda volta per scattare le foto della finestra e della serratura della porta del bagno. Christopher ha dichiarato che “non c’è dubbio che stesse effettuando una ricognizione per il furto con scasso che avrebbe avuto luogo quella notte”. Inoltre, due dei sospettati avrebbero utilizzato la parola “auto” come codice per riferirsi all’oro trafugato quando hanno cercato di mettersi in contatto con un gioielliere di Hatton Garden (quartiere londinese noto per la lavorazione di metalli preziosi).

Nonostante le indagini approfondite, gli investigatori non hanno mai ritrovato la toilette d’oro, ma le prove raccolte suggeriscono che i responsabili l’abbiano fusa e suddivisa in piccoli lingotti per la vendita. L’accusa ritiene che i ladri abbiano sfruttato le vulnerabilità del sistema di sicurezza di Blenheim Palace per eseguire il colpo con un’efficienza sorprendente. Durante il processo il procuratore Christopher ha sottolineato come il furto non rappresenti solo una perdita economica, ma anche un danno simbolico al mondo dell’arte. Il destino di America rimane un mistero e lascia spazio a ipotesi e congetture sulla sua possibile distruzione o eventuale recupero.

Il processo, che durerà circa quattro settimane, punta a ricostruire una delle più clamorose sparizioni d’arte degli ultimi anni.