Darren Almond e il riverbero dell’assenza

Tra la galleria Alfonso Artiaco di Napoli e il Museo Cappella Sansevero, il duplice percorso meditativo di Darren Almond sul ritorno ciclico degli eventi

Nella figura del Cristo velato di Giuseppe Sanmartino, virtuoso simulacro sospeso tra il compianto e la resurrezione, si riflette il tacito convegno dei RAGS di Darren Almond, in mostra tra le architetture barocche della Cappella Sansevero fino al 17 marzo 2025. «Ho applicato anche io una sorta di sudario, stendendo un velo di pittura e colore sulle tele di stracci» così racconta Almond, suggerendo una gestualità che trasforma il colore in tessuto e la tela in materia spirituale, dove la forma degli stracci, di cui si è fatta immagine, è rievocata nella somiglianza della pittura che si fa verbo e sostanza. Le luci della navata scandiscono i profili scultorei, ma trattengono in ombra queste tele, che osservano placidamente il protagonista di questo luogo. 

Songbirds and Willows, galleria Alfonso Artiaco, 22.01.25 – 08.03.25.

A pochi passi dal suggestivo concerto con la celebre scultura settecentesca, alla galleria Alfonso Artiaco di Napoli, Darren Almond ripropone in maniera dialogica altri lavori, in parte provenienti dalla stessa produzione, attraverso Songbirds and Willows. Le prime sale della mostra presentano opere nate dalle visite di Almond allo studio londinese di Lucian Freud, scomparso nel 2011. È nei residui della pratica artistica di Freud — gli stracci intrisi di colore — che Almond individua un linguaggio visivo essenziale e profondamente emotivo. Questi frammenti di una pratica quotidiana e disinvolta, riprodotti su grandi tele, si trasformano in paesaggi monumentali, dove luce e forma si fondono in una narrazione che oscilla tra presenza e assenza. Il canto dei Songbirds — così definiti dall’artista perché caratterizzati da colori che ricordano alcune specie di uccelli originari dell’isola britannica — si sporge oltre il delicato limes delle tele, incorniciate dalle sole architetture e poste in una relazione continua con lo spazio della galleria. Ed è proprio negli stracci “saturi di vissuto” che Darren Almond indaga il passaggio interstiziale tra la vita e la morte: un’energia che emerge nei brevi accenti di acrilico e si attenua nei toni più densi e terrosi. La reciprocità di ingerenze tra assenza e presenza, tra pieni e vuoti che si modificano gli uni con gli altri, racconta di questa mutevole frequenza emotiva.

 

Nella serie dei Willow Works, la ricorrenza ciclica tra esistenza e non-esistenza riemerge in maniera accecante attraverso il potere simbolico e ancestrale dello zero, metafora iconica dell’«eterno ritorno» — uno dei capisaldi del pensiero di Friedrich Nietzsche, secondo cui il corso degli eventi cosmici ritorna ripetutamente su di sé — e “segno gemello” del colossale serpente Ourobóros, che divora la propria coda e si rigenera continuamente. L’esoterica presenza di questo numero diventa una sottile interfaccia con il principio e la fine delle cose, che Almond nasconde tra sottili velature di oro, rame o palladio. Su questi metalli è sospesa l’incombente immagine dei rami di salice nelle diverse fasi della sua crescita tra le stagioni, rievocando il processo infinito della sua rinascita. La consistenza dell’acqua — a cui, peraltro, è strettamente legata la genealogia (e l’etimologia) del salice — è centrale in opere come Untitled (Willowbank) IV, non solo nella sua qualità cromatica, ma soprattutto nella sua (tenue, ma dinamica) consistenza materica, che si scioglie affilandosi al passaggio dei racemi. 

Il racconto di Songbirds and Willows RAGS, è un circuito fatto non solo di ritorni, ma soprattutto di interferenze reciproche, in cui nulla è immune alla vitalità dell’altro, né tantomeno alla propria — e, al contempo, collettiva — mortalità. 

Darren Almond, Songbirds and Willows 
fino all’8 marzo 2025
Alfonso Artiaco – Napoli
info: alfonsoartiaco.com

Darren Almond, RAGS
fino al 17 marzo 2025
Museo Cappella Sansevero – Napoli
info: museosansevero.it