La casa protagonista del film da Oscar La zona d’interesse è stata aperta al pubblico. Le premesse dell’iniziativa risiedono proprio nel film diretto da Jonathan Glazer e uscito nel 2023, perché la proprietaria, Grazyna Jurczak, una vedova polacca di 62 anni che ha vissuto in quegli spazi per più di quarant’anni con la sua famiglia, ha deciso di venderla all’organizzazione non governativa Counter Extremism Project nell’estate 2024. Da qui, l’apertura al pubblico in occasione dell’80° anniversario della liberazione da parte dell’Armata Rossa, il 27 gennaio 1945. Fra le ragioni che l’avevano spinta a vendere la casa adiacente ad Auschwitz, il fatto che sempre più visitatori del campo di concentramento si aggiravano intorno alla villa. A destarne l’interesse, proprio il film di Glazer.
La casa di Rudolf Höss ad Auschwitz
Dal 1941 al 1944 nella casa aveva vissuto la famiglia di Rudolf Höss, ufficiale nazista e comandante del campo, oltre che protagonista del film. Circoscritta agli spazi domestici, la pellicola rende la stessa villa un personaggio: raccontando in maniera documentaristica la quotidianità della famiglia Höss, La zona d’interesse mostra come lo sterminio messo in atto tra i confini del campo fosse opera di figure collocate in basso nella catena decisionale. In particolare, Höss è considerato tra i principali ideatori del piano di sterminio, ma la sua casa era rimasta inaccessibile perché acquistata dopo la guerra dalla famiglia del marito della signora Jurczak.
L’iniziativa del Counter Extremism Project
Emblema della “banalità del male”, la casa è stata acquistata dal Counter Extremism Project, che l’ha aperta al pubblico nell’ambito delle commemorazioni dell’80esimo anniversario della liberazione di Auschwitz. Ma non solo, perché l’organizzazione, in collaborazione con la direzione del museo di Auschwitz-Birkenau e di altre organizzazioni polacche coinvolte, intende anche trasformare gli spazi della casa e quelli di una proprietà adiacente in un Centro di ricerca sull’odio, l’estremismo e la radicalizzazione di Auschwitz. Oltre alle visite alla casa, le cui pareti esterne erano già protette dall’UNESCO, sarò quindi costruito un altro edificio parzialmente interrato nel giardino, i cui spazi ospiteranno una sala riunioni e una biblioteca.


Nell’intento di sottolineare l’ordinarietà di un luogo dal quale non si vedevano, ma si sentivano gli orrori provenienti dal campo, il progetto ha reso l’abitazione il più simile possibile a quella che era quando la occupava Höss. Infatti, sulla porta di un bagno c’è ancora un lucchetto in tedesco con la scritta “frei/besetzt”, ovvero libero/occupato, come riporta il New York Times, ma anche giornali dell’epoca e una tazza da tè decorata con il simbolo delle SS.





