A Roma ha aperto un nuovo hotel. Niente di nuovo verrebbe da dire, se non fosse che in questo caso si tratta di un’opera d’arte a tutti gli effetti, un esclusivo boutique resort urbano progettato dall’architetto di fama mondiale Zaha Hadid pochi anni prima della sua scomparsa, avvenuta nel 2016. Un albergo che ridefinisce il concetto di ospitalità di lusso, intrecciando passato e futuro con maestria, fondendo arte, architettura, design, gastronomia e benessere in una cornice senza tempo. Si tratta del nuovo hotel ROMEO Collection del gruppo Romeo, che ha scelto Roma, più precisamente la storica Via di Ripetta, a pochi passi da Piazza del Popolo, per la sua seconda apertura, dopo Napoli nel 2008. Sono stati necessari 10 anni di lavori e numerosi protocolli amministrativi per portare a termine questo ambizioso progetto che si sviluppa su quasi 10.000 mq, che ha unito tre edifici in cui sono presenti 74 camere, una SPA Sisley Paris, una palestra, un cortile interno con piscina, il ristorante Alain Ducasse Roma, un bistrot, un bar in cortile e una terrazza firmata Krug all’ultimo piano.

Nonostante la posizione centrale e caotica, l’ingresso al ROMEO Roma è un vero e proprio rifugio dal traffico cittadino. Una volta varcata la soglia, gli ospiti sono accolti in un’oasi di silenzio, rotto solo dal suono rilassante dell’ acqua che scorre nella fontana nel cortile interno, un elemento distintivo che caratterizza tutte le strutture del gruppo. L’acqua, infatti, non è solo un simbolo di continuità, ma svolge anche una funzione pratica, fungendo da filtro acustico contro il frastuono urbano e avvolge gli ospiti in una dimensione sonora armoniosa e unica, preludio a una sensazione di immediata tranquillità e relax. Questo elemento chiave, presente anche nella prossima apertura di Massa Lubrense (2025), rappresenta un tratto iconico del brand.
«Quello che fa la differenza in questo progetto è proprio la potenza e l’esclusività – afferma l’architetto Ivan Russo del gruppo Romeo – Questo albergo è nato prima per essere un oggetto funzionale, dopo tutto il resto. Siamo riusciti a creare, insieme con lo studio della Hadid, una circolarità di percorrenza che induce il cliente ad avere un’intuitiva percezione dello spazio, sia da un punto di vista proprio dei servizi che da un punto di vista della percezione della qualità. Questo fa si che gli ospiti possano godere di estrema privacy».
La struttura si distingue per un restauro straordinario che ha saputo preservare e valorizzare la storia e gli elementi originari del Palazzo Capponi, costruito nel 1540 e e che negli anni ha visto diversi utilizzi, mantenendo affreschi e strutture originali, integrandoli con un linguaggio architettonico contemporaneo e audace. Le geometrie fluide e futuristiche ideate da Zaha Hadid (uno degli ultimi progetti ideati dall’architetta iracheno – britannica) si fondono armoniosamente con gli ambienti storici, creando un equilibrio perfetto tra passato e innovazione.

Paola Cattarin, Zaha Hadid Architects, afferma che: «Abbiamo voluto dare vita a un viaggio architettonico nel tempo, dove la storia dialoga con la modernità attraverso la reinterpretazione di elementi classici. Un esempio significativo è l’approccio scelto con le volte romane, presenti in tutta la struttura e reinterpretate in chiave contemporanea. Ogni elemento parte da un principio di volta, intersecata o trasformata. Queste sono state trasformate in elementi dinamici che guidano il visitatore attraverso spazi di straordinaria complessità, come la SPA e la corte interna, ma che dialogano tra loro armoniosamente. Oppure le scale marmoree rinascimentali che sono state semplicemente restaurate e lasciate senza orpelli perché bellissime cosi. L’approccio architettonico è unico: ogni materiale è stato scelto per creare un perfetto equilibrio tra estetica e funzionalità. Per fare questo la maestria degli artigiani italiani è stata fondamentale: la loro capacità unica di comprendere e realizzare progetti complessi a permesso di realizzare quello che avevamo in mente».
Ogni ambiente dell’hotel ha una identità unica e specifica, ottenuta attraverso l’uso di materiali pregiati, come l’ebano Macassar, il marmo Nero Marquina e il marmo di Carrara, pietre laviche, ottoni e legni pregiati come la noce americana, e dettagli personalizzati come le testate dei letti o i camini, protuberanze scolpite come fossero tele di Lucio Fontana, i cui tagli svelano la profondità spaziale retrostante.

Le linee fluide e dinamiche, tipiche della firma di Hadid, si fondono armoniosamente con elementi storici come gli originali soffitti affrescati, presenti nelle camere del piano nobile, creando un ambiente in cui passato e presente convivono in perfetta armonia. «Abbiamo dato un carattere netto, cioè non fare finta che questi allestimenti fossero dello spazio antico – racconta l’archittetta Cattarin – Non lo sono. È una nuova vita, una nuova contemporaneità. C’è una distanza tra il muro di pietra dell’edificio esistente e questi nostri allestimenti. È l’antico che definisce lo spazio, noi abbiamo costruito un nuova pelle interna che consente di fare in questo spazio, grazie agli allestimenti, un viaggio nel tempo fino al ventunesimo secolo». Questo equilibrio tra tradizione e innovazione non si limita solo all’estetica, ma si estende anche alla sostenibilità, con l’uso di materiali eco-compatibili e tecniche all’avanguardia per minimizzare l’impatto ambientale.
Ma ROMEO Roma è molto più di un hotel: è un museo che ospita capolavori dell’arte contemporanea accanto a tesori archeologici, in un gioco di contrasti in cui il fil rouge è la memoria. Una collezione d’arte eterogenea, che spazia tra modernariato, arte moderna e antica, con influenze della transavanguardia italiana.
«Due sono i riferimenti utilizzati per la selezione delle opere d’arte – afferma l’architetto Ivan Russo – Da un lato c’è il panorama napoletano dell’arte nel mondo in cui l’avvocato, come nuovo mecenate, ha investito. Poi ci sono situazioni d’arte italiana molto radicate. Ogni opera è scelta perché i colori, le consistenze, i soggetti, raccontano qualcosa e se arrivano in questo spazio è perché hanno un senso. Qui c’è molto valore. Non sono pensate solo come decorazione, ma anche per interagire con gli spazi, come le pareti scolpite per accogliere i quadri e le installazioni».

L’arte, come il design, è parte integrante dell’esperienza ROMEO, trasformando ogni soggiorno in un viaggio culturale e sensoriale. Le opere presenti non solo decorano, ma raccontano storie che collegano il passato e il presente, immergendo gli ospiti in un mondo di bellezza e riflessione.
Già entrando nella reception ci si rende conto che si è all’interno di un opera d’arte: la luce filtra dai “petali metallici” in ottone, progettati da Zaha Hadid Architects, riflettendosi sulle pareti perimetrali in marmo Carrara C crea un effetto di bellezza e preziosità straniante. Un pittura di Mimmo Paladino, tra i protagonisti della Transavanguardia e del panorama artistico contemporaneo internazionale, parla con un linguaggio intenso ed intriso di primitivismo. I segni arcaici grafici neri su sfondo giallo, stimolano l’inconscio e dialogano con il blu della testa su fondo ora della tela dell’artista polacco Igor Mitoraj, in cui sono evidenti i richiami all’arte greca e a quella bizantina. In un angolo, collocato su di un leggio che riprende l’estetica dei desk progettati da Zaha Hadid Architects, un basso rilievo in bronzo di Arnaldo Pomodoro crea un dialogo con l’arredo, in cui ogni pezzo è un oggetto di design.
Nel cortile interno, o lobby, trasformato in una piazza urbana contemporanea, come anticipato l’acqua è protagonista, sia come elemento di design che come richiamo alla tradizione romana delle fontane. La scultura site-specific Schiuma Marina di Christian Leperino cattura l’essenza del movimento e della fluidità, creando un affascinante contrasto con le colonne rinascimentali. La scultura, realizzata in schiuma lavica simulata con alluminio e bronzo, è un’opera di grande impatto visivo, che serve anche a delimitare la vasca profonda, creando un’interazione tra arte e funzionalità.

Sulla parete opposta è posizionata una grande opera di Luca Pignatelli, protagonista della scena artistica internazionale, il quale si confronta con l’archetipo della bellezza del passato posta in dialogo con il presente, attraverso l’utilizzo di un telone ferro-viario – materiale industriale sul quale opera – donandogli in questo modo una “nuova vita”. I suoi lavori, come in questo caso, sintetizzano la tradizione e la modernità.
Spicca in questa area la testa in marmo di Livia Drusilla, moglie dell’imperatore Augusto, ritrovata durante i lavori di restauro. Questo reperto archeologico, che rappresenta il potere femminile dell’epoca, è stato integrato in un’esposizione permanente che si snoda tra le teche illuminate sotto la piscina e il percorso museale della SPA, creando una connessione unica con la storia millenaria di Roma.
Notevoli sono le opere iconiche di Mario Schifano, degli anni Settanta – Ottanta, che fanno parte della collezione Romeo e che, esplorando variazioni cromatiche, rappresentano una Roma onirica. Il colore e la forma sono usati per rompere la percezione tradizionale della città, come in Primavera del 1988, collocata nella lobby, con il suo azzurro dominante entra in dialogo del cielo romano che si intravede alla copertura architettonica in vetro dello spazio e rimanda al concetto di liberà e leggerezza.
Nell’area FMB (Food, Beverage & Meeting) a catturare subito l’attenzione, posto lateralmente l’eclettica cigar room, è una specie di trono chiamato sciuscià: un termine del dialetto napoletano che deriva dal termine anglosassone shoe-shine, ovvero lustrascarpe. Si deve al film drammatico del 1946 Sciuscià, del regista italiano Vittorio De Sica, la diffusione e la conoscenza di questo termine. Lo sciuscià è un modo per ricordare gli scugnizzi napoletani che nel dopoguerra vivevano, arrangiandosi, nei quartieri più poveri della città partenopea. L’oggetto ideato da Romeo Design è realizzato in ottone – come le vele di Zaha Hadid Architects della reception – e in legno.



Procedendo in questo spazio si incontrano diverse opere di artisti quali Marzilli, Gomez, Amelie Bouloch, Sassi, Roscio, Kaisermann, Camille Hilarie, Savelli, Asturi, Worms, il cui soggetto è Roma e le sue bellezze raccontate dagli occhi di chi l’ha percepisce in maniera atipica e l’ha vista con un’atmosfera differente. Si passa dall’arte classica a quella onirica-transavanguardista come nella tela di Roger Worms in cui Castel Sant’Angelo e il Quirinale sono reinterpretati con cromatismi accesi e spaesanti.
E poi Annibale Oste che in Testa Velata fa una reinterpretazione neoclassica della scultura: la plasticità della vetroresina della testa velata crea una simbiosi dinamica con il controsoffitto del progetto di Zaha Hadid, dove le singole doghe in legno si flettono progressivamente come le branchie di uno squalo da dove filtra la luce. Nella zona VIP del ristorante Il Cortile, è collocata Mergellina, una rappresentazione emblematica della bellezza del golfo della città partenopea realizzata da Giacinto Gigante. L’artista della Scuola di Posillipo riesce a rendere le onde acustiche del mare leggibili come fossero reali; la realtà della luce e il senso cromatico originale è sbalorditivo.
L’opera impreziosisce la zona veranda ed entra in dialogo con i tavoli in noce intarsiati con i kanji del calligrafo Maeda Kamari. La calligrafia diventa raffi- nata espressione artistica nella cultura giapponese attraverso l’arte Shodō (“via della scrittura”). Terra, Fuoco, Acqua, Aria, sono i quattro elementi interpretati dell’artista Maeda Kamari che caratterizzano i tavoli in noce di Romeo Design posizionati nella zona veranda del ristorante Il Cortile. Il termine “via” utilizzato in riferimento a questo tipo di arte – che implica una connessione tra mente, anima e corpo – lascia intendere che si tratta di un vero e proprio percorso che porta, con l’affinare della tecnica e dello stile, a un perfezionamento dell’individuo stesso. È il gioco di pieni e di vuoti, il fluire dei gesti e la continuità del ritmo a divenire forma.

Nel ristorante Alain Ducasse si trovano le opere di Francesco Clemente e Mimmo Jodice, come la fotografia da lui scattata a Napoli nel 1980, i cui protagonisti sono due delle icone dell’arte moderna: Andy Warhol e Joseph Beuys. La loro arte è stata spesso accomunata dalla comprensione dei mezzi di informazione moderni e dalla capacità di entrambi di trasformare oggetti di uso quotidiano in opere d’arte.
Negli spazi comuni, nei bagni e nella SPA le fotografie di Federico Cedroni dialogano con affreschi settecenteschi restaurati con cura. Ogni ambiente diventa così uno spazio immersivo dove l’arte e l’architettura si incontrano per creare un’esperienza sensoriale unica. L’approccio del gruppo Romeo non si limita all’aspetto estetico: ogni scelta, dalla selezione delle opere alla progettazione degli spazi, è pensata per creare un ambiente che sia più vicino a casa che a un hotel. L’avvocato Romeo, promotore del progetto, ha voluto che ogni dettaglio riflettesse la sua visione personale, una visione che intreccia passione, arte e innovazione, creando uno spazio che non è solo per soggiornare, ma per vivere un’esperienza unica, sensoriale e storica.


