Ruoterà intorno al mundus, come i romani chiamavano il buco al centro della città che Romolo aveva scavato e riempito di primizie sacrificali, la Festa dei vivi (che riflettono sulla morte) 2024, che si svolgerà quest’anno nel quadrante orientale del parco della Fondazione Lac o Le Mon. Sulla scorta del rituale romano che prevedeva la sospensione delle attività quando, proprio attraverso il mundus, i morti tornavano “sopra”, nei giorni che precedono il 2 novembre verranno realizzati proprio in questo ambiente naturale dei buchi nel terreno, scavati per disporre una serie di piantine.

Sorgerà infatti, davanti alla Casa Cafausica, un nuovo boschetto di circa mezzo ettaro di lecci, querce, carrubi, corbezzoli, e di erica, ginepro, lentisco e tamerice. Progetto collaborativo di Lu Cafausu a cura di Emilio Fantin, Luigi Negro, Giancarlo Norese, Cesare Pietroiusti e Luigi Presicce, che si svolge ogni anno in vari luoghi dal 2010, la Festa dei vivi è una riflessione sulla morte che quest’anno, come in altre ricorrenze dell’evento, prende spunto dal rapporto con la natura, custode dei tempi e dei ritmi cosmici, per collegarci alla forza vitale che anima la crescita dell’albero e della pianta, che si esaurisce e ritorna nel seme. L’iniziativa sarà quindi una riflessione per pensare noi stessi come un dema, destinati, dopo la fine della individualità biologica, a diventare albero, a partire da un buco scavato nel terreno.

La Festa dei vivi rappresenterà l’occasione per riflettere sulla nuova vita che la crescita degli alberi testimonia, attraverso il rito della piantumazione che implica lo scavo per l’inserimento della piantina e delle sue radici. Un buco che ospita un apparato rizomatico, crogiolo di possibilità e di accadimenti organici senza una struttura gerarchica, che segue un impulso vitale per generare il cotiledone e da questo lo stelo, tanto potente da vincere la forza gravitazionale.


