Il paleontologo trentino Massimo Bernardi è stato nominato nuovo Direttore del Muse, il Museo delle Scienze di Trento. La scelta è arrivata dopo sei mesi di selezione per sostituire lo storico direttore Michele Lanzinger, formalizzata con un provvedimento della Giunta provinciale a firma del presidente Maurizio Fugatti.

Bernardi ha espresso grande soddisfazione per la nomina: «È un onore ricevere la fiducia del Presidente Maurizio Fugatti, della Vicepresidente Francesca Gerosa e della Giunta Provinciale. Il Muse è composto da uno staff eccezionale, e il mio obiettivo è costruire insieme a loro questo nuovo percorso». Con un lavoro al Muse dal 2013, ha ricoperto diversi ruoli, tra cui quello di Conservatore per la Paleontologia e, più recentemente, di Direttore sostituto Ufficio Ricerca e Collezioni. Attualmente è docente universitario in Comunicazione scientifica alle Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.

La sua nomina è il risultato di un’ultima selezione che ha ridotto il numero dei candidati a quattro; a tutti era richiesta un’esperienza professionale con funzioni dirigenziali in amministrazioni o aziende pubbliche per almeno un quinquennio e un curriculum corredato da pubblicazioni scientifiche.


Bernardi, che ha ottenuto la valutazione «eccellente», si è laureato a Padova e ha ottenuto il dottorato di ricerca all’Università di Bristol. Nel corso della carriera ha lavorato anche in Tanzania, Etiopia e Panama.
L’architettura del MUSE – Museo delle Scienze
Il MUSE è il museo delle scienze di Trento. Si trova a sud dello storico palazzo delle Albere in un palazzo all’interno dell’omonimo quartiere residenziale, entrambi progettati da Renzo Piano. Tutti i piani dell’edificio, ad eccezione del secondo livello interrato, sono aperti al pubblico e ospitano sia esposizioni (mostre permanenti e temporanee) sia attività amministrative e di ricerca.
Il caratteristico profilo dello struttura ricorda l’andamento frastagliato delle montagne trentine, in particolare delle Dolomiti. L’interno è caratterizzato da un grande vuoto che collega tutti i piani del museo, nel quale sono sospesi animali tassidermizzati e lo scheletro originale e completo di una balenottera comune spiaggiata nel 1955 sulle coste di Livorno.


