Vivian Maier alla Reggia di Monza “con la macchina fotografica all’altezza del cuore”

Il racconto del quotidiano della fotografa franco-statunitense Vivian Maier è esposto al Belvedere della Reggia di Monza

Sarà visitabile fino a gennaio 2025 la mostra Unseen. Le foto mai viste di Vivian Maier, allestita al Belvedere della Reggia di Monza da Vertigo Syndrome, con la curatela di Anne Morin e la collaborazione di Chroma Photography.

La mostra propone circa duecento scatti (alcuni dei quali assolutamente inediti) realizzati tra gli anni ’50 e gli anni ’90 dalla fotografa franco-statunitense Vivian Maier (1926-2009) ed è arricchita da una postazione interattiva in cui il visitatore può indossare un visore e vivere un’esperienza immersiva, calandosi nei panni di uno street photographer.

Il percorso espositivo si apre con una sala introduttiva contenente una video-intervista alla curatrice e otto acquerelli che l’artista milanese Nicola Magrin (1978) ha realizzato in bianco e nero per rendere omaggio alla fotografa, emulandone lo stile fotografico. Questa prima sala costituisce una sorta di sintesi visiva della vita di Maier, segnata da ristrettezze economiche che le hanno impedito di dedicarsi esclusivamente all’arte fotografica e che l’hanno inevitabilmente costretta a dividersi tra essa il suo lavoro da bambinaia.

La mostra prosegue poi con varie sezioni tematiche che esplorano la ricerca fotografica di Maier, prevalentemente interessata al quotidiano e a tutte le sue sfaccettature, sempre colte con assoluta spontaneità. Genere predominante all’interno del suo corpus di scatti è sicuramente il ritratto fotografico: i soggetti sono persone sconosciute colte per strada all’improvviso, intente nelle loro azioni consuete e spesso senza che loro nemmeno se ne accorgano per non turbare la spontaneità dei loro gesti e la semplicità delle situazioni.

Al centro di questi scatti vi è poi sempre l’attenzione e il gusto per il dettaglio inconsueto che riesce a catturare l’attenzione di chi guarda (quello che, prendendo in prestito un termine coniato da Roland Barthes, potremmo definire punctum). Ecco allora che notiamo i capelli spettinati e ispidi (quasi un ciuffo di paglia) in testa a un anziano uomo che attraversa una strada di Chicago con una strana smorfia stampata in faccia, oppure il primo piano di un altro uomo colto di spalle (elemento ricorrente nella ritrattistica di Maier) abbigliato con maglione e pantaloni neri, sui quali spicca un piccolo strappo proprio all’altezza della cintura che lascia intravedere la biancheria; o ancora, il busto di una donna avvolto in un sobrio abito nero a fiori dalle cui pieghe fanno capolino degli occhialini pince-nez.

Questi sono solo pochi esempi di quella ricerca del dettaglio, del gesto intrigante, che porta la fotografa a cogliere l’attimo, bloccandolo con le sue macchine fotografiche (di cui sono esposti in mostra due esemplari: una Leica 35 mm e una Rolleiflex) ed estrapolandolo dal flusso della vita, in quello che la curatrice definisce un punto di incontro tra il “momento decisivo” tipico della fotografia francese (basti pensare a Henri Cartier-Bresson) e la componente più contemplativa della fotografia statunitense. Senza quei piccoli ma succosi dettagli (lo strappo nei pantaloni, i capelli ispidi, l’occhialino un po’ fuori moda) quelle fotografie avrebbero davvero su di noi lo stesso effetto?

Passeggiando tra gli scatti di Maier ci sembra davvero di assistere allo svolgersi di una narrazione: è il racconto dello scorrere della vita delle persone, per lo più anonime e sconosciute, che continuano però a dialogare con noi suggerendoci stati d’animo e sussurrandoci silenziosamente qualche piccolo particolare della loro ignota esistenza.

L’interesse di Vivian Maier nei confronti della dimensione narrativa è sottolineato anche dalle sue sperimentazioni che, a inizio anni ’60, si pongono a metà strada tra fotografia e cinema: in mostra sono infatti presenti, oltre a delle pellicole Super 8 di metà anni ’60, anche alcuni esemplari di sequenze cinetiche costituite da una giustapposizione di dodici fotogrammi, in modo da produrre delle specie di narrazioni visive nelle quali lo scorrere del tempo è suggerito dalla simultaneità con cui le immagini sono presentate allo spettatore.

La sperimentazione di Maier prosegue poi con la diffusione della fotografia a colori che arricchisce di nuovi risultati ottici e cromatici la sua caccia all’istante decisivo, al punctum. Libri dalla copertina rossa, cappellini rosa e un po’ pacchiani in testa a signore impellicciate, orologi da polso scintillanti sotto la luce del sole: tutto sembra improvvisamente diventare interessante negli scatti di Vivian Maier.

Attraverso le sue fotografie, Maier esprime il suo fascino per tutto quello che (solo apparentemente) sembra banale, prosaico, insignificante: in realtà ogni piccolo gesto o dettaglio attorno a lei contribuisce a costituire quel grande teatro del mondo in cui tutti noi siamo costantemente immersi. Dai bambini che giocano per strada, ai senzatetto che dormono sulle panchine dei parchi pubblici, dai giornali esposti nelle edicole alle vetrine dei negozi, Vivian Maier non cessa mai di catturare con il suo obiettivo qualsiasi cosa la circondi, compresa la sua stessa immagine.

Il percorso della mostra è infatti costellato di numerosi autoritratti fotografici (modalità di autorappresentazione che, come ricorda la curatrice, l’ha sempre affascinata molto): alcuni sono più convenzionali e catturano il suo riflesso nello specchio o nelle vetrine, mentre altri risultano più concettuali, poiché in essi la sua presenza è soltanto suggerita dalla sua ombra o semplicemente dal suo nome stampato in maiuscolo su una fattura da 145,77 dollari, appoggiata su una borsa di pelle.

Davvero gli autoritratti rappresentano emblematicamente la sintesi della vita di Vivian Maier: una vita minata dalle ristrettezze economiche ma sempre affrontata (come ricordato nel pannello introduttivo) con “la sua macchina fotografica all’altezza del cuore come un talismano”.

Unseen. Le foto mai viste di Vivian Maier
Dal 17 ottobre 2024 al 26 gennaio 2025
Belvedere, Reggia di Monza – Viale Brianza 1, 20900
info: vivianmaierunseen.com