TUTTOPLESSI: Fabrizio Plessi, un “guerriero tecnologico” tra videoarte e natura

Al Broletto di Como una mostra monografica dedicata al pioniere della videoinstallazione italiana per omaggiare la sua sessantennale carriera artistica

Sarà visitabile fino al prossimo 17 novembre la mostra TUTTOPLESSI curata da Paolo Bolpagni e Giovanni Berera, con il coordinamento scientifico di Ilaria Bignotti, al Palazzo del Broletto di Como, sede medievale del governo cittadino ora adibita a spazio espositivo, per il quale l’allestimento è stato appositamente pensato.

Promossa da Fondazione Como Arte ETS, la mostra si configura come un omaggio alla ormai sessantennale carriera di Fabrizio Plessi (Reggio Emilia, 1940), pioniere italiano della videoarte negli anni Settanta e artista riconosciuto a livello internazionale grazie alle sue partecipazioni alla Biennale di Venezia e a Documenta di Kassel, nonché grazie alla sua attività di docenza accademica in Germania (è infatti titolare della cattedra di Umanizzazione delle Tecnologie presso la Kunsthochschule di Colonia).

Nello spazio oscuro del Broletto, il visitatore è libero di aggirarsi tra i sei portali su cui scorrono senza soluzione di continuità immagini digitali amplificate dalla presenza delle “vasche”, lastre riflettenti collocate ai piedi di ciascun portale-schermo in modo da dilatare verticalmente lo spazio e dare l’impressione che le immagini fluiscano oltre i confini fisici del pavimento, talvolta sprofondando negli abissi talaltra emergendo da essi.

L’esposizione comasca TUTTOPLESSI riprende temi e soggetti peculiari della ricerca video-artistica di Plessi, tra cui in particolare il fascino per il senso di sublime suscitato dagli elementi naturali e alchemici che viene amplificato da una forte componente di immersività, generata dalla combinazione tra stimoli visivi (i flussi di immagini che scorrono con i loro colori e ritmi ipnotici sugli schermi) e sonori (il sottofondo che accompagna sempre le  videoinstallazioni creando un’atmosfera avvolgente e suggestiva).

Al centro delle opere di Plessi vi è ciò che lui stesso definisce “dialoghi impossibili” (come ricordato da Giovanni Berera nel suo contributo pubblicato all’interno del catalogo della mostra) tra dimensioni opposte ma che trovano un luogo liminale di contatto nei suoi portali: natura e tecnologia, finito e infinito, passato e presente, alchimia e arte.

Ecco allora che scroscianti cascate d’acqua lasciano il posto a una colata d’oro fuso (elemento alchemico che torna spesso nella produzione dell’artista, basti pensare all’installazione realizzata nell’estate del 2023 nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale a Milano dal titolo Plessi. Mariverticali, costituita da dodici barche-schermo attraversate da fiumi d’oro digitali), la quale a sua volta cede poi il passo a lingue di fuoco scoppiettante e a cieli cupi squarciati da fulmini.

Il sublime della natura, quell’ambivalente fascino per la sua bellezza ma anche (e forse in misura maggiore) per la sua terribilità, si rivela ancor più nelle colate laviche che emergono da crateri rocciosi e nelle esplosioni di fumo che Plessi fa prorompere da una celebre incisione tratta dalla serie delle Carceri di Giovanni Battista Piranesi (1720-78): ecco dunque che il luogo comunemente considerato più solido e inespugnabile (il carcere appunto) viene progressivamente invaso da una implacabile coltre di fumo.

Oro, acqua, fuoco, fumo, pietra: il visitatore rimane avvinto dalle immagini cangianti che vede fluire nei portali e che, riflesse nelle vasche, paiono proseguire fin giù nel ventre della terra.

La dimensione archetipica di questi elementi sembra poi essere amplificata anche dai loro stessi colori che, per una suggestiva coincidenza, sono colori primari: il rosso vivo del fuoco, il giallo brillante e prezioso dell’oro, il blu intenso dell’acqua, a cui si aggiungono il grigio-nero delle pietre e del fumo e il bianco quasi accecante dei fulmini. Come dalla combinazione di questi colori derivano tutte le altre tinte, così anche dall’interazione tra gli elementi trae origine la vita con il suo flusso incessante.

Artista, alchimista, umanista, “guerriero digitale” (secondo l’espressione di Ilaria Bignotti), Fabrizio Plessi indaga le possibilità offerte dalla tecnologia all’arte per riscoprire il nostro intrinseco e viscerale legame con la natura, in un processo che non si limita alla sola videoinstallazione ma che la precede con un accurato lavoro di progettazione che l’artista documenta costantemente con i suoi bozzetti, ovvero pagine e pagine di disegni accompagnati da annotazioni circa le dimensioni, i colori, i tempi di dissolvenza delle immagini digitali.

La mostra TUTTOPLESSI infatti esce dallo spazio limitato del Broletto e prosegue abbracciando la città di Como, dislocando i disegni di Plessi (riprodotti anche nel catalogo della mostra) presso il Teatro Sociale, il Museo Diocesano e la Pinacoteca Civica della città, in modo da rendere conto del processo di ideazione che, lungi dall’essere mera fase preliminare della creazione artistica, ne costituisce elemento integrante in un costante connubio tra medium tecnologico e disegno tradizionale.

Questo è Tuttoplessi.