La casa-studio di Jean Dubuffet è in vendita a Parigi

Costruita dagli architetti Auguste e Gustave Perret tra il 1927 e il 1928, la casa è stata inizialmente della pittrice Mela Muter che l’ha poi affittata a Jean Dubuffet

12, 5 milioni di euro: è questa la cifra con cui la casa parigina di Jean Dubuffet è stata messa sul mercato e ad occuparsi della vendita è la lussuosa agenzia Varenne. Era il 1945 e in una Parigi ancora ferita dalla guerra, l’artista prende in affitto uno studio in un vicolo del VI Arrondissement, tra Montparnasse e Saint-Germain-des-Prés: sarà sua dimora d’arte fino alla morte, nel 1985.

Con 280 metri quadrati e tre piani dove regna la luce, l’ex casa-laboratorio del padre dellArt Brut è articolata attorno a un patio centrale e una successione di vetrate. Tanti gli artisti ospitati fra le sue mura: Man Ray, Raymond Queneau e Robert Doisneau. Il luogo è fin da subito diventato per Dubuffet una fonte inesauribile di ispirazione. Nell’attuale sala da pranzo, si dedicava al disegno mentre è la camera da letto padronale a fungere da studio personale, riconoscibile grazie alle ampie vetrate attraverso le quali venivano fatte passare le tele.

La struttura a tre piani era stata completata nel 1928, appositamente creata come studio per la pittrice polacca post-impressionista Mela Muter. Ad averla progettata, Auguste Perret, uno dei primi architetti francesi ad abbracciare completamente il cemento armato.

In una lettera indirizzata proprio all’architetto Perret, il 2 agosto 1946, Jean Dubuffet descrive la sua gioia nell’occupare i locali: «Signore, da più di due anni affitto il padiglione che avete costruito per la signora Mela Muter. Nell’uso, intendo il vivere in questa casa (molto costantemente perché esco difficilmente), provo un piacere, dato dalle proporzioni e dalla disposizione architettonica di questi locali, che non si affievolisce (che anzi aumenta) e il mio pensiero molto mi rivolgo spesso all’architetto che l’ha progettato, con un forte sentimento di ammirazione e di riconoscimento che voglio condividere con voi (…) »