La strada, l’adattamento a fumetti dal romanzo di McCarthy

Un padre e un figlio in viaggio lungo le rovine di un mondo post-apocalittico fatto di ombre e cenere

“Dimentichiamo quello che dovremmo ricordare e ricordiamo quello che dovremmo dimenticare”. Così un padre al figlio mentre i due attraversano, con poco e nulla addosso, una terra arida e desolata, sfiancandosi lungo le rovine di un universo post-apocalittico senza passato né futuro. Un quadro desolante e desolato dove albergano luoghi inquieti, silenziosi e desolati. Che trasuda cenere, quella stessa polvere molto fine di colore grigio attaccata addosso come una seconda pelle. Che ti fa masticare e inghiottire tutto l’amaro. Neppure la fatica di provare a mandarla via. Così come adattarsi è oramai divenuto d’obbligo per la coppia in viaggio a piedi, in completa solitudine, destinazione l’oceano. Dove padre e figlio si supportano a vicenda e, letteralmente un passo dopo l’altro, combattono con le unghie e con i denti contro la fame che li attanaglia, il freddo a cingerli, le bande di cannibali e predoni disposte a portargli via quel poco che rimane loro. Già, perché la civiltà rappresenta ormai un lontano ricordo, e quella della sopravvivenza pare essere l’unica legge rimasta in vita. 

È complicato presentare (senza cadere nella retorica e nell’emotività) un volume così atteso sugli scaffali come l’adattamento a fumetti di La strada  dal romanzo dello scrittore statunitense Cormac McCarthy (classe 1993, scomparso lo scorso anno, oltre che sceneggiatore e drammaturgo è tra i quattro autori americani contemporanei più rilevanti insieme a Thomas Pynchon, Don De Lillo e Philip Roth) – edito in Italia da Coconino Press e Fandango. Scritto e disegnato da Manu Larcenet, con traduzione di Emanuelle Caillat, il graphic novel è un corposo volume (cartonato, 160 pagine in bianco e nero e a colori, 28 euro) di incredibile potenza visiva e narrativa, dove l’autore francese classe 1969 lavora per sottrazione, facendo leva su una sapiente cesellatura per sopprimere ogni informazione superflua. E rendere al lettore quanto conta davvero. Un’opera che sposa la nona arte prendendo il via da un capolavoro della letteratura di grande impatto: l’omonimo romanzo – pubblicato nel 2006, anno in cui ha vinto il James Tait Black Memorial Prize per la narrativa e il premio Pulitzer per la narrativa nel 2007 – magnifico e faticoso, che racconta di un uomo e un bambino, padre e figlio (“papà, noi siamo i buoni, vero?”), intenti spingere un carrello, pieno del poco che è rimasto (beni di prima necessità, coperte e una pistola con soli due colpi in canna), lungo un’impervia statale americana.

La fine del viaggio? Non è dato conoscerla. Sappiamo però che anni addietro l’intero mondo è stato spazzato via da un’apocalisse dalla quale è riemerso profondamente trasformato in un luogo buio, algido, popolato da bande di disperati. Non c’è storia. Non c’è domani. Ma proprio in tanta oscurità dove la speranza è flebile (“se i guai arrivano quando meno te lo aspetti, la cosa migliore è aspettarseli sempre”, dice il padre al giovane figlio. Entrambi scarnificati nell’animo e nel corpo, camminano a stento, completamente coperti e bardati) rimane soltanto il fuoco dell’amore a indicare loro la via – che è il simbolo dell’americanità (un mondo contraddistinto da oggetti vuoti, costruzioni fatiscenti, alimenti a lunga conservazione, dove una cola diventa la ricchezza da centellinare per custodire futura memoria del suo sapore) – da percorrere. Quasi a contare i passi, minuto dopo minuto, senza fermarsi a riflettere su quello che è stato o su ciò che sarà (“pensa bene a quello che metti nella tua testa, perché ci resterà per sempre”, è il consiglio paterno). 

Con testi e disegni di Larcenet – tra i fumettisti più influenti della scena della bande dessinée transalpina e uno dei più conosciuti a livello mondiale, nel 2019 ha pubblicato in Italia l’edizione integrale della serie Blast in un unico volume edito sempre da Coconino Press –, dal romanzo al fumetto, La strada (da cui è tratto il film The Road del 2009, diretto da John Hillcoat e interpretato da Viggo Mortensen e Kodi Smit-McPhee) è il resoconto disincantato del peggio (crudeltà, distruttività, egoismo) e del meglio (tenacia, amore, empatia) che l’essere umano può elargire. Un intenso racconto “di resistenza”. «Ho scoperto che se voglio trovare le parole per esprimere al meglio il caos che è dentro di me, dovrei definirlo bene. Ma, sfortunatamente, se lo definissi bene non sarebbe più il caos», ammette Larcenet. E (anche) nella sua declinazione a fumetti – dove le tavole di grande formato restituiscono al lettore tutta la maestosità dell’opera –, La strada di McCarthy non intende fare ordine. Piuttosto, raccontare con efficacia e profondità l’amore paterno di un uomo che tenta, fino all’ultimo respiro, di traghettare il figlio verso il domani.

Info: www.coconinopress.it

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