
L’artista che ha realizzato l’iconico manifesto Hope, Shepard Fairey, diventato un simbolo importante della campagna elettorale di Barack Obama nel 2008, ha creato un’opera d’arte simile per la candidatura presidenziale della vicepresidente Kamala Harris. Il nuovo poster, intitolato Forward, raffigura la candidata democratica in tonalità di blu, contrastate da un rossetto rosso. Harris indossa un orecchino e una collana di perle. «Non torneremo indietro, queste parole di Kamala Harris riassumono il momento in cui ci troviamo e, per non tornare indietro, dobbiamo andare AVANTI!», ha dichiarato Fairey in un comunicato stampa che annuncia il poster.
L’ENDORSEMENT DI SHEPARD FAIREY AI DEM E LA DELUSIONE PER OBAMA
Fairey ha anche offerto un endorsement alla Harris e al governatore del Minnesota Tim Walz, suo compagno di corsa, aggiungendo, come riporta The Art Newspaper: «sono la nostra migliore occasione per respingere il fascismo dilagante e le minacce alla democrazia, e la nostra migliore possibilità di creare il mondo che tutti desideriamo e meritiamo».

Anni dopo il manifesto Hope, Fairey ha detto che Obama non è stato all’altezza della sua promessa, dichiarando a Esquire nel 2015: “ci sono state molte cose su cui è sceso a compromessi che non mi sarei mai aspettato”. Alle elezioni successive, nonostante abbia definito Donald Trump “pericoloso”, Fairey non ha creato opere d’arte per la sua avversaria Hillary Clinton e nel 2016 ha dichiarato alla CNN di non trovare la Clinton “abbastanza stimolante” da illustrare.
Fairey ha poi disegnato tre manifesti di protesta contro Trump prima del suo insediamento. I manifesti, intitolati We the People, raffiguravano donne musulmane, latine e afroamericane. Sebbene Fairey non abbia creato opere d’arte per appoggiare Joe Biden nel 2020, l’artista ha collaborato con il gruppo di difesa del clima Greenpeace USA per la realizzazione di un poster che invitava Biden – a pochi giorni dall’inizio della sua presidenza – a mantenere le promesse fatte in campagna elettorale sul clima. Il manifesto, intitolato Which Future Will You Deliver?, presentava un disegno di Biden di fronte a due scenari: uno in cui il mondo è in fiamme a causa degli effetti dei combustibili fossili e l’altro che raffigura una Terra più pulita.
IL PASSATO DI SHEPARD FAIREY, IL SUO PASSATO
Shepard Fairey è nato nel 1970 a Charleston, in South Carolina. Appassionato di skate e di tutto quello che riguardava l’immaginario della cultura urban, lavorava come grafico nel famoso nel più famoso negozio di skateboard di tutta Providence. Nel 1989, ancora studente della Rhodes Island School of Design, ha avviato una campagna di oltre un milione di sticker con cui ha tappezzato tutte le strade di Providence, raffigurando il volto del wrestler francese André the Giant. La scelta del soggetto non aveva un significato particolare, ma l’obiettivo della sua campagna era di creare clamore mediatico e invitare più persone possibile a riflettere sul rapporto con l’ambiente urbano. Con quell’esperimento a tratti sociologico, Shaperd Fairey cominciò a lavorare sotto lo pseudonimo di OBEY.


IL SUCCESSO GRAZIE A “HOPE” E LA DENUNCIA PER VIOLAZIONE DI COPYRIGHT
Nel gennaio del 2008, Shepard Fairey iniziò a lavorare al progetto di un poster che sarebbe diventato l’immagine non ufficiale della campagna politica di Barack Obama durante le elezioni presidenziali dello stesso anno e, successivamente, grazie alla massificata diffusione, un prodotto di arte grafica globalmente riconosciuto. Nonostante tale artefatto grafico non fosse ufficialmente legato alla campagna del futuro presidente, il 22 febbraio dello stesso anno l’artista ricevette da Obama una lettera nella quale egli si dichiarava privilegiato di essere parte del suo lavoro artistico e fiero di avere il suo supporto.
L’immagine originale del poster, tuttavia, scattata da un fotografo dell’Associated Press nel 2006, è stata oggetto di una battaglia legale. È stato provato infatti che Fairey, accusato di violazione dei diritti d’autore, ha distrutto documenti e averne creato di falsi. Il processo si è chiuso nel 2012 con due anni di libertà vigilata per Fairey e 300 ore di servizi sociali.


