Silvia Rosi da Collezione Maramotti: un archivio di dis-integrazione

Rosi mette in scena con ironia un immaginario dell’idea di italianità, un album di famiglia abitato da corpi neri come luogo intimo del passato

“Disintegrata”, come sinonimo di non-integrazione e di non-inclusione. Il toccante errore linguistico della madre di Silvia Rosi, quando le fu chiesto come si trovasse in Italia dopo aver lasciato la sua terra d’origine in Africa, si rivelò una potente fonte d’ispirazione per l’artista. Questo fraintendimento linguistico generò un’interpretazione così ipnotica da evocare il vero senso del verbo “disintegrare”: rompere l’unità e la coesione, disorganizzare, disgregare.

E infatti, in occasione della XIX edizione del festival Fotografia Europea, dedicata al tema “La natura ama nascondersi”, la Collezione Maramotti ospita proprio Disintegrata, la prima mostra personale istituzionale italiana di Silvia Rosi. Venti nuove opere fotografiche, immagini in movimento e fotografie d’archivio raccolte in Emilia-Romagna tra il 2023 e il 2024, che compongono una mostra realizzata appositamente per la Collezione Maramotti, indiscutibile scrigno di Arte Contemporanea unicum in Italia.

Silvia Rosi, Disintegrata, exhibition view, Collezione Maramotti © Silvia Rosi. Photo Masiar Pasquali

Con il supporto di Mistura Allison, Theophilus Imani e Ifeoma Nneka Emelurumonye, Rosi ha raccolto centinaia di fotografie di album di famiglia, che documentano la vita quotidiana di donne e uomini africani arrivati in Italia prima del Duemila. Questo progetto pilota mira a creare una rete di cittadini afrodiscendenti in Italia e a formare un archivio delle loro diaspore, esplorando nuove forme di trasmissione della conoscenza visiva attraverso immagini quotidiane che trattano temi di identità, appartenenza e status sociale, sfidando spesso stereotipi ancora troppo comuni e diffusi. L’archivio visivo di queste comunità è ancora frammentato, ma la mostra di Rosi cerca di ricostruirlo, navigando tra la sfera privata e pubblica della fotografia.

Ispirata da artiste come Cindy Sherman e Gillian Wearing, e dai fotografi dell’Africa occidentale Seydou Keïta, Malik Sidibé e Samuel Fosso, Rosi utilizza l’autoritratto per esplorare le molteplici identità individuali, trasformando storie personali in racconti collettivi. 

I comodini di famiglia, un casco asciugacapelli, tessuti africani dai pattern geometrici, valigie, parrucche, gli abiti della madre sono alcuni degli accessori narranti inseriti nei set delle figure straordinarie incarnate dall’artista; tanto quanto, con intenzioni differenti, le automobili anni ’70, la natura collinare, le strade della città, i piccioni e le architetture di una piazza divengono comprimari a tratti inconsapevoli dell’autorappresentazione quotidiana.

In un percorso che si snoda attraverso svariati spazi creativi, dall’album di famiglia come luogo intimo di emergenza del passato al paesaggio abitato da corpi neri, la mostra esplora, restituisce e mette in scena, con umorismo, un immaginario dell’idea di “italianità” nel nostro territorio contemporaneo. 

Il legame tra Silvia Rosi e l’obiettivo è profondo, un legame che cattura istanti rubati a una frenetica quotidianità e che, a livello stilistico, è rappresentato dall’onnipresente cavo dell’autoscatto. Cavo che simboleggia una complicità autentica tra arte e artista.

Silvia Rosi, Disintegrata, exhibition view, Collezione Maramotti © Silvia Rosi. Photo Masiar Pasquali

La Collezione Maramotti è una collezione d’arte contemporanea privata che ha aperto al pubblico nel 2007, nella sede storica della società Max Mara, a Reggio Emilia. Consta di una significativa selezione di oltre duecento opere che rappresentano solo parte del patrimonio iconografico costituitosi in cinquant’anni di appassionato collezionismo. La raccolta si è sviluppata organicamente includendo soprattutto dipinti, ma anche sculture e installazioni, realizzati dal 1945 ad oggi. Oltre centoventi artisti sono rappresentati con opere significative che introducevano, all’epoca della loro realizzazione e acquisizione, elementi di sostanziale innovazione e sperimentazione nella ricerca artistica. Le opere del XXI secolo per la maggior parte non sono incluse nell’esposizione permanente: ad esse sono dedicate mostre tematiche negli spazi destinati alle esposizioni temporanee, spazi in cui, con continuità, vengono esposti anche i progetti commissionati ad artisti internazionali. Le opere prodotte divengono parte della Collezione, con l’obiettivo di fondere pratiche di acquisizione e apertura ad una loro fruizione pubblica.

Silvia Rosi, Disintegrata
fino al 28 luglio
Collezione Maramotti

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