Il femminismo di via Beato Angelico: ecco la storia della cooperativa di Accardi e Lonzi

Fondata a Roma ai tempi del femminismo separatista, la CBA era uno spazio per le artiste. Proviamo a ripercorrerne le vicende

Tra le creature del femminismo separatista degli anni Settanta in Italia c’è l’esperienza, seppur breve, della Cooperativa Beato Angelico, una realtà autogestita nel cuore di Roma che ha dato vita a una storia dell’arte alternativa. Chiaramente, tutta al femminile. Alle soglie della postmodernità, in un tempo che ha visto, con il crollo delle grandi narrazioni, l’emergere di quei soggetti esclusi dalla Storia, la galleria romana fondata nel 1976 nello spazio al piano terra di via Beato Angelico 18 raccoglieva i più diversi fermenti del femminismo di seconda ondata in Italia e, rispetto alla cronologia verticale maschile, proponeva una storia fatta di risonanze. A quasi cinquant’anni da questa esperienza, proviamo a ripercorrerne i fatti salienti.

Cooperativa Beato Angelico: le protagoniste

Carla Accardi, LeoNilde Carabba, Franca ChiabraAnna Maria ColucciNedda Guidi, Regina della Noce, Eva Menzio, Teresa MontemaggioriStephanie OurslerSuzanne Santoro e Silvia Truppi. Sono loro le otto artiste e tre critiche d’arte che nel 1976 hanno fondato la Cooperativa Beato Angelico (CBA). L’esperienza, pure se durata solo due anni (il gruppo si è sciolto nel 1978), ha raccolto le diverse posizioni del femminismo italiano post-bellico nel comune intento di esporre a rotazione le opere di artiste contemporanee e storiche.

In particolare, nella nuova realtà sono confluiti quei fermenti che nel 1970 avevano portato alla nascita di Rivolta Femminile, tra i primi gruppi femministi separatisti in Italia fondato da Carla Lonzi e Carla Accardi con altre artiste. Critica convinta che l’arte fosse ad appannaggio degli uomini la prima, artista affermata e aperta al mercato la seconda, Lonzi e Accardi incarnano posizioni diverse di un elemento diffuso che ha caratterizzato negli anni Settanta il rapporto tra le donne e le arti, e cioè la militanza. Un tratto, questo, che non è mancato nella CBA.

Sotto questo punto di vista, Marta Seravalli ha offerto nel suo studio Arte e femminismo a Roma negli anni Settanta un’immagine tripartita della scena artistica romana femminile. Nella Capitale erano infatti attive artiste che mettano in campo una pratica strettamente legata alla militanza, figure che partecipavano privatamente alla gruppi femministi, ma non trasferendone i valori nelle rispettive pratiche estetiche, e altre artiste che si svilupparono lontano dalle associazioni militanti. Con questo scenario, come ha ricordato Maria Bremer in Unexpected Artists. The Cooperativa Beato Angelico in the Context of 1970s Feminism, la CBA ha cambiato i rapporti tra il separatismo e il mondo dell’arte.

Una nuova storia nel segno del femminismo

Nella breve vita della CBA sono state realizzate nove mostre, e lo spazio è stato aperto nel segno di Artemisia Gentileschi. Una scelta programmatica, questa, sintomo dell’urgenza di riscrivere la storia, o di tracciarne una nuova. Presentando al pubblico Aurora (1627) della pittrice caravaggesca, emblema della riscoperta novecentesca delle donne creative escluse dalla Storia – si pensi ad Artemisia di Anna Banti -, la CBA dichiara in apertura il preciso intento di storicizzare la propria esperienza, di creare un canone, ma con ottiche e mezzi alternativi alla logica maschile dell’ordine verticale.

Sono i tempi di Sputiamo su Hegel. Tra le sue opere, da Autoritratto a Taci, anzi parla, Carla Lonzi ha posto le basi per una concezione diversa del tempo e della storia a partire dall’autocoscienza, una pratica che presuppone il “partire da sé”, inserita nell’ambito dei gruppi militanti femministi. Ma Lonzi lo applica anche alla storia, verso cui propone un approccio non lineare e orientato in base al sé. Di fronte a un passato scandito cronologicamente dai grandi nomi maschili, la CBA fa propria la proposta della critica con esposizioni e attività archivistiche, dando vita a una nuova Storia, costruita sulla base di risonanze.