Anni dopo l’ultima mostra collettiva, la Galleria Lia Rumma di Milano inaugura un nuovo progetto dal titolo Sistemi Semplici, in corso fino al 13 luglio, costruito sull’operato di Tomás Maldonado. L’artista, designer e teorico rappresenta il principio dell’esposizione, ideata dalla fondatrice e gallerista Lia Rumma e dal curatore Gigiotto Del Vecchio, che avvicina temporalmente e spazialmente i nove artisti coinvolti nel progetto: Enrico Castellani, Piero Dorazio, Donald Judd, Enzo Mari, Bruno Munari, e i più giovani Heimo Zobernig, Angela Bulloch, Daniel Pflumm.

L’intera mostra è un dialogo generazionale tra forme e segni che rivelano storie comuni e vissuti individuali, sempre guidati dal lavoro di Maldonado e dal suo linguaggio grafico. Ad unirli vi è «la comune volontà di permettere all’arte di superare la dimensione psichica e realistica, con un’attenzione rivolta al segno ed alla forma che diventano strumento unico di espressione». La mostra nasce dalle considerazioni di Maldonado sulla concezione razionale della forma, delle tinte, e delle loro derivazioni percettive. Queste considerazioni, spiegano i due ideatori, hanno portato l’arte ed il design verso un ragionamento sistemico, al fine di raggiungere un equilibrio tra scienza e progetto, tra teoria e pratica, servendosi della percezione umana e delle sue capacità di rielaborazione.

Da qui le ombre spesse di Bruno Munari, le linee robuste di Piero Dorazio e le luci spaziali di Angela Bulloch che costruiscono una sorta di camera oscura dove l’occhio impara a muoversi. Al contrario i lavori esposti di Enzo Mari volgono il discorso sulla “luminosità della forma”, soprattutto con l’opera Struttura 794 realizzata nel 1965 ed ancora adesso modello di riferimento per il light design contemporaneo. Piero Dorazio ed Enrico Castellani trattano dell’interrelazione spazio e forma. Il primo utilizzando una vasta selezione di tinture ad olio, il secondo seguendo la linea unidirezionale del monocolore. E poi Donald Judd, uno dei massimi dell’arte minimalista, che recupera la purezza formale insieme a Heimo Zobernigg. Quest’ultimo però si serve di un linguaggio puramente digitale, con la sua astrazione “televisiva” che guarda ai primi videogame. L’ultimo è Daniel Pflumm che chiude il dibattito artistico su forma e segno utilizzando dei lightbox “afasici”, che portano l’occhio del visitatore a perdersi volutamente nella continuità visiva digitale.

La mostra, così, non è solo uno spazio artistico dove tempo e spazio si incontrano, trattando del mutamento del concetto di “forma” dal 1950 ai 2000, ma una raccolta di opere che testimoniano la razionalità del gesto creativo. Lo stesso nome, Sistemi semplici, è un invito ad osservare con gli occhi della ragione l’arguzia che si cela dietro la spontaneità della forma, del segno e del movimento.

Sistemi semplici
fino al 13 luglio
Galleria Lia Rumma – Via Stilicone 19, Milano
info: www.liarumma.it


