Michelangelo, spunta un piccolo olio su tela del “Giudizio Universale”

Il prezioso capolavoro è una tela conservata a Ginevra. Si tratta dell'unico esempio di Michelangelo che testimonia l'utilizzo di questa tecnica

Una ricerca che dura da anni e che, come prevedibile, ha dato i suoi frutti: Michelangelo, maestro indiscusso del Rinascimento, ha realizzato un olio su tela. Oggetto di questa indagine è stato il Giudizio Universale di Ginevra, già conosciuto dalle fonti letterarie ma di cui da oltre un secolo si erano perse le tracce. A condurre l’accertamento, gli storici di arte rinascimentale Amel Olivares e monsignor José Manuel del Rio Carrasco. Secondo una accurata ricostruzione, la finissima tela su lino sarebbe stata un dono del Buonarroti al pittore Alessandro Allori, allievo del manierista Bronzino e pittore di Santa Maria Nuova a Firenze.

L’influsso dell’arte di Michelangelo – che Allori osservò a lungo durante un soggiorno romano di metà Cinquecento – è infatti particolarmente evidente nella pala d’altare collocata nella basilica fiorentina dell’Annunziata, precisamente nella cappella del Crocifisso e datata al 1560: una splendida sinossi del grande affresco della Sistina usato come impeccabile modello, tra l’imperioso gesto del Cristo giudice e nella parte bassa, l’ammasso corporeo dei morti che si risvegliano e lo sguardo che inevitabilmente cade sulla tipica figura michelangiolesca del dannato che con una mano, si copre il viso.

Dall’Archivio di Stato di Firenze proviene poi una dettagliata descrizione della preziosa tela, da un inventario risalente al 1792 e grazie al quale se ne apprendono i diversi passaggi di proprietà: ora si trova a Ginevra, custodita nel caveau di una banca svizzera. Altro vistoso particolare che rende indubbia l’attribuzione, è l’autoritratto presente nel dipinto del divin maestro. Si tratta di uno strabismo divergente manifestato negli occhi e che caratterizza altri capolavori del Bonarroti: dal David collocato davanti a Palazzo Vecchio e oggi all’Accademia delle Belle Arti, al Mosè di San Pietro in Vincoli. Una particolare esodeviazione che – assieme ad altre particolarità anatomiche – rende unica e distingue l’ineguagliabile attività artistica di Michelangelo.