No time no space: miart supera le geografie e le epoche

Si chiude la fiera milanese: un imprinting curatoriale che fa fatica ad emergere ma livello molto alto proposto dalle gallerie

Si è appena conclusa la XXVIII edizione di Miart, la Fiera Internazionale di Arte Moderna e Contemporanea di Milano, che si è svolta nell’intensissimo weekend tra venerdì 12 e domenica 14 aprile, in seguito all’anteprima VIP di giovedì 11.

La fiera, come di consueto, è stata organizzata da Fiera Milano presso gli spazi di Allianz MiCo in partnership con Gruppo Intesa Sanpaolo e ha coinvolto circa 180 gallerie italiane e internazionali che hanno presentato opere già note degli artisti da loro rappresentati ma anche nuove commissioni. A corollario della fiera, oltre ai premi e alle acquisizioni di opere (che andranno ad ampliare la collezione di Fondazione Fiera Milano, collocata presso la Palazzina degli Orafi), anche una fitta programmazione di eventi collaterali, in particolare il miartalks, dedicato all’arte, alla musica, all’architettura e al design, e svolto in collaborazione con Sturbucks Reserve™ Roastery Milano.

Il concept di Miart 2024, con la direzione artistica di Nicola Ricciardi, è No time no space. Non solo una teorica dichiarazione di intenti ma anche una concreta scelta curatoriale che ha portato Miart a colonizzare la città, fuori dalle sedi puramente istituzionali, e a espandersi nel tempo, proiettandosi verso la Milano Design Week (15-21 aprile) e la Biennale di Venezia che aprirà le sue porte sabato 20 aprile, “offrendo” così “un assaggio di quello che si potrà vedere in Biennale” come affermato da Galleria Lia Rumma che espone (oltre a nomi come William Kentridge, Marina Abramović, Vanessa Beecroft) l’artista egiziano Wael Shawky, presente anche a Venezia.

La programmazione della mostra prevede anche appuntamenti e proposte dislocate in spazi differenti da quelli della fiera, che invadono il capoluogo milanese e coinvolgono ambienti extra-artistici. È il caso, per esempio, del progetto cinematografico sviluppato da Miart in collaborazione con Careof (che ha messo a disposizione le opere filmiche d’artista del proprio archivio) e con il Comune di Milano dal titolo Comete. Avanguardie di un altro sistema solare, a cura di Marta Bianchi e Marta Cereda presso Anteo Palazzo del Cinema. La colonizzazione dello spazio cittadino è poi ancora più forte nell’installazione site specific Abbandonare il locale di David Horvitz che occupa, con la curatela dello stesso Nicola Ricciardi, il vecchio edificio di BiM presso il quartiere Bicocca, in un’ottica di riqualificazione urbana per mezzo dell’arte.

La volontà, per questa edizione della fiera, è stata dunque quella di allargare i confini spaziali e temporali, rispecchiando quella fluidità che è propria anche dell’epoca contemporanea, complici soprattutto i nuovi media e il loro dilagare in tutti gli ambiti della nostra vita quotidiana. Così, nel “villaggio globale” in cui viviamo (per prendere in prestito la celebre espressione di Marshal McLuhan), i confini geografici subiscono una totale riconfigurazione avvicinando a noi ciò che è lontano, e al contempo la tradizionale scansione lineare di passato, presente e futuro viene meno in un tempo sempre più circolare, simultaneo e fluido.

L’arte contemporanea intercetta queste rapide trasformazioni della società e se ne fa interprete analizzandole criticamente, come è possibile notare percorrendo le varie sezioni che costituiscono Miart. Ad accogliere lo spettatore al suo ingresso troviamo la prima delle quattro parti che costituiscono il percorso fieristico quest’anno, ovvero la sezione Emergent, la quale dà spazio a ventidue gallerie focalizzate principalmente su artisti emergenti e giovani. Tra queste, solo per fare qualche esempio, la norvegese Caravan presenta il giovane artista italiano Stefano Faoro con la sua opera Cabinet (2024), un armadietto per medicinali contenente immagini di treni notturni (intesi come non-luoghi, spazi di passaggio in cui la produttività della vita diurna cede il passo al sonno, al sogno), che riflette sulla condizione individuale nell’epoca contemporanea e sulle sue logiche economicistiche. Spazio e tempo subiscono una rielaborazione anche nell’arte di Julija Zaharijević, presentata dalla belgradese Eugster: Disillusioned, a copy (2024) gioca con la tradizione storico-artistica del trompe-l’oeil stampando su una semisfera un’immagine della cupola affrescata da Andrea del Pozzo presso la Jesuitenkirche di Vienna e realizzando una sorta di negativo della cupola stessa. 

Si passa poi alla sezione principale, Established, con gallerie che propongono opere dall’inizio del XX secolo sino agli anni più recenti e che avvolgono il visitatore in una satura lanx di passato e presente. Spostandosi da uno stand all’altro infatti si incontra la galleria fiorentina Tornabuoni che, come spiegato dalla gallerista, si rivolge “a collezionisti che amano il XX secolo” grazie alla sua ampia proposta di opere del ‘900, oppure la torinese Simondi che sceglie di portare tre artiste contemporanee interessate a temi politici e legate, ciascuna a proprio modo, al tema della fiera. Fatma Bucak (I do smell war, 2023) sembra ricordarci come la guerra sia una costante geografica e storica, al pari dei rapporti che si vengono a instaurare nello spazio pubblico tra culture e lingue diverse, come è accaduto per l’azione Stazioni realizzata da Emily Jacir nel 2009 a Venezia e documentata dalle stampe esposte da Simondi nel proprio stand. Inizialmente approvato dalle autorità della città, l’intervento artistico di Jacir, che prevedeva di affiancare i nomi delle fermate del vaporetto con le rispettive traduzioni in arabo, è stato poi bloccato senza dare ulteriori spiegazioni. Infine, Flaminia Veronesi sembra porsi al di fuori dei canonici concetti di tempo e spazio, con una rappresentazione della figura femminile mutante e fluida: svolgendo un discorso politico e femminista relativo alla condizione delle donne nella società contemporanea, l’artista di concentra in particolare sul cambiamento dei concetti di “madre” e di “maternità”, sempre più ampi e non più relegabili alla sola dimensione femminile.

La figura femminile è al centro anche di Windows (2022-24) di Anaïs Horn, presentata dalla galleria triestina MLZ Art Dep: una complessa installazione articolata in vari elementi (lampade, tappeti, stampe digitali tratte da un video e incorniciate da tende come fossero delle finestre) che sembra ricreare un vero e proprio salotto domestico e si rivolge, come specificato dal gallerista, “a un collezionismo non tanto domestico e d’arredo bensì a un collezionismo di ricerca, privato ma di alto profilo”.

Quello della soglia (che per Horn è costituita dalla finestra, la “window” che dà il titolo alla sua opera e che costituisce il punto di contatto tra dimensione pubblica e privata) è un altro tema centrale in questa edizione, come evidenziato anche dall’ultima (e inedita) sezione di Miart, dall’emblematico titolo Portal. Curata da Abashe Mirvali (curatrice indipendente con base a Los Angeles), viene definita nel sito della fiera una sezione “anacronistica”, termine che non va però inteso in accezione dispregiativa bensì nel suo senso strettamente etimologico: ἀνα, “contro” e χρόνος, “tempo”, cioè ciò che “va contro il tempo”. Dunque un’inversione, uno stravolgimento del tempo, che diventa commistione di epoche e dimensioni temporali differenti in occasione della fiera. In questa sezione, infatti, nove gallerie propongono stand monografici (citiamo a titolo d’esempio Maria Lai per la milanese Nuova Galleria Morone oppure Franco Mazzucchelli per la galleria berlinese ChertLüdde) dislocate all’interno dell’esposizione principale, concretizzando quella convivenza post-moderna di elementi eterogeni che caratterizza la nostra contemporaneità.

Il portale diviene così rappresentativo dell’intera fiera, inteso come elemento di contatto tra esperienze e realtà differenti: non separazione netta ma spazio liminale, passaggio. Questo tema sta anche alla base delle immagini oniriche e surreali, alla Magritte, appositamente create per la campagna visiva che Miart ha commissionato allo studio Cabinet Milano, in collaborazione con l’artista e regista Charlie Engman. Ecco allora che una porta emerge dai flutti mentre due delfini fanno capolino e un cervo ci spia dall’interno di quello che pare un ripostiglio pieno d’acqua: tutte soglie tra realtà e sogno, tra arte e natura, tra percezione e illusione.

Altro elemento nuovo, rispetto alle scorse edizioni, è costituito dalla sezione tematica Timescape, traducibile in italiano con l’espressione “panorama temporale”: si tratta della prima fase di un progetto espositivo triennale che proseguirà nelle prossime edizioni della fiera e che mira a proporre opere d’arte, oggetti e manufatti distanti tra loro nel tempo e nello spazio con delle vere e proprie incursioni di passato all’interno di una fiera tendenzialmente dedicata soprattutto al contemporaneo più recente. Miart 2024 inaugura dunque questo percorso dall’approccio fortemente trans-storico e trasversale con un affondo dedicato al primo Novecento, coinvolgendo sei realtà espositive tra cui la galleria milanese Bottegantica con il suo affondo sull’aeropittura o, ancora, Galleria Gomiero che si concentra sul rapporto tra ritratto e scultura portando opere di Medardo Rosso e Giacomo Manzù.

Non sempre è facile orientarsi nel labirinto di stand di Miart e l’eterogeneità delle opere presentate dalle gallerie può far girare la testa (così come alcuni prezzi, certamente non alla portata di tutti). Non sempre, infatti, il legame tra gli artisti portati dalle gallerie e l’imprinting curatoriale dato alla fiera risulta così immediato (non è il caso, naturalmente, delle opere qui citate) e la presenza di opere tanto distanti nel tempo può risultare a tratti un po’ dispersivo, soprattutto per il visitatore occasionale, non abituato alla giungla delle fiere d’arte.

Per il visitatore che ama invece questa giungla, No time no space è un’occasione imperdibile per fare il punto sul mercato dell’arte, non solo italiano ma anche internazionale, e – come augura Ricciardi nell’intervista rilasciata a Inside Art – per vagare e innamorarsi “di cose per lui inaspettate”.

Fino al 14 aprile 2024
Allianz MiCo, Padiglione 3
Viale Scarampo, Milano (20148)
miart.it