Le realtà (im)possibili di Pierre Huyghe in mostra a Punta della Dogana

Con la mostra "Liminal" Venezia ospita un importante nucleo di opere inedite affiancate a progetti di repertorio dell'artista francese

 photo Ola Rindal 

Lo spazio di Punta della Dogana apre le porte alla mostra Liminal in concomitanza con altre due esposizioni veneziane: Ensemble di Julie Mehretu a Palazzo Grassi e Edith Dekyndt con Song to the Siren al Teatrino della fondazione Pinault. Liminal rappresenta uno dei progetti più ambiziosi di Pierre Huyghe, concepito dallo stesso artista francese insieme alla curatrice Anne Stenne.

Il visitatore ha la fortuna di osservare, immergersi  e vivere un importante nucleo di opere inedite affiancate a lavori degli ultimi dieci anni alcuni dei quali provenienti proprio dalla Pinault Collection. La mostra, attiva fino al 24 novembre,  è stata realizzata in partenariato con il Leeum Museum of Art di Seul, dove sarà presentata nel febbraio 2025. Nato nel 1962 a Parigi, Huyghe vive e lavora a Santiago, Cile. Il suo lavoro è riconosciuto a livello internazionale ed è stato presentato nell’ambito di numerose esposizioni nel mondo. 

Pierre Huyghe, Camata, 2024, Courtesy the artist and Galerie Chantal Crousel, Marian Goodman Gallery, Hauser & Wirth, Esther Schipper, and TARO NASU

“L’unico vero pianeta alieno è la Terra” diceva lo scrittore sperimentale britannico J. G. Ballard e Huyghe si è sempre interrogato sul rapporto tra l’umano e il non umano dando vita ad opere che rappresentano delle finzioni speculative mostrando altre forme di possibili realtà. Queste nuove interpretazioni sono per lui “veicoli per accedere al possibile o all’impossibile, a ciò che potrebbe o non potrebbe essere”. Punta della Dogana si trasforma così in uno spazio dinamico, sensibile, vivo e in costante evoluzione.

L’esposizione si apre con l’opera omonima Liminal, una simulazione di un personaggio enigmatico dalla forma umana, spogliato di tutto, senza mondo, senza cervello e senza volto. L’ambito liminale è come una membrana sensibile e al tempo stesso uno spazio e una forma umana. Questa figura è un passaggio tra mondi che non si conoscono, tra la nostra realtà sensibile e un’entità inumana, ed è attraversata da forme nascenti di cognizione e sensazione, tra cui un organoide cerebrale che reagisce al dolore.

Per Pierre Huyghe, l’esposizione è un rituale imprevedibile, in cui si generano e coesistono nuove possibilità, senza gerarchia o determinismo. L’artista vuole rimettere in discussione la nostra percezione della realtà fino a diventare estranei a noi stessi, da una prospettiva altra. Un’ulteriore progetto che segue alla perfezione il diktat della mostra é Idiom lingua sconosciuta che si autogenera e si sviluppa in tempo reale. Una serie di elementi, alcuni non percepibili dall’essere umano, sono rilevati da sensori applicati alle maschere, indossate da individui muti. L’informazione viene convertita in specifici fonemi e sintassi, attraverso l’uso dell’apparato vocale umano. Progressivamente, si forma una piccola comunità, insieme all’entità senza corpo che parla attraverso le maschere. Un lingua non nostra che nasce da noi stessi ma che proviene da un’altra realtà, fuori da tutto. Gli abiti per l’opera Idiom sono stati realizzati in collaborazione con Bottega Veneta. La location è quasi del tutto immersa nel buio e solo piccole luci e suoni lontani ti accompagnano passo dopo passo alle sale successive.

Nel secondo spazio il film Human Mask del 2014 ci mostra uno scenario surreale è inquietante dove una scimmia che indossa una maschera umana, ripete, da sola, gli stessi gesti, come un automa, in un ristorante abbandonato nei dintorni di Fukushima, in Giappone. Il film si apre con le immagini di un drone che attraversa la città deserta, subito dopo il terremoto e la catastrofe nucleare del 2011. L’animale a volte sembra inerte, quasi in un’attesa infinita. Oscilla tra i comandi impartiti e l’istinto, tra il necessario e l’accidentale. In questo momento di sospensione all’indomani del disastro, Human Mask mostra un’immagine residuale della presenza umana, veicolata da un attore inconsapevole e unico mediatore, mettendo in discussione la maschera “umana” che tutti noi indossiamo.

Anche il mondo dell’acqua è presente come protagonista con un insieme di acquari che appaiono come un corpo diffranto e perso in uno spazio anonimo e da esplorare. Ognuno di essi è un ambiente popolato da entità diverse. Gli animali sono stati scelti in base alla ricorrenza del loro comportamento istintivo come un granchio eremita vive dentro una copia della Musa dormiente, celebre scultura di Constantin Brâncuși del 1910. Il granchio e la testa della musa simboleggiano l’ibridazione tra due specie: un essere non-umano e una rappresentazione umana. O ancora in Abyssal Plane del 2015, qui l’acquario trae il proprio nome da un primo progetto intitolato Abyssal Plane, Geometry of the Immortals, una piattaforma sottomarina concepita da Pierre Huyghe con diversi manufatti artistici e popolato dalla vita marina proveniente dalle profondità del mar di Marmara, nei pressi di Istanbul. È un luogo di autotrasformazione.

Untitled (Human Mask), 2014, Pinault Collection Courtesy of the artist; Hauser & Wirth, London; Anna Lena Films, Paris

“Da oltre vent’anni seguo con attenzione il lavoro di Pierre Huyghe – ha sottolineato François Pinault, Presidente di Palazzo Grassi e Punta della Dogana, singolare esploratore animato dal costante desiderio di superare i confini, quelli tra uomo e animale o tra uomo e macchina, per spingerli più avanti o annullarli, minando le nostre certezze in un perpetuo gioco di finzioni e mascheramenti – Per la Biennale Arte del 2024, ho voluto offrirgli la possibilità di celebrare il suo ritorno a Venezia dandogli carta bianca a Punta della Dogana, uno spazio ben più esteso e complesso del padiglione francese dei Giardini che aveva così magistralmente animato nel 2001”.