I musei britannici “restituiranno” al Ghana i tesori rubati

Il British Museum e il Victoria and Albert Museum restituiranno alla corte reale ghanese i tesori saccheggiati in epoca coloniale

Due musei di Londra, il British e il Victoria and Albert Museum, restituiranno alla corte reale Asantehene del Ghana ben 32 pezzi (15 del British e 17 del Victoria and Albert) tra oro e argento, sottratti dai colonizzatori bianchi al tesoro della corona dell’antico regno ghanese di Asantehene e quindi, in teoria, legittimamente del paese africano.

Tra gli oggetti spicca anche una spada, che non è probabilmente l’oggetto più prezioso ma è assai simbolica per il popolo africano: è la spada Mponponso, risalente a tre secoli fa e usata per le cerimonie di giuramento. Si tratta di oggetti razziati durante le guerre anglo-ashanti tra colonizzatori e colonizzati in piena epoca vittoriana, questi in particolare nel 1874.

C’è un però. La legge britannica vieta ad alcuni musei nazionali, tra cui proprio i due citati, di restituire definitivamente oggetti delle loro collezioni. Si procederà dunque in maniera formale con un accordo di prestito a lungo termine al Manhyia Palace Museum ghanese di Kumasi: in questo modo, seppur apparentemente, i gioielli possono tornare nelle loro collezioni. Tristram Hunt, direttore del Victoria and Albert Museum, ha precisato come questi accordi di prestito non sono affatto un modo per restituire la proprietà dei manufatti al Ghana, ma si tratta semplicemente di accordi legali triennali rinnovabili al termine della scadenza. Il “prestito a lungo termine” è in realtà una formula molto insolita, visto che impossibilita il paese africano a un ritorno di proprietà permanente.

La restituzione di tali gioielli al Ghana avviene nel contesto delle continue richieste da parte del governo greco sulla restituzione dei marmi del Partenone e non solo. Paesi Bassi, Belgio, Francia e Inghilterra sono continuamente pressati dai governi degli ex paesi colonizzati sulla politica della restituzione di opere d’arte.

Considerando che ancora una volta si tratta dell’eredità pesante di un paese coloniale, la riflessione sorge spontanea: fino a che punto è possibile decolonizzare un museo e riformularne la narrativa interna? Si può liberare un oggetto dalla sua storia?

La restituzione delle opere è ovviamente una questione complessa, che coinvolge diverse sfere politiche, giuridiche e storiche soprattutto. Sarebbe innanzitutto necessario e opportuno ripensare in maniera più critica a cosa veramente significa patrimonio culturale, considerando che alcuni importanti musei europei, di europeo non hanno proprio niente.