Profondo nero, Dylan Dog incontra Dario Argento

Il leggendario maestro dell’horror interpreta, nel proprio stile, le atmosfere dell’indagatore dell’incubo da Tiziano Sclavi

Il 2023 è stato un anno importante per Dario Argento. Dodici mesi ricchi di contaminazioni artistiche, che hanno visto alla Mole Antonelliana di Torino la prima grande esposizione dedicata al maestro del brivido nato a Roma nel 1940. Proprio allo stesso regista, sceneggiatore e produttore – a cui si devono capolavori della cinematografia horror come L’uccello dalle piume di cristallo (1970), Il gatto a nove code (1971), 4 mosche di velluto grigio (1971), Profondo rosso (1975), Suspiria (1977) ma potremmo continuare – i rapper Salmo e Noyz Narcos hanno pensato per la regia del corto speciale (da sussulti, letteralmente) legato all’uscita del joint album “Cvlt”.

«Quando creo tendo ad isolarmi, poiché in questo modo sono finalmente solo con me stesso, come fossi in una bolla. Mi piace in quelle occasioni essere chiuso al dialogo e convivere coi miei pensieri anche più terrificanti, così riesco ad instaurare un rapporto diretto con la mia creatività», ha affermato recentemente Argento. 

E chissà che abbia mutuato lo stesso approccio ai suoi film anche nel creare il soggetto di Profondo nero, storia di Dylan Dog (Sergio Bonelli editore) pubblicata originariamente nella serie regolare (n. 383, agosto 2018) e poi uscita nella veste di volume cartonato (ottobre 2018), che ora approda a una nuova versione, compresa di variant cover). Sceneggiato da Argento e da Stefano Piani (i due sono amici e collaborano da anni) e disegnato da Corrado Roi – a cui si deve anche l’evocativa immagine di copertina –, Profondo nero (128 pagine in bianco e nero, 21 euro) ha rappresentato, fin dal principio, un evento atteso da moltissimi: l’incontro tra Dylan Dog (personaggio amato da intellettuali del calibro di Umberto Eco e Giulio Giorello, con quest’ultimo che gli ha dedicato il saggio La filosofia di Dylan Dog e altri incubi) e Dario Argento. «Un racconto nero come la notte, nel quale il leggendario maestro dell’horror italiano interpreta le atmosfere del personaggio di Tiziano Sclavi secondo il suo stile onirico e profondamente inquietante», riporta la casa editrice sul proprio sito. 

E ancora: «Chi è Lais, la splendida e misteriosa modella di cui Dylan Dog si innamora all’inaugurazione di una mostra fotografica, e che sembra svanita nel nulla? Per seguire le sue tracce, l’indagatore dell’incubo si troverà a scavare in un sordido mistero, che lo condurrà di fronte a un’imprevedibile, orrenda verità. Che cos’ha a che vedere la vicenda della bellissima Lais, scomparsa nel nulla all’improvviso, con l’antica tradizione dei whipping boy, ragazzi cresciuti accanto a coetanei di nobile casata per essere puniti al loro posto quando questi ultimi trasgredivano le regole?».

Spetterà a Dylan Dog, dunque, l’arduo compito di indagare, guidato in questa storia dall’abile penna di Argento. Nell’introduzione di Profondo neroPiani parla del “teatro anatomico di Dario, Stefano e Corrado”, dunque dei protagonisti dietro le quinte all’opera. Spiegando che questo racconto dalle atmosfere gotiche, che si legge tutto d’un fiato, prende il via «dalla visione avuta da Dario, di questa bella donna con lunghi capelli neri e la schiena martoriata da cicatrici». Una figura femminile apparsa, al pari di tutti i personaggi del cineasta – definito da John Carpenter «uno dei miei registi preferiti» (ma ha ispirato tanti altri grandi nomi: da Quentin Tarantino a Brian De Palma a Sam Raimi) –, per reclamare una storia sensuale, romantica e perversa. Che sia stata soltanto immaginata o proprio sognata non è dato saperlo. 

Quindi, parlando del monumentale Roi – fumettista e illustratore classe 1958, è proprio con Dylan Dog che si sviluppa la parte più rilevante della sua carriera bonelliana, ma costituiscono importanti eccezioni la miniserie da lui stesso concepita UT e l’adattamento a fumetti dell’Apocalisse di Giovanni sceneggiata da Alfredo Castelli – non c’è alcuna esitazione da parte di Piani nel riconoscere che «sia io che Dario gli dobbiamo molto. È riuscito a dare forma compiuta alla nostra visione. Le tavole all’interno del teatro anatomico sono tra le più morbose e insieme eleganti che si siano mai viste su un albo targato Sergio Bonelli editore». 

Visceralmente innamorato dell’arte («il maestro è un grande appassionato di arte e la pittura compare non solo nel suo cinema, ma anche nei suoi racconti. Nel caso di Profondo rosso, come ricorderanno tutti, è proprio un quadro a fornire al protagonista la soluzione dell’enigma», scrive ancora Piani), Dario Argento scrive un racconti a fumetti cupo e misterioso, che gronda sangue e non fa sconti a nessuno. Come è ben circoscritto nella frase conclusiva del racconto, ispirata dal brano La città vecchia di Fabrizio De André: «Se non sono gigli, sono pur sempre figli, tutti quanti vittime di questo mondo».

Info: www.sergiobonelli.it