La filosofia di Dylan Dog: un’antologia postuma, affronta l’universo del fumetto

Scomparso nel 2020, Giorello affronta in un saggio pubblicato postumo da Mimesis, l'universo di Dylan Dog, tra il sogno e il grande incubo

Lo scorso 3 aprile Tiziano Sclavi ha spento 70 candeline. Un traguardo importante per lo scrittore e fumettista di Broni (Pavia), conosciuto in particolare per aver creato il personaggio dell’indagatore dell’incubo – ispirato, nelle fattezze, all’attore britannico Rupert Everett –, protagonista indiscusso di una delle serie a fumetti italiane (marchio Sergio Bonelli editore) tra le più longeve e amate di sempre. Nonché dibattute, intendiamoci. Oltre il fumetto in senso stretto, nel corso degli anni non sono mancate le pubblicazioni su questa figura imprescindibile della nona arte. Tra le più recenti – ma soprattutto interessanti e approfondite – merita una citazione d’onore La filosofia di Dylan Dog e altri incubi (Mimesis edizioni, collana Il caffè dei filosofi, 126 pagine, 12 euro), antologia postuma di Giulio Giorello, filosofo, matematico, storico della scienza ed epistemologo milanese, classe 1945, che ha offerto un contributo decisivo alla diffusione della filosofia analitica nel Belpaese. 

Scomparso nel 2020, già autore di La filosofia di Tex e altri saggi – ancora pubblicato dalla casa editrice nata come associazione culturale nel 1987, su iniziativa di Pierre Dalla Vigna – l’indimenticato «filosofo della scienza e della libertà», come è stato definito – torna ad affrontare uno degli universi che più lo appassionava: quello del fumetto. Stavolta al centro delle sue speculazioni filosofiche c’è, appunto, l’ex agente di Scotland Yard, alcolista disintossicatosi, vegetariano e animalista consapevole, che ha un passato misterioso avviluppato in una dimensione onirica e surreale. Non è accidentale che il sogno – o meglio ancora, l’incubo – e tutto ciò che pare valicare i confini della realtà sposano i suoi interessi personali e professionali. 

Un saggio tutt’altro che pedante, quello scritto da Giorello – laureato in filosofia nel 1968 e in matematica tre anni dopo, è stato docente di filosofia della scienza all’università degli studi di Milano – già a partire dall’immagine “pop” in copertina, dove campeggiano tutti (o quasi) gli elementi del detective privato che incassa 50 sterline al giorno più le spese per affrontare fantasmi, licantropi o vampiri: dal galeone agli scacchi, dagli artigli mostruosi ai pipistrelli. Nella prefazione, Pier Luigi Gaspa (di formazione biologo, opera in ambito editoriale dal 1987) sgombra il campo da qualsiasi, sterile equivoco: «Appare quasi inevitabile che gli interrogativi esistenziali del personaggio creato da Tiziano Sclavi abbiano colpito e attirato l’interesse di Giorello. Dylan Dog è di per sé un fumetto con una sua forma di filosofia». 

Eccolo, dunque, l’inquilino del civico n. 7 di Craven Road a Londra, che – insieme all’inseparabile Groucho (oltre a essere il miglior amico di Dylan, è di fatto il suo assistente, ma non ha moltissimo da fare e, se ne avesse l’opportunità, farebbe anche meno. Dilettandosi, soprattutto, in battute tipo questa: “Ma cosa gli fai tu alle donne per farle cadere tutte ai tuoi piedi? Lo sgambetto?”) – «lavora dentro le pieghe di una filosofia dalle formule un po’ scontate, ci gioca, le svuota e, una volta rigirate, le fa diventare nuove, interessanti e provocanti». Tra uno zombie e un lupo mannaro, ci si trova a sfogliare, immergendosi appieno nella lettura, pagine pregne di ironia e acume che pongono il lettore di fronte a interrogativi da sempre aderenti al pensare dell’essere umano; tematiche prettamente filosofiche come l’ironia («su cosa fa ironia Dylan Dog? Su questioni pericolose»), l’identità («una sorta di cappio che ci lega»), il sogno («pensiamo che questa sia la realtà e quell’altra sia il sogno, poi scopriamo che le due parti si sono scambiate i ruoli»), l’amore («in fondo, l’indagatore dell’incubo è un tipo fragile»), la scienza («sarebbe utile allargare il discorso sulla scienza anche agli altri fumetti della Bonelli»), l’origine («Dylan Dog si può considerare un’apologia dello straniero, ma il primo straniero siamo noi stessi»). 

Come riverbera Dylan in una delle sue innumerevoli e pericolose avventure (mentre scriviamo è in edicola l’albo mensile n. 439: L’invasione silenziosa): “È buffo: per spiegare i misteri ci sono sempre un sacco di ipotesi razionali. Così come ci sono sempre un sacco di ipotesi misteriose per spiegare la realtà”. Da parte sua, Giorello ritiene che l’eroe bonelliano inviti il lettore a fare a meno di un «senso a buon mercato» che troppo sovente blocca le ali dei nostri ragionamenti e pensieri, e a indagare – mai verbo fu più appropriato – quelle «zone del crepuscolo» (in rimando all’albo n. 7 del nostro: La zona del crepuscolo), in cui giorno e notte si fondono, i confini delle nostre sicurezze si assottigliano, la «luce della ragione viene meno». 

Un saggio, La filosofia di Dylan Dog e altri incubi (disponibile anche in digitale), che si legge in scioltezza, essendo scritto in maniera lineare e chiara (e sì che un intellettuale della caratura di Giorello avrebbe potuto permettersi tutt’altro, rispetto alla semplicità espositiva); per dimensioni, comodo anche da portarsi dietro, in borsa o nello zaino, magari da aprire e sfogliare durante un lungo viaggio in treno o una noiosa tratta in metro (fermo restando che, per gustarselo, il letto o il divano vanno più che bene). Nel prologo del libro, l’astrofisico Andrea Possenti ricorda che «Dylan ci insegna quel coraggio di non cedere alla paura, e neppure alla seduzione del potere che l’abisso stesso può generare». Ci insegna, insomma, il valore dello sbaglio nella crescita, che siamo fallibili, e possiamo essere fragili e impauriti. Come riporta la quarta di copertina: «Dylan Dog ci offre insieme il piacere della paura ma anche le note della tenerezza e del rimpianto: per tutto quello che abbiamo desiderato e non abbiamo ottenuto, per tutto quello che abbiamo sognato e non abbiamo realizzato, per tutto quello che abbiamo temuto prima di accorgerci che si trattava solo di illusione».

Info: www.mimesisedizioni.it