Jacovitti al Maxxi: 400 tavole e illustrazioni originali del celebre e geniale fumettista

Nell’ambito del centenario della nascita di Benito Jacovitti, nato a Termoli il 9 marzo 1923, il Maxxi – che anche a Natale prosegue nel solco delle mostre dedicate ai nomi di spicco del fumetto nazionale: da Altan a Zerocalcare – presenta al pubblico la monografica Jacovittissimevolmente: l’incontenibile arte dell’umorismo, a cura di Dino Aloi e Silvia Jacovitti con Giulia Ferracci. Dedicata all’universo creativo dell’autore molisano, geniale e irriverente allo stesso tempo, l’esposizione a Roma terminerà il 18 febbraio ed è parte integrante di un progetto più ampio che include la “gemella” Jacovittissimevolmente: tutte le follie di Jac presso il Macte di Termoli, con la curatela di Luca Raffaelli e visitabile fino al 24 febbraio.

A cominciare dal titolo che accomuna i due grandi eventi – una sorta di scioglilingua spiritoso, quasi impronunciabile – il visitatore viene letteralmente catapultato nel mondo jacovittiano, animato da personaggi fantastici e surreali. Per scoprire (o riscoprire) il profilo giocoso, irriverente e visionario del disegnatore e autore di fumetti scomparso a Roma nel 1977, capace di far riflettere mettendo il buonumore nonché, come ha scritto Vincenzo Mollica, «di trasformare la comicità in poesia».

Una galassia pop e coloratissima, quella scritta e disegnata da “Jac”, il cui esordio come autore risale al 1939, quando pubblica la sua prima vignetta sul settimanale satirico fiorentino Brivido, di cui le tavole introducono il percorso insieme alla serie “I tre re” (1941), incentrata sui massimi poteri politici del tempo: il papa, il re e Mussolini. Numeri alla mano, al Maxxi sono esposte circa 400 tavole e illustrazioni originali – insieme a una serie di giornali, albi e libri (anch’essi originali) – popolati da personaggi immortali, nati dall’instancabile matita di Jacovitti. Ulteriore nota curiosa è che l’allestimento – abitato da divertenti incursioni sonore – è ispirato ad Anticaglie (1960), una delle più note panoramiche inventate da Jac; tavole stipate di personaggi divenuti un suo marchio di produzione. Qui la panoramica fa da tappeto al centro, e guida il visitatore attraverso le differenti sezioni (cronologiche e tematiche insieme) presenti in rassegna. 

Dai già citati esordi alle prime storie stampate su Il vittorioso (1937-1970), conosciuto periodico dedicato alla bellezza della nona arte. E ancora, una serie di tavole di piccolo formato in cui l’abilità dell’autore nel disegnare si concilia con l’invenzione di storie dalle trame ampie, western e poliziesche, orientali ed esotiche (come Alì Babà, Le babbucce di Allah, Pippo in Africa, l’onorevole Tarzan). Le super affollate panoramiche, dense di centinaia di figure e di battute, personificazione del Belpaese di quegli anni, occupano poi un’intera area espositiva con tavole come “Arte moderna”, “Er gioco der pollo”, “Buon Natale dottò”.

Le pareti dello spazio centrale sono invece “conquistate” dai cento e oltre personaggi di Jacovitti (rilevante nome di riferimento per il fumetto del Novecento, è stato un uomo libero. Politicamente si definiva un anarchico del centro): Cocco Bill – ideato per “Il giorno dei ragazzi” nel 1957, è stato al centro dei Caroselli televisivi e pubblicitari –, ma anche Giacinto corsaro dipinto, Oreste il guastafeste, Joe Balordo, Battista l’ingenuo fascista, Zorry kid, Tom ficcanaso, Cip l’arcipoliziotto, Occhio di pollo, Pippo pertica e palla, la signora Carlomagno, Romero il torero, Gionni lupara, Microciccio spaccavento, Elviro il vampiro e parecchi altri eroi scanzonati. 

Tavole a colori intrise di impareggiabile umorismo, come quelle dell’ampia sezione dedicata al “Kamasultra” – goliardica pubblicazione del 1977, strambo manuale di posizioni erotiche acrobatiche realizzato con Marcello Marchesi – e alle seguenti tavole realizzate per la rivista Playman. Non possono mancare le tavole del Diario Vitt, il diario delle Edizioni Ave, oggetto di culto, ricco di vignette e illustrazioni, che ha accompagnato intere generazioni di studenti per oltre un trentennio (1949-1980). 

A seguire, Jacovittissimevolmente presenta una sezione dedicata agli anni in cui la matita dell’autore mai troppo schierato (Jac ha seguito piuttosto la sua personale indole e il suo modo di pensare il mondo) è prestata ad alcune campagne pubblicitarie e alle animazioni per Carosello. A chiudere c’è uno spazio di gioco pensato per i più piccoli dove sono esposte illustrazioni originali realizzate nel 1964 per Pinocchio, tra le opere più significative della carriera di Jacovitti (l’artista ha interpretato più volte la storia del burattino creato da Collodi), e una serie di tavole firmate dai più importanti fumettisti italiani e stranieri che, negli anni, hanno reso tributo al maestro (da Antan a Hugo Pratt a Sergio Zaniboni, ma potremmo continuare all’infinito).

Capace di inventare un linguaggio che non è stato scalfito dal tempo e abile nel mettere a punto uno stile distintivo e surreale, Jacovitti è ben ricordato dal curatore Aloi, secondo cui ancora oggi, grazie al vulcanico maestro del fumetto di casa nostra «riusciamo a ritrovare noi stessi, la parte migliore, quella divertente, che ci rammenta l’eterna fanciullezza a cui restiamo legati profondamente».

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