Se ne va a 89 anni un grande esponente della nostra storia artistica del passato, Giovanni Anselmo. Riconosciuto come uno dei più importanti artisti italiani a livello internazionale, Anselmo ha esordito nell’ambito dell’Arte povera nella seconda metà degli anni Sessanta, impegnandosi in una ricerca tesa a esaltare il dialogo costante fra visibile e invisibile.
Organico ed inorganico, naturale e tecnologico, caldo e freddo, leggerezza e pesantezza sono solo alcune delle coppie dialettiche sulle quali l’artista ha lavorato nel corso della sua carriera. I suoi materiali visibili sono elementi naturali e prodotti di origine industriale, spesso apparentemente umili; tra quelli invisibili i campi magnetici, la forza gravitazionale, lo spazio in cui ci si trova e in cui ci si orienta. La filosofia del lavoro dell’artista sta allora nel condurre lo spettatore ad una riflessione più profonda sulla reale identità delle materie. Dall’80 inizia a comparare la leggerezza dell’oltremare con l’immobilità della pietra, tema che vive in un ciclo di opere. L’idea dell’infinito e della possibilità di raggiungerlo sono temi che portano ancora oggi l’artista a rappresentare, attraverso il suo lavoro, le azioni di avvicinamento e di comunicazione tra realtà di segno opposto.


Le opere di Anselmo sono installazioni di materiali diversi, spesso opposti, in rapporto di equilibrio e di tensione; «i miei lavori – dice – sono veramente la fisicizzazione della forza di un’azione, dell’energia di una situazione o di un evento». In Torsione, del 1968, un panno di fustagno è mantenuto attorcigliato da una barra di ferro, il cui movimento è impedito dalla presenza della parete. In Senza titolo (Struttura che mangia) un cespo di lattuga è trattenuto tra due blocchi di granito; Respiro, del 1969, enuclea il fenomeno della dilatazione del metallo: due sbarre di ferro trattengono una spugna, che quando la temperatura si abbassa ed il metallo si restringe, “respira”. L’artista progetta molti cicli tematici, come la serie Particolare, di impronta concettuale, costituita da diapositive con la parola stessa proiettata negli spazi espositivi. In Grigi che si alleggeriscono verso oltremare e Verso oltremare, opere degli anni Ottanta, lavora con blocchi di granito e rettangoli di colore ad essi accostati.

Nel 1990 rappresenta l’Italia alla 44esima Biennale di Venezia e riceve il Leone d’Oro per la pittura. Nel 2016 riceve il Premio “Presidente della Repubblica” dell’Accademia Nazionale di San Luca. La sua prima mostra personale è del 1968 alla Galleria Sperone di Torino, seguita da numerose esposizioni in musei e istituzioni di tutto il mondo: Accademia Nazionale di San Luca, Roma (2019), Fondazione Querini Stampalia, Venezia (2017), Museo d’Arte Contemporanea – Castello di Rivoli, Torino (2016), Musée d’Art Moderne et Contemporain, Saint-Étienne (2015), Museumcultuur Strombeek, Gent (2014), Kunstmuseum Winterthur (2013), MAMBO, Bologna (2006), Museum Kurhaus Kleve (2004), The Renaissance Society, Chicago (1997), Musée d’Art Moderne et Contemporain, Nizza (1996), Centro Galego de Arte Contemporanea, Santiago de Compostela (1995), Centre d’Art Contemporain, Ginevra (1993), Palais des Beaux-Arts, Bruxelles (1990), Musée d’Art Contemporain, Lione e Galleria Civica d’Arte Moderna, Modena (1989), Musée d’Art Moderne de la Ville de Parigi (1885), Musée de Grenoble, Grenoble e Stedelijk Van Abbenmuseum, Eindhoven (1980), Kunsthalle, Basilea (1979), Kabinett für aktuelle Kunst, Brema (1975), Kunstmuseum, Lucerna (1973). Tra le rassegne internazionali: Biennale di Venezia (2007, 1990, 1986, 1980, 1978, 1972), Biennale di San Paolo (1994), Documenta VII (1982) e V (1972), Biennale di Sydney (1976) e Biennale di Istanbul (2015).


