L’Incontro di Marina Bindella e Roberto Piloni in una nuova mostra all’Istituto Nazionale di Studi Romani

Un dialogo avvincente tra due menti creative, quelle di Bindella e Piloni, in un percorso curato da Marco Rinaldi e Claudio Zambianchi

Nel cuore di Roma, l‘Istituto Nazionale di Studi Romani si veste di creatività e suggestione con la mostra Marina Bindella e Roberto Piloni: Una doppia moltitudine.

Curata da Marco Rinaldi e Claudio Zambianchi, questa esposizione, composta da 15 opere e 2 lavori site specific, va oltre il mero confronto artistico. È un dialogo avvincente tra due menti creative: Marina Bindella e Roberto Piloni. La loro fusione artistica non si limita alla forma delle opere, ma si tuffa nell’anima stessa della creazione. La luce, il connubio tra il tratto e il supporto, la danza cromatica tra il bianco della carta e il nero della traccia segnica sono i protagonisti di questa straordinaria esposizione.

Attraverso mezzi espressivi differenti, Bindella e Piloni portano avanti una ricerca costante, riflettendo sul ritmo, sulle ripetizioni e sulle variazioni. Partendo dal microcosmo dei segni, il loro lavoro si espande coinvolgendo l’intera immagine. Nelle alternanze di luce e ombra, nei processi di aggregazione e rarefazione delle loro opere si intravede la rappresentazione ironica e spesso nostalgica del mondo naturale.

La disposizione artistica lungo i tre ampi corridoi dell’Istituto lo spettatore è immerso in un’esperienza coinvolgente, osservando le opere dei due artisti affini e allo stesso tempo contrastanti. Opere su carta adornano tavoli e vetrine, aggiungendo strati alla narrazione visiva.

Inoltre, attraverso l’installazione “Sui bordi del tempo”, Marina Bindella trasforma le ante degli archivi dell’Istituto in una serie di 8 opere a tecnica mista su cartoncino ondulato. Questo fregio artistico riflette sul fluire del tempo e sulle trasformazioni che plasmano le tracce della storia, invitando i visitatori a immergersi nelle stratificazioni della memoria e del passato.

Parallelamente, con l’installazione “Partitura incompiuta per ombre minime”, Roberto Piloni crea un’enigmatica scenografia. Un grande rettangolo nero, composto da dieci file di schede musicali perforate. Illuminato con cura, rimanda a una visione a volo d’uccello di una città contemporanea. Quest’opera, attraverso la fusione di elementi musicali e immagini urbane, invita a una profonda riflessione sull’evoluzione delle realtà urbane.

L’esposizione non è solo una vetrina delle loro opere, ma una narrazione vivida e avvincente dell’arte contemporanea. L’interplay tra le installazioni site specific, le opere affini e quelle contrastanti offre ai visitatori un’esperienza che va oltre la contemplazione visiva, attingendo alle emozioni, ai pensieri e alla riflessione interiore.