Chiudono le sedi del Goethe-Institut in Italia ma l’istituto rassicura: “continuerà lo scambio culturale tra Italia e Germania”

Molte le mobilitazioni contro la chiusura delle sedi dell'istituto di cultura che con una nota spiega la necessità di questa manovra

Da Nord a Sud Italia, intellettuali, germanisti, cittadini e politici hanno espresso nelle scorse settimane una grande preoccupazione per la notizia della chiusura di alcune sedi del Goethe-Institut, tra cui Genova e Torino (che cesseranno le loro attività a gennaio), Trieste, prossima alla chiusura, e Napoli che non chiuderà i battenti ma verrà ridimensionata. Addirittura, dopo una petizione online che ha superato le 16mila firme, è in programma a Torino un flash mob alle 10.30 in piazza San Carlo per fermare la chiusura delle sedi dell’istituto culturale della Repubblica Federale Tedesca.

Si tratta di gesti di mobilitazione che fanno emergere quale sia stato in questi anni il ruolo fondamentale della storica realtà nel nostro territorio e che si inseriscono, tuttavia, in un piano decisionale più ampio di riassetto delle dinamiche internazionali dell’istituto di cultura e di un processo di trasformazione globale comunicato dal Consiglio Superiore del Goethe-Institut.

“Lo sfondo del riallineamento – precisa l’istituto in una dichiarazione ufficiale diffusa sul sito – è costituito dai profondi cambiamenti nelle condizioni quadro geostrategiche e finanziarie. L’obiettivo è potenziare la capacità operativa del Goethe-Institut nei suoi ambiti di azione, cultura, lingua tedesca e informazione, in tutto il mondo”.

Il Goethe-Institut, inoltre, nell’ambito di questo suo riallineamento strategico, rende noto l’intento di rafforzare a lungo termine il suo impegno nell’Europa centrale e orientale nel Caucaso, nel Pacifico meridionale e al centro degli Stati Uniti. Una manovra di crescita alla quale si è reso necessario associare una serie di tagli: “Queste decisioni – spiega l’istituto – che trovano fondamento anche nell’aumento dei costi, nel calo delle entrate e nella riduzione del sostegno finanziario governativo, hanno un forte impatto sul Goethe-Institut in Italia”.

Non si tratta dunque di un’operazione mirata contro l’italia e la Francia, dove pure saranno chiusi gli istituti di Bordeaux e Lille, ma della decisione di ridurre le sedi nei paesi in cui c’è una concentrazione più densa di istituti, pur garantendo una copertura da Nord a Sud equilibrata nelle rispettive nazioni. “Le attività innovative in partenariato – rassicura il Goethe-Institut – continueranno a promuovere lo scambio culturale tra l’Italia e la Germania. In stretta collaborazione con i suoi partner italiani e tedeschi, il lavoro del Goethe-Institut Italia continuerà a sostenere la promozione dell’apprendimento e dell’insegnamento della lingua tedesca, il chiaro impegno per un’Europa unita, la valorizzazione della democrazia, della diversità, della sostenibilità e della giustizia sociale; continuerà inoltre a favorire l’incontro tra le generazioni e a garantire con risorse sufficienti la vitalità di uno scambio culturale”.