Michelangelo Pistoletto chiede la liberazione del responsabile del rogo della Venere degli Stracci

Un atto che è diventato simbolo di riscatto. Per l'artista non ci sono dubbi, il responsabile del rogo della Venere non va criminalizzato

Ormai la storia è ben nota al grande pubblico. La Venere degli Stracci formato XL, realizzata da Michelangelo Pistoletto a Napoli, è stata a luglio incendiata in piazza Municipio e, qualche giorno dopo, è stato individuato il responsabile, un 32enne senza fissa dimora affetto da neuro-divergenza originario di Casalnuovo.

Venere

Ora che Simone Isaia (questo il nome del giovane) si trova in carcere Michelangelo Pistoletto chiede in un’intervista che venga rilasciato. Per l’artista si è trattato infatti di “Un atto inconsapevole che è diventato un atto di riscatto – e aggiunge – Non lo giustifico, sia chiaro. Ma ritengo che si sia sentito, in un modo forte, di dire la sua. Ma ci fa prendere atto dei problemi di una parte della società, quella disgregata che vive ai bordi del ristretto benessere. L’arte allora può essere la cura”.

L’opera originale, divenuta tra i simboli più comuni dell’arte povera, è stata realizzata nel 1967. Si tratta di una scultura dalle forme neoclassiche, ispirata allo scultore danese Bertel Thorvaldsen, una Venere, posizionata di spalle rispetto agli spettatori. Di fronte a lei si erge un cumulo di vestiti accatastati, degli stracci, a simboleggiare il potere della storia e della bellezza, che può rigenerare ciò che ha intorno e dare nuova dignità agli oggetti, alla società.

Venere

Qualcosa però nel caso della riproduzione napoletana è andato storto. Molte sono state le critiche alla Venere, ritenuta sproporzionata rispetto agli stracci, fuori scala rispetto al resto del contesto, inadatta a rappresentare il suo messaggio e divenuta quasi caricatura di se stessa. E infine l’epilogo, quel rogo inspiegabile, senza attinenza con le ragioni dell’opera, senza odio verso l’arte, divenuto però per alcuni il simbolo di un fallimento, e per l’artista stesso un gesto attuale, un’azione con un profondo valore sociale.

“Questa persona – ha spiegato Pistoletto – non è soltanto un malato, ma mostra la malattia sociale con cui conviviamo. I governi si stanno battendo per permettere alle persone di sopravvivere. E la cultura, che nasce dall’arte, può aiutare questo cambiamento”.

Insomma, l’atto vandalico non è giustificabile in nessun caso e per nessuna ragione ma l’avvenimento ha offerto senz’altro buoni spunti di riflessione per analizzare ciò che è successo e per interrogarsi sul perché quest’opera, sin dall’inizio della sua costruzione, non è stata in grado di dialogare armonicamente con il suo pubblico principale, i cittadini.

Senza dubbio, per gli addetti ai lavori, la Venere degli Stracci si lega a un immaginario del passato immediatamente decodificabile. La stessa cosa non si può dire forse della gente comune e di chi l’avrebbe dovuta avere davanti tutti i giorni passando da piazza Municipio. E in fin dei conti l’arte pubblica non è fatta proprio per parlare a queste persone?